Sia pure lentamente, ormai tutti si sono resi conto che non è più possibile continuare a vivere senza lavorare, quindi senza produrre denaro.
Se ne è accorto per primo lo Stato, e poi le Regioni, che dal 3 maggio prevedono la riapertura graduale di tutte le attività.
Ciò è inevitabile.
Sono a rischio i conti dello Stato, la sostenibilità previdenziale, il welfare, tutto, insomma.
Bisogna riaprire per non morire.
Ma quel che non ci dicono, o – meglio – quel che tentano di farci credere, è che la pandemia sia in fase calante e sotto controllo.
Non è così.
Almeno non qui.
I casi di positività accertata o presunta si moltiplicano.
Ormai non si contano più.
Come ho già scritto, i casi non accertati di gente rispedita a casa dagli ospedali saturi, o di persone che – in accordo con i medici curanti a loro volta in accordo con i protocolli ricevuti dagli organismi di controllo – sono state consigliate di fare la degenza in casa, non si contano più.
E poi ci sono gli asintomatici.
Cioè coloro che non hanno sintomi, stanno fondamentalmente bene, non hanno né febbre né tosse, ma sono infetti e non lo sanno.
Vanno in giro.
Parlano con gli amici senza riguardo della distanza di sicurezza ordinata dalle misure diramate dalla Regione.
Questi sono i più pericolosi.
Quanto tempo ancora dovremo convivere con questo incubo?
Nessuno possiede la risposta.
Probabilmente finchè non verrà scoperto il vaccino.
Ma – nota positiva – si comincia a conoscere meglio questo maledetto virus, e le terapie stanno cambiando in senso più mirato.
Scuola sta facendo la Germania, ove fin dall’insorgenza dei casi i medici di base prescrivono l’antivirale, per modulare e contenere l’esplosione della forma virale.
E solo dopo gli antibiotici e gli antimalarici.
In questo modo si riesce a contenere l’infezione sotto la soglia oltre la quale insorge l’irreversibilità.

Per quanto concerne la farmacia di Cavallasca, posso affermare – con un pizzico di umorismo – che siamo diventati la prima farmacia drive in del mondo.
Serviamo le persone direttamente nel parcheggio, quasi senza nemmeno il bisogno di scendere dall’auto.
Ci basta la tessera sanitaria, lo smartphone del cliente aperto sui numeri NRE delle prescrizioni, la carta di credito.
Dopo parecchi minuti usciamo dalla farmacia col sacchettino e la macchinetta del pagamento POS in mano.
Un sistema che pare funzionare almeno nel 90% dei casi, ma che ci vede arrivare a sera esausti.

Ora ci stiamo muovendo per tentare di reperire i test di rilevazione dell’avvenuto contatto col virus, e per rendere l’ambiente interno della farmacia autosanificante, per mezzo dell’ozono.
Ciò è fondamentale anche per tutte quelle aziende che hanno un circuito interno di climatizzazione.
Il virus potrebbe annidarsi nei filtri.
Questi vanno sanificati in continuazione, al pari delle superfici di contatto.

Alcuni clienti ci hanno chiesto fino a quando intenderemo continuare a svolgere la nostra attività a battenti chiusi.
La nostra risposta è sempre questa:
finché non sapremo che la Terapia intensiva del St.Anna si è svuotata, la farmacia di Cavallasca continuerà ad effettuare il suo servizio a battenti chiusi, secondo i soliti orari.
E ciò a tutela della salute di tutti”.

vittorio belluso

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