Il parere di uno sciovinista qualunque

Dunque il genio Marchionne è morto. Purtroppo per lui, purtroppo per la sua famiglia, purtroppo per chi ancora crede nella bontà del prodotto italiano e un prodotto italiano si vuol mettere nel garage.

In questi giorni abbiamo assistito alla santificazione dell’operato dell’ex n° 1 di FCA, ma non è stato detto tutto.

Forse perchè quando una persona muore si tende a ricordarne solo le azioni positive.
Ma il nostro punto della situazione su FCA è diverso da quello scritto sui giornali, ed è il seguente. (Scriviamo quanto segue nella speranza che qualcuno in FCA lo legga e ci ragioni sopra).

Un paio di mesi fa – forse meno – come da noi puntualmente riportato su questo blog, FCA (cioè Marchionne), ha centrato l’obiettivo inizialmente ritenuto impossibile di azzerare il debito, tanto che, per l’occasione, all’assemblea degli azionisti il buon Sergio si mise la cravatta per la prima ed ultima volta.

Ma, e qui c’è il ma, per raggiungere questo incredibile traguardo, negli ultimi anni il gruppo ha diminuito gli investimenti sui nuovi modelli, addirittura dismettendo totalmente segmenti non remunerativi, regalandoli alla concorrenza.
Si è dato al macero un marchio glorioso come Lancia, che oggi vive su di un unico, vecchio e striminzito modello, la Y.
Si è lasciato che modelli importanti rimanessero troppi anni a listino senza venire sostituti.

E’ il caso di Alfa Romeo Giulietta, in listino da troppi anni.
Alfa Mito uscirà di produzione a Mirafiori il mese prossimo e non vi è una sostituta, se non le dichiarazioni dello scomparso A.D. Che sulla linea avrebbe avuto intenzione di implementare il piccolo SUV Maserati, basato su meccanica Stelvio, a sua volta prodotta a Cassino.

Basta dare un’occhiata ai listini per comprendere come FCA sia povera di modelli e come la sua offerta sia ormai obsoleta:

Alfa Romeo:

Mito: cessata produzione dopo essere stata a listino circa 10 lunghi anni.

Giulietta: a fine vita dopo oltre 8 anni di carriera basata su di un pianale che nelle altre due declinazioni è fuori produzione da anni (Bravo e Delta).

4C: non classificata. Ne sono state vendute 4 di numero in tutto il mondo

Giulia: l’auto della svolta ma già in calo di vendite in quanto tre volumi. Cara rispetto alla concorrenza da cui è stata mutuata.
Stelvio, un successo. L’unica auto che in questo momento Alfa Romeo venda nel mondo e soprattutto in Italia. Ma, un solo modello, non basta a dare il giusto lustro ad un marchio storico quale Alfa Romeo. Servono subito nuovi modelli. Come un SUV più grande della Stelvio ed uno più piccolo. Quando arriveranno?

Lancia:
R.i.p.

Fiat
il listino Fiat, se paragonato a quelli della concorrenza tedesca o giapponese, stupisce per povertà di modelli.

La Punto è a fine produzione, come la Mito, due auto basate sullo stesso pianale.
Panda: ottima vetturetta prodotta a Pomigliano (ex Alfa sud), ma di scarsa remuneratività.
La 500L, prodotta in Serbia, comincia a sentire il peso del tempo e non ha mai entusiasmato.

La 500X si vende bene ed è prodotta insieme alla Jeep Renegade a Melfi.

La Tipo è prodotta in Turchia e non ci pare riscuota molto successo.

La 500 classica, grande successo prodotto in Polonia, l’auto della svolta e del rilancio ideata da Lapo Elkman, è a listino ormai da quasi 10 anni ma continua a vendere bene. Nulla si sa sul modello che sarà chiamato a sostituirla. Ma è solo una due porte. Servirebbe anche una versione più spaziosa.

Fine. Il listino Fiat (eccettuata la spider 124 che vende pochissimo), è tutto qui.

Provate a sfogliare il listino AUDI, o BMW o Mercedes di Quattroruote e Vi renderete conto di quanto carente sia l’offerta Fiat in questo momento.

Ferrari:
Chi può permettersi una Ferrari?
E’ il fiore all’occhiello del gruppo ma per noi era e resta un’auto per ricchi e solo per quelli. (Probabilmente il fatturato del brand Ferrari è dovuto anche ai gadget legati al marchio, visto che, di Ferrari, almeno sulle strade italiane, se ne vedono ben poche).

Maserati:
La grande incompiuta di Marchionne.

Il marchio che avrebbe dovuto prendere il posto della Lancia e fare concorrenza ad Audi, Bmw e Mercedes.
La Levante non vende abbastanza, (nonostante i 3 turni di produzione a Mirafiori, ove se ne producono un paio di centinaia al giorno).
La cilindrata è eccessiva, manca un modello plug-in, e eccessivo è il superbollo che deve pagare, voluto da quel professore di cui non ricordiamo il nome, che in pochi mesi di governo riuscì a fare dei danni incredibili di cui ancora oggi l’intera italia sta pagando dazio.
Per completare il rilancio del marchio serve subito il clone della Stelvio, da produrre a Cassino o a Mirafiori. Non c’è tempo. Va fatta subito.

Jeep:
Un successo planetario. La vera fucina di utili di FCA. In USA, in Italia e nel mondo. Jeep era e resta il capolavoro del grande Marchionne. E non è un caso che Manley, che ne ha preso il posto, provenga proprio da lì.

Renegade, nel particolare, di cui siamo possessori, è un’auto prodotta in Italia e di qualità ottima.
Come ottimo ne è il prezzo, a dimostrazione che produrre automobili in Italia ha ancora un senso anche se i diesel FCA, i migliori del mondo, stanno per essere messi alla berlina per motivi politici che fatichiamo a comprendere.

Come vedete, cari lettori, non c’è tempo da perdere. Urgono decisioni importanti e immediate.
Serve una nuova politica di investimenti o, in alternativa, ora che i debiti sono stati azzerati, la vendita di tutto il gruppo o, almeno, del marchio Lancia.
Alternative, non ne vediamo.

vittorio belluso

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