4 novembre festa della vittoria nella 1°guerra mondiale

Guerra ’15-18′: 650.000 ragazzi italiani nei tritacarne delle trincee

Un’altra verità che non è scritta nei libri di storia

Recentemente l’Italia ha commemorato i 100 anni dall’entrata in guerra contro l’Austria Ungheria, della quale, fino al mese prima, eravamo alleati attraverso il patto della Triplice Intesa.

Fino a non molti anni fa, la ricorrenza del 4 novembre, era festeggiata con un giorno di festa nazionale, con tanto di chiusura di scuole e tricolori alle finestre nelle vie centrali delle città, in ricordo del 4 novembre 1918, giorno della vittoria.
Oggi, tale ricordo, va sbiadendosi, e, con esso, la memoria di quei 650.000 ragazzi, morti in una lotta intestina intra-europea, ed altre 580.000 fra la popolazione civile, che vide nei fronti del Carso in Italia e de La Somme in Francia i suoi più micidiali teatri, senza dimenticare che anche sul fronte russo si combattè, anche lì, con milioni di morti, prima che il virus Lenin, inoculato nel decadente impero zarista dagli stessi tedeschi, provocasse il repentino crollo della monarchia, l’uscita della Russia dalla guerra e l’avvento del comunismo.
In totale, quella guerra assurda, costò la bellezza, fra tutte le nazioni partecipanti al conflitto, di oltre 17milioni di morti.

Fu una guerra di trincea, ovverosia di usura, in cui intere generazioni vennero mandate a macellarsi fra di loro in nome di nazionalismi oggi incomprensibili, per fare la fortuna dei guerrafondai produttori di armi e degli speculatori, che si arricchirono enormemente.

Non so quanto di eroico ci fu, in quei poveri ragazzi.
So che mio nonno ebbe due medaglie d’argento al valor militare, per essere andato a posare i tubi ove far passare la dinamite, fin sotto il filo spinato nemico.

Un’operazione più suicida che coraggiosa, che veniva compiuta da volontari durante la notte, nella speranza di non essere individuati dalle fotoelettriche austriache.

Ugualmente, noi italiani, prima della disfatta di Caporetto, conquistammo qualche lembo di terra ad un prezzo altissimo in vite umane, e la storiografia ha sempre dimenticato di scrivere che i nostri soldati, una volta mandati all’attacco, avevano le mitragliatrici non solo di fronte, ma anche alle spalle: erano le mitragliatrici dei nostri reparti di Polizia e dei Carabinieri, che avevano l’ordine di aprire il fuoco su chiunque avesse indugiato ad esporsi al fuoco nemico.
Quanti dei nostri giovani siano morti così, è un’altra cosa che la storiografia ufficiale ha sempre omesso di riportare.
In molti casi, sia sul Carso che sul fronte de La Somme, i soldati si rifiutarono di andare all’attacco in massa, addirittura fraternizzando col nemico.
Fu così che, i nostri generali, pensarono bene di introdurre la decimazione, così ben descritta da Ernest Hemingway in ‘Addio alle armi’, in cui, a caso, veniva preso e fucilato senza processo un soldato su dieci, facente parte di un reparto che si era ammutinato, rifiutandosi di combattere.

Col senno del poi, non sarebbe stato poi così male, se i soldati di tutti gli eserciti, avessero girato la canna dei propri fucili non più verso altri come loro che spesso poi parlavano pure la stessa lingua ( fronte italiano_ austriaci di madre lingua italiana), ma verso chi li stava scientemente mandando al macello.

vittorio belluso

 

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3 commenti su “4 novembre festa della vittoria nella 1°guerra mondiale”

  1. Molti hanno il paraocchi (come il nostro compaesano) e vedono da una sola parte, Cerchiamo di togliere il paraocchi e guardare da tutte le parti.

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  2. Marco non hai capito un bel tubo. Finiamola con le pagliacciate e invece non dimentichiamo le miserie che sono state sopportate dai poveretti per la vanagloria dei pochi e vediamo di non buttare la festa in vacca come alcuni sono soliti fare.

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  3. Come dice giustamente il nostro compaesano, cambiamo pagina. Però cambiamo pagina su tuttu non su una sola parte. (e finiamola di festeggiare una vittoria sugli austriaci ora nostri alleati e amici che a loro potrebbero far girare le palle.)
    Bruciamo finalmente il passato e che la fiamma illumini veramente l'avvenire.

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