Il Treno perso della Meloni

La nostra impressione è che sul referendum per l’indipendenza di Lombardia e Veneto, la Meloni abbia dimostrato ancora una volta il sua visione romano – centrica, perdendo un’occasione d’oro per smarcarsi dal quello che fu il Movimento Sociale italiano, con la sua matrice corporativista e centralista.

Ciò, sempre a nostro avviso, si può spiegare unicamente col fatto che il segretario di Fratelli d’Italia, dei problemi del nord, non ne sa nulla.

E questa è una responsabilità grave, perchè significa che la Meloni non riesce o non vuole allargare i propri orizzonti, preferendo coltivare l’orticello romano, l’unico nel quale ad oggi abbia raccolto in maniera significativa.

Del resto -ricordiamo- anni fa, non scese in piazza in difesa del salario accessorio dei dipendenti comunali che Renzi ( il buffone Renzi) aveva minacciato di congelare?
Un tentativo di imbonirsi la pressochè totalità del voto degli statali, in particolare dei dipendenti del comune di Roma, in cui Ella ambiva candidarsi a sindaco, prima ancora che scoppiasse lo scandalo che avrebbe poi travolto il sindaco PD in carica, tal Marino.

Quindi, secondo noi, non sostenendo il voto referendario plebiscitario, la Meloni ha perso un’occasione per smarcarsi dall’ottusità preconcetta che vuole sensata l’esistenza di un sistema che vede le comunità virtuose del nord condannate a mantenere in perpetuo sprechi e parassitume vario della peggior Italia.

vittorio belluso e altri autori

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2 commenti su “Il Treno perso della Meloni”

  1. Vittorio, il MSI non era statalista, semmai nazionalista...ci è arrivato anche Salvini con circa 30 anni di ritardo, ma non intendo assolutamente polemizzare con gli amici della Lega. Meloni ha detto, ripetuto e ribadito che, dal suo punto di vista, prima di parlare di autonomia delle regioni sarebbe opportuno correggere le storture (io le chiamo schifezze) delle attuali regioni autonome e adottare un vero e sano presidenzialismo in grado di “gestire” le singole autonomie...inoltre ha lasciato liberi per i dirigenti FDI-AN del Nord di aderire alla iniziativa referendaria, cosa che è stata fatta...e mi fermo qui perché, ripeto, non voglio polemizzare.

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  2. Partite dove volete, definite come volete ma la faccenda è una e semplice: ci sono regioni o comunità virtuose che son costrette a rinunciare a un proprio benessere perché obbligate a devolvere il frutto delle loro capacità,cifre ingentissime, destinate spesso ad alimentate sprechi e parassitume altrui.
    AN cosa vuole fare di specifico? Continuare con questo andazzo o restituite il maltolto alle comunità originarie?? Ho l impressione forte che l imprint nazionalista e romanocentrica di AN non agevoli la risoluzione del problema.

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