Ricorre domani 28 gennaio l’anniversario della morte di Roberto Sarfatti caduto su Colle D’Echerle nella prima guerra mondiale.

Arruolato nel corpo degli alpini, medaglia d’oro che onora il Gruppo Alpini di Cavallasca di San Fermo guidati dal capogruppo Livio Borromini a dal segretario Sergio Tuia.
Per l’occasione riproponiamo uno scritto di Renato Leoni a suo tempo pubblicato su una nota rivista comasca riguardante Margherita Sarfatti  (madre di Roberto) madrina nella costituzione del Gruppo Alpini per un sensibile omaggio al figlio caduto sul fronre a solo 17 anni,
LA SARFATTI E IL ” SUO” GRUPPO ALPINI.
Il gruppo Alpini è ovviamente quello di Cavallasca dove la celebre scrittrice Margherita Sarfatti (1880-1961) aveva la sua prediletta residenza di campagna in località Soldo. Una residenza acquistata cento anni fa dai coniugi Cesare Sarfatti e Margherita Grassini e tuttora proprietà delle nipoti che però non la frequentano  assiduamente come la notissima nonna.
Quando nel 1961, il capitano degli alpini in congedo. Flaminio Frigerio. estroso e persino avventuroso imprenditore locale. promosse la costituzione del gruppo delle penne nere di Cavallasca volle affidare a Margherita Sarfatti l’incarico onorifico di madrina per un sensibile omaggio al primo figlio della scrittrice, Roberto,  caduto sul fronte della prima guerra mondiale a soli diciassette anni.
I momenti della giornata inaugurale del Gruppo Alpini videro quindi in prima fila la Sarfatti, i discorsi del noto latinista padre G.B. Pigato e del brillante avvocato Stefano Benzoni.
I ricordi commoventi del giovanissimo Roberto Sarfatti, medaglia d’oro. i cui resti furono recuperati soltanto nel 1938 su  col d’Echerle, guadagnarono con la regia del capitano Frigerio una cornice più che dignitosa. Il rapporto di Flaminio Frigerio con la scrittrice risaliva a qualche decennio precedente quando la moglie Giuseppina Butti gli portò in dote anche la casa e i terreni del Bruschèe confinante con la proprietà Sarfatti.
Quando i Frigerio e i Butti si trasferiscono nell’antica villa detta Carbonera già proprietà dei Butti, Margherita Sarfatti frequentò anche la nuova residenza di questi suoi amici.
Destino volle che quando morì la scrittrice nell’ottobre di quello stesso 1961 che l’aveva vista “battezzare” il Gruppo Alpini era sindaco di Cavallasca il cognato del capitano Frigerio l’indimenticato Cav. Augusto Butti. Fu sua l’incombenza di garantire una bella tomba alla Sarfatti nel cimitero locale. Una tomba in linea con la spiccata sensibilità artistica di colei che era stata nella prima metà del Novecento una protagonista delle vicende culturali italiane.
E non si può certo dimenticare il curioso testamento dell’amico e promotore del Gruppo Alpini che testualmente lasciò scritto: ” Niente carro funebre. Niente fotografi. Quattro alpini mi porteranno dalla casa alla chiesa e dalla chiesa al cimitero, tanto peso poco. Solo due drappi neri sulle porte di casa e della chiesa.
Niente monumenti. Solo una pietra verde se possibile in terra. Durante le mie esequie coloro che mi vollero bene troveranno in Cooperativa e al Bar Sport una damigiana di vino di litri 25 cadauna. Salvatene  qualche bicchiere per gli alpini.
Aveva 54 anni quando, il 12 maggio 1962, morì il generoso capitano.
foto Borromini
foto Tuia
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