alessandro fermiCari lettori, questa è un’edizione speciale della mia newsletter in quanto, in settimana, è stata approvata in Consiglio regionale la riforma sulla sanità. Nello specifico per il nostro territorio è stata scongiurata l’ipotesi di un’unione tra l’Ospedale di Circolo di Varese con il Sant’ Anna di Como.
Questa possibilità che era emersa qualche settimana fa’ e che alcune preoccupazioni aveva sollevato circa il rischio di una subalternità a Varese non ha avuto seguito. Como, come Varese, avrà una propria ed autonoma ASST che governerà tutto il territorio, sia in ambito sanitario che socio sanitario, fatta salvo l’ambito del medio ed alto lago (valli comprese) che, in un ottica di omogeneità territoriale, così come richiesto da larga maggioranza degli amministratori locali, si unirà a Sondrio.

Al di là delle divisioni degli ambiti, per il cittadino non cambierà nulla in termini pratici e, in un ottica di libertà di scelta, potrà ovviamente recarsi ove ritiene più necessario per la propria assistenza. Como e Varese saranno uniti solo in ambito di programmazione e controllo, compiti che saranno di competenza della ATS dell’Insubria. Giusto rimarcare l’inserimento in Legge (per il tramite di un emendamento da me sollecitato), con il dovuto riconoscimento che meritano, degli Ospedali Classificati (ex religiosi) che in Regione Lombardia hanno sede unicamente nella nostra provincia, Valduce di Como e Fatebenefratelli di Erba. Stante la situazione, posso affermare che nessuno dei presidi Ospedalieri della nostra provincia chiuderà. Certamente il nuovo scenario di maggiore integrazione tra il sociale e il socio sanitario porterà a rivedere obbiettivi e funzioni ma, i presidi territoriali rimarranno nei singoli ambiti territoriali.

La nostra provincia dovrà raccogliere la sfida di un sistema in evoluzione e, credo, lo potrà fare senza alcuna subalternità e con piena autonomia e responsabilità. Il nuovo sistema socio-sanitario ha ora un riferimento normativo utile ad affrontare le sfide di una società che cambia, integrando ancora meglio e più direttamente l’ambito sanitario con il territorio e quindi con i suoi cittadini. La sanità lombarda si avvicina sempre di più alla persona, risponderà meglio alle esigenze dei pazienti e sarà ancora più orientata alla cura del malato e delle cronicità. L’obiettivo è così quello di passare dalla semplice cura del paziente al “prendersi cura” con continuità del paziente, anche a domicilio, dando vita a una vera e propria rete territoriale diffusa e capillare. Non si tratta di una cancellazione della Legge precedente, ma di una sua evoluzione per aggiornarla e adeguarla dopo 18 anni alle nuove esigenze della società di oggi. La Legge istituisce le ATS (Agenzie di tutela della salute) e le ASST (Aziende socio sanitarie territoriali). Le prime avranno funzioni di gestione, programmazione e controllo, oltre che di supervisione sulla continuità delle cure ai malati cronici e gravi. Alle ASST, che saranno 27 a livello regionale, spetterà il compito di erogare le prestazioni sanitarie e socio sanitarie.

Sottosegretario all’Attuazione del Programma, ai rapporti istituzionali nazionali e delle relazioni internazionali
Alessandro Fermi

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