Fa specie quanto abbiamo appreso da una delle nostre fonti, circa il modo con cui il nostro sindaco – tal Pierluigi da SanFermo ( ma da tal altri soprannominato Pierdossi per via della smania di realizzare dossi ovunque) – giustifica il pesante, e a nostro avviso deleterio, intervento urbanistico e viabilistico che è intenzionato a portare a termine nella piazza della chiesa di Cavallasca in un futuro prossimo.

Pare infatti che il Mascetti–pensiero, in merito, si estrinsechi più o meno così:
… A Cavallasca abbiamo due monumenti di una certa importanza. Il primo è senz’altro villa Imbonati, di cui tutti conosciamo la storia, il secondo è la chiesa in piazza Garibaldi. Giusto quindi investirvi denari pubblici per allargarne la piazza antistante”.

Ci sentiamo di contraddire le convinzioni del nostro primo cittadino, il quale, evidentemente, la storia la conosce pochino, quantomeno quella di Cavallasca, di cui pure è divenuto sindaco grazie all’attività politica altrui.
La chiesa di San Michele di Cavallasca – diremo noi – da un punto di vista artistico, vale esattamente zero.
La costruzione è relativamente recente e soggetta a ristrutturazioni che ne hanno cambiato notevolmente l’impianto originario, snaturandola.
Al suo interno non vi è alcuna opera artistica di pregio.
Qualche valore può averlo il quadro di San Michele, sopra l’altare.
Ma è un valore molto relativo.
Da un punto di vista artistico, quindi, la chiesa di San Michele non giustifica minimamente l’investimento di 1 euro pubblico che sia 1 euro.
Discorso diametralmente opposto per il vero secondo monumento più importante di Cavallasca, sconosciuto a chi non si diletta di storia dell’arte, e cioè la chiesetta barocca di San Carlo, abbandonata da anni.
La chiesetta, di proprietà della famiglia Imbonati, era il luogo di culto in cui i nobili che abitavano villa Imbonati andavano a pregare, con un loro sacerdote, che di solito viveva parallelamente alla famiglia e che non era mai il parroco del paese.
Nel 1700 e anche fino metà 1800 circa, infatti, la nobiltà non amava mescolarsi col volgo, da cui teneva accuratamente le distanze.
La chiesa di San Carlo custodisce quattro statue di Francesco Silva, uno scultore e stuccatore ticinese nato a Morbio Inferiore nel 1568 e morto a Mendrisio nel 1641, restaurate dagli allievi del corso di laurea in Conservazione e restauro della Suola Universitaria della Svizzera Italiana nel 2016.
Al suo interno vi sono degli stucchi di notevole pregio.
La chiesa, oggi sconsacrata, adiacente al parco di Villa Imbonati, venne realizzata nel 1657.
Una dimora carica di storia: nel settecento fu, infatti, cenacolo dell’Accademia dei Trasformati e ospitò, Pietro Verri, Cesare Beccaria, Giuseppe Parini, e un giovanissimo Alessandro Manzoni.
La chiesa di San Carlo è collegata a Villa Imbonati.
qualcuno lo spieghi, ai nostri amministratori.
Qualcuno spieghi che la cultura non è acqua.
E, sebbene non sia facilissimo cogliere differenze fra monumento e monumento ad un occhio superficiale, esse sono in realtà marchiane.
Se davvero si vogliono spendere soldi per la cultura a Cavallasca, la chiesa di San Carlo è lì che aspetta, come dimostrano le foto da noi stessi scattate di straforo qualche anno fa, che evidenziano un degrado, al suo interno, davvero preoccupante.

vittorio belluso

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