Riproponiamo l’articolo sui sette sindaci Butti pubblicato a suo tempo da Renato Leoni

Sette sindaci in poco più di un secolo,dal 1864 al 1971. Singolare sequenza quella maturata in seno a una dinastia, i Butti le cui radici in paese risalgono al seicento.
Diede il via a questa successione curiosa e quasi dinastica di primi cittadini del paese nel 1864, Francesco Butti, sposato con la contessa Eleonora Valle, figlio dell’ingegner Giuseppe , che aveva acquistato nel 1801 la storica villa Imbonati, non lasciò traccia nel suo biennio scarso di governo locale (morì meno di due anni dopo la propria elezione).
Aveva militato in gioventù nelle truppe napoleoniche ed è certa la sua partecipazione nel 1813 alla battaglia di Lipsia con Napoleone.
Sindaco di Cavallasca fu poi il fratello Luigi Butti. Il suo mandato amministrativo fu altrettanto breve, essendo anch’egli stato eletto in tarda età: fu primo cittadino negli anni 1868 e 1870.
Ben più marcata impronta e memorie ben più consistenti furono invece lasciate dal nipote Giuseppe Butti.
La storia del paese lo ebbe per protagonista per lungo tempo e per motivazioni anche diverse dal suo incarico di sindaco, durato senza interruzioni per ventiquattro anni, dal 1871 al 1894. Forte personalità, estroso ed instancabile interprete di una società e di una cultura che abbinavano valori patriottici ed esigenze dell’economia locale, aveva preso parte, a vent’anni, alle Cinque Giornate di Como.

Ferito nell’assalto alla polveriera di villa Geno, non esitò ad unirsi alla colonna Arcioni per combattere gli austriaci in altre zone del Regno lombardo_veneto. Nel 1859 nella sua residenza, ancor oggi nota come villa Imbonati e sede municipale aveva ospitato lo stato maggiore dei Cacciatori delle Alpi offrendo informazioni a Garibaldi prima della Battaglia di San Fermo. Altri meriti e altre vicende lo resero sempre più popolare.

Il nomignolo di Peppot affibbiatogli dai suoi conterranei disegna con incisiva efficacia le sue qualità fisiche e morali. Due matrimoni e sette figli. Agricoltore esperto e cultore appassionato delle sue vigne, produttrici del non dimenticato “bianco di Cavallasca”. Hobby ben nutriti dalle sue possibilità finanziarie e dalla sua generosità: la caccia e l’opera lirica.
A lui, botanico eccellente e promotore di convivi letterari e musicali, capitò, per motivi e legami familiari , di ospitare nella sua villa anche il giovane Luigi Pirandello.
Era l’anno 1889. Il futuro celebre scrittore siciliano vi trascorse qualche settimana prima della sua trasferta in Germania per gli studi universitari. Si parlò allora persino del fidanzamento di una figlia dell’esuberante sindaco con un fratello di Pirandello.
Giuseppe Butti morì ad 81 anni per una polmonite contratta andando a piedi al teatro Sociale di Como per assistere, come sempre aveva fatto, ad uno spettacolo della stagione lirica. Il busto di marmo che lo ricorda, custodito nella casa dei pronipoti Frigerio, Marco e Giovanni, lo ritrae con la dovuta dose di verismo.
Il figlio Luigi Butti, quartogenito  del vigoroso Peppot, divenne sindaco nel 1898. La sua gestione dorò sino al 1920, immersa nella trasformazione del paese prima e dopo la guerra mondiale. Primi insediamenti artigianali e industriali nel tessuto economico locale, anche quì sino all’alba del Novecento radicato quasi solo nella produzione agricola. Anni contrassegnati dalla costruzione del primo acquedotto, dalle fortificazioni del Monte Sasso, dalla strada che da Carbonera porta alla cima del monte Sasso stesso.
Un altro esponente della famiglia , Giovanni Butti per qualche mese del 1920 era subentrato nella carica di sindaco a Luigi Butti.
Il fratello Francesco Butti, sindaco di San Fermo della Battaglia dal 1896 al 1910, venne nominato podestà di Breccia, San Fermo e Cavallasca nel 1926. Designazione di breve durata, essendo egli morto nell’ottobre del 26.
I Butti nel 1919 avevano venduto la storica villa Imbonati  al barone belga Ernesto Bayet e si erano trasferiti nella meno nobile, ma pur sempre spaziosa ed antica Carbonera.

Quì arrivava con una certa frequenza l’ammiraglio, conte Raffaele De Courten, ministro della marina dal 1943 al 46, che aveva sposato una cugina di Augusto e Giuseppina Butti, ultimi eredi di un casato cui resta intensamente legato anche lo sviluppo demografico e sociale del paese (abitanti quasi raddoppiati nel decennio 1961 1971.)
La riconquistata autonomia comunale, nel 1957, ebbe tra i protagonisti il mite e bonario Augusto Butti, eletto proprio in quell’anno. Rimase in carica sino al 1971: promosse la costruzione della scuola elementare, l’adeguamento della rete di illuminazione e di quella idrica nella fase di espansione residenziale registrata con l’arrivo do notevoli flussi migratori prima dalla Valtellina e dal Veneto e poi dal meridione.
I quindici anni di guida pacata e saggia del Comune da parte del nipote dell’esplosivo ed impulsivo Peppot hanno chiuso con dignità la serie dei sette sindaci Butti.
Le vicende liete tristi del ceppo familiare riflettono l’evoluzione dell’intero paese.

 

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