Il progressismo é un modo di concepire la società basato sulla promozione dei diritti civili e sociali attraverso le riforme e il miglioramento della vita.

Basandoci su questa definizione non esiste nessuno che non sia progressista. Il fatto é che in Italia la concezione -ad opera di tutta una frangia politica e sociale e di coloro che, pur non essendone parte, ne subiscono influenza e condizionamento-  riceve delle distorsioni e finisce per coincidere con la difesa e la promozione di tutto ciò che é diverso, derelitto, asseritamente (e spesso falsamente) oppresso o messo in pericolo o emarginato.

Secondo questa concezione chi non abbraccia queste spinte non é progressista o non lo é abbastanza.
Di qui la corsa, da parte di chi vuole a tutti i costi la patente di progressista doc, a prendere posizione e sostenere la causa e le ragioni di chi, in quel momento storico pur senza avere spesso una diretta appartenenza con la società italiana, riesce a primeggiare nella speciale classifica dei supposti derelitti e ci riesce anche attraverso il tam tam dei paladini.
Si determinano così una moda ed un contagio che, di volta in volta, impegnano gli aspiranti progressisti doc nel sostegno a spada tratta. Questo dura un po’, si alimenta e si infervora e lascia poi spazio al derelitto o alla situazione di turno .

Lo é stato a proposito dei vietnamiti , dei palestinesi  (c’era la moda del Kefiah, il foulard dell’epoca), ancor prima era il turno del femminismo oltranzista e poi del pacifismo spinto .
Più recentemente il sostegno ai gay con tutte le connessioni (non solo la concessione dei diritti civili, il che sarebbe progressismo vero, ma anche la spinta e l’ostentazione verso il forzato riconoscimento di “non diversità” e di “naturalità”).

Per ultimo la moda del profugo ed il relativo contagio.

Sempre più negli ultimi tempi il riferimento per chiunque voglia apparire ed evidenziarsi é il sostegno del profugo.
Anche in comuni interviste o dichiarazioni da parte di personaggi che non sono politici o opinionisti o commentatori professionali si leggono o si ascoltano accenni – ancorché fuori luogo- ai profughi e alla necessità di accoglierli.
Insomma sembra proprio che in qualunque contesto, ad esempio anche nello spettacolo e nello sport, se non si introduca un qualsivoglia riferimento apologetico al profugo e non si faccia capire di essere paladini dell’accoglienza totale, non si sia abbastanza moderni, credibili e di successo.

É un’aberrazione mentale.

Più che in ogni altro Paese, in Italia la Chiesa Cattolica é potente e dominante al punto da condizionarne spesso le scelte sociali e politiche.
Oggi un po’ meno di ieri ma sempre di più rispetto agli altri Paesi.
Le ragioni le sappiamo ma due su tutte sono determinanti: Roma é la culla storica del Cattolicesimo, a Roma ha sede il Vaticano e quindi il Papato.
Questo in gran parte spiega perché l’accoglienza dei migranti in Italia ha subito un’impennata e, da occasionale, controllata, regolata, limitata e spesso respinta, si é trasformata in un’ospitalità aperta, incondizionata e totale, che ha fatto purtroppo da ulteriore innesco e  volano per la moltiplicazione dei viaggi in mare e dei profughi, richiamati dallo sbocco inopinatamente aperto.
Gli interventi dei Vescovi e soprattutto del Papa, all’indomani delle stragi del mare, cavalcati anche da una schiera di militanti del soccorso, più o meno spinti da interessi di parte, hanno contribuito in misura determinante alla svolta clamorosa. Clamorosa perché, fino a quel momento, l’immigrazione era accettabile e controllata, clamorosa perché nessun altro Paese é stato così lasco e sprovveduto come l’Italia, clamorosa perché ai tanti e troppi già arrivati se ne aggiungono in continuazione con una media di quasi cinquemila a settimana, clamorosa perché un Paese già saturo non sa come e dove potrà accogliere i migranti che verranno a frotte (l’Africa é grande e popolata) e non sa più come affrontare il problema.
Il fare del Governo può e dovrebbe invece essere solo soccorso, controllo, accoglienza dei veri profughi (e non di tutta l’Africa) e respingimento di tutti gli altri.
Ma anche questa é utopia … lo é perché il rimpatrio é quasi impossibile (dove, con quali accordi, chi é disponibile a riprenderseli?), come documentano i modestissimi numeri al riguardo.
Ecco allora una soluzione. Accogliamo i veri profughi e spingiamo affinché tutti gli altri, magari anche con gli aiuti economici europei, se li prendano in carico il Vaticano e la Chiesa sparsa sul territorio mondiale e non solo italiano.
Ne hanno potenzialità e risorse.
Questa sarebbe la vera misericordia ….con i fatti e non solo con le parole.
Questi potrebbero essere i nuovi … Patti Lateranensi.
Aylan doppio simbolo: di impotenza e di strumentalizzazione
Anni fa mi trovai nella camera ardente di un ospedale pediatrico dove, in due salette, erano composte le salme di due bambini.
É un’emozione che ti colpisce nello stomaco …. é un’immagine innaturale come nessun’altra … é un’altalena di pensieri e riflessioni che ti attanaglia e ti trasporta -attraverso la rabbia, la pietà, la commozione, l’incredulità, la negazione della bontà divina e lo scetticismo verso la fede e l’esistenza di un Dio, tutti sentimenti che si accavallano e creano un vortice- nella disperazione dell’impotenza e dell’ineluttabilità.

Ma alla fine l’emozione si stempera e lascia il posto alla razionalità: é la vita che si coniuga con la morte.

Non possiamo avere successo contro ciò che é inesorabile e contro cui non possiamo intervenire.

Più o meno (ma una cosa é prendere cognizione della realtà stando a contatto, un’altra e ben diversa é attraverso una foto) le stesse emozioni si sviluppano alla vista di foto di bimbi di colore  scheletriti ed uccisi dalla mancanza di cibo in Africa o dilaniati da ordigni bellici in qualche parte del mondo o decapitati dalla ferocia delle nuove orde barbariche.
Più o meno é quello che abbiamo ancora provato di fronte al corpicino del piccolo Aylan immobile nel flusso e riflusso dell’onda del mare. krancic
É un’immagine che, improvvisamente, ancorché i media generalmente evitino, per deontologia, di rappresentare crudeltá e raccapricci, ha fatto il giro del mondo. Qualcuno ci ha anche giocato e l’ha strumentalizzata scientemente e deliberatamente al punto che l’immagine di colpo ha scatenato il sentimento umanitario spingendo verso l’accoglienza incondizionata, il soccorso  a domicilio e la sacralità del profugo.
É una risposta emotiva, irrazionale ed utopistica eppure si é propagata rapidamente ed ha convertito, o comunque attivato, masse di umanità, come si aspettavano i fomentatori. Ci vorrà del tempo per ricondurre alla ragione ed alla concretezza, cioè alle stesse posizioni che assumiamo di fronte ai bambini uccisi dalla fame e dalla guerra al centro dell’Africa o decapitati dai nuovi Erode: grande rabbia ma consapevolezza ed accettazione, almeno entro certi limiti, dell’impotenza.
Altrimenti dovremmo batterci anche per andare a sterminare i nuovi barbari nelle loro terre ed evitare così che decapitino i bambini cristiani!
O andare a recuperare e salvare tutti i bambini che si trovano in mezzo a tutte le guerre del mondo!
É quello che vorremmo tutti ma sappiamo anche che sono interventi non fattibili …. almeno oltre certi limiti.

tiger

rifugiati

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