Il nostro punto

La fine del PD è legata alla sua politica, clientelare e priva di innovazione
Non puoi vincere se non fai elargizioni coi soldi pubblici (per es. le 80 euro in busta ai lavoratori dipendenti), ma poi, una volta al governo, ti scontri con l’economia reale e questa immancabilmente ti castiga.
L’imbonitore Renzi è andato avanti per 2 anni a dire che tutto andava bene, quando invece tutto andava male, il debito pubblico cresceva lanciato a nuovi record, la disoccupazione anche, tantissime le aziende hanno chiuso i battenti o si sono trasferite all’estero e gli immigrati, fonte di businnes per le coop rosse e bianche, in entrata senza fine fino a cambaire radicalmente la fisonomia delle nostre comunità, al punto di non sapere più dove metterli.
Quanto conti balle, il popolo, per quanto bue, finisce per accorgersene.
E questo è quello che è successo.
In realtà, dietro la faida interna al PD, si cela tutto il malessere del popolo italiano, della conflittualità interna ai grandi partiti ove tutti odiano tutti, ove nessuno crede più in quel che dice e propone.
Gli slogan servono solo a catalizzare voti, chi invoca l’onestà (ma con la sola onestà non si governa), chi la riduzione dell’orario di lavoro (l’esatto opposto di quel che serve fare per tentare di far riprendere l’economia), chi gli sgravi fiscali.
Ma nessuno sa come fare per uscire dalla crisi.

Una crisi che, a questo punto, non è solo contingentale, ma strutturale al sistema Italia e insita nel popolo italiano, un popolo che manca di coraggio e che punta sempre il dito contro qualcuno perchè non è capace di fare una riflessione introspettiva seria, l’unica che potrebbe portare ad una inversione di tendenza.
Siamo un povero popolo in una povera Europa sottomessa alla Germania che è riuscita finalmente a vincere la sua guerra assoggettando tutti.
Il pericolo principale? Papa Bergoglio e la sua martellante predica in favore dell’accoglienza selvaggia, multi-culturalista e multi-religiosa, in netta antitesi con quanto indicato dal suo predecessore a Ratisbona.
La nostra speranza? Trump e la sua politica nazionalista e protezionistica.

vittorio belluso

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