All’origine del crollo del centro destra liberale,
dopo chi ha creduto che i consensi comaschi sarebbero durati per sempre

Gli anni bui per il centro destra comasco sono stati quelli intercorsi nel quadriennio 2008/2012, anni in cui il Popolo della Libertà riuscì a dissipare una maggioranza di stampo bulgaro, consegnando le chiavi della città ai fans dell’accoglienza selvaggia, ai fans dell’ideologia gender, ai fans dei vari decreti svuota-carceri, che tanto stanno mettendo a repentaglio la sicurezza nostra e delle nostre dimore.

Rinaldin, Pozzi e Butti, con le varie correnti, da Gaddi alla Veronelli, da Tambini a Laura Bordoli, sono stai i principali protagonisti di un dissidio poi clonato in tutta Italia, che ha fatto crollare il centro destra liberale, che pareva, almeno sulla carta invincibile, tanto che il territorio comasco era universalmente considerato una roccaforte del centro destra.
Un dissidio alimentato anche e soprattutto dai protagonismi interni, ma anche dalle diverse anime in campo, in cui, Comunione e Liberazione, l’associazione cattolica vicina all’ex presidente della Regione Lombardia,
Roberto Formigoni, ha avuto una componente importanterinaldin pozzi

L’effetto è stato a scoppio ritardato, ma, nel momento in cui ha cominciato a manifestarsi, è stato un crollo verticale dei consensi, un’emorragia senza soluzione di continuità.
Si può dire che la sconfitta della Moratti ad opera di Pisapia, a Milano, 4 anni fa, abbia segnato il punto di non ritorno, l’inizio di una caduta a ruota libera che, a tutt’oggi, non è ancora terminata, ma che aveva già da tempo dato segnali del suo manifestarsi, senza che nessuno l’avesse presa nella giusta considerazione l’eventualità.
In questa ottica, quel che è successo nella provincia di Como, è eclatante, è il vero specchio di quella che, solo all’apparenza, era una gigantesca macchina cattura-consensi, ma che, in realtà, si dimostrò un’accozzaglia di potere che rispondeva al nome di Popolo della Libertà, in cui convivevano anime le più disparate, laiche e cattoliche, talune liberali e tali altre vicine alla destra di Almirantiana memoria. Personalmente, essendo stato amministratore del PdLdal 2009 al 2013 ( periodo dello scioglimento del Popolo della Libertà divisosi in Forza Italia, Fratelli d’Italia e Nuovo centro destra), credo di essere in una posizione assolutamente privilegiata per esprimere e raccontare quella che è stata la mia esperienza.
Per me, che arrivavo alla politica dopo anni ed anni in cui avevo pensato sempre solo al lavoro, era tutto nuovo, lindo, entusiasmante.gaddi veronelli

Ma con la candidatura a sindaco del 2009, per altro non decisa da me ma dall’allora coordinatore provinciale, presi coscienza che la comunità nella quale mi proponevo non gradiva affatto la presenza di un grande partito politico, sebbene, grazie a questi e solo a questi, qualora mi avesse arriso la vittoria al netto dei voti annullati in maniera invero ingiusta, sarebbero arrivati i finanziamenti per cambiare ed ammodernare la viabilità del paese.
La vittoria non arrise per 21 voti ufficiali e i milioni non arrivarono, con buona pace dei proprietari terrieri.
Ma la prima presa di coscienza che c’era qualcosa che veramente non andava nel Popolo della Libertà, la ebbi solo l’anno dopo, nel 2010, allorchè, nominato l’allora senatore della Repubblica Alessio Butti come nuovo coordinatore provinciale al posto di Giorgio Pozzi, all’interno del partito si scatenò una guerra senza quartiere, fra i sostenitori di Pozzi e quelli di Rinaldin. Una battaglia senza esclusione di colpi che vide il partito, a livello provinciale, frantumarsi in due.
La cosa fu per noi di Cavallasca doppiamente dolorosa perchè eravamo in buoni rapporti con entrambi i contendenti e non desideravamo affatto doverci schierare.
Ma, alla fine, fummo costretti a farlo dalle insistenze del coordinatore e ci schierammo dalla parte di Pozzi, suscitando le ire dell’altro contendente, che si sentì, a torto od a ragione, tradito.
Allo spoglio, cui partecipai, ricordo che rimasi allibito: agli elettori, delle vicissitudini interne al PdL, non era arrivato nulla o quasi ed il partito stravinse sul PD, mandando a Milano entrambi i contendenti, sia Pozzi che Rinaldin risultarono quindi eletti, così da perpetuare la guerra interna in corso anche negli anni a venire.

Scoppiò anche il caso del muro a lago, la giunta Bruni fu sull’orlo di cadere ed il nostro consiglio all’allora coordinatore, consiglio basato sui discorsi che sentivamo nei salotti cosiddetti ‘bene‘ della città, fu quello di non salvare la giunta, di lasciarla cadere, perchè i comaschi erano veramente furiosi non tanto con Bruni, quanto con Butti e, di riflesso, con Berlusconi.
Gli scricchiolii, insomma, avevano cominciato a trasformarsi in vere e proprie crepe nello scafo da cui fuorientrava acqua a tutto spiano.butti bordoli

Intanto i dissidi continuano.
Il PdL_Como, di fatto, era spaccato e incalzavano le elezioni comunali per la nuova giunta.
Da una parte vi era Sergio Gaddi, da sempre in Forza Italia, con la Veronelli, con Rinaldin e con Pozzi, che nel frattempo aveva fatto il salto della quaglia, passando da Butti al suo alter ego Rinadin, e con Tambini e quindi con Comunione e Liberazione rappresentata da Formigoni, al fianco di Alessio Butti, che estrae dal cilindro un candidato uoutsiders: quella Lura Bordoli che poi impiegherà, una volta perdute le elezioni, pochi mesi per passare con Alfano, nel Nuovo Centro Destra, formazione fantoccia d’appoggio e puntello al governo Renzi in cambio di poltrone.
Le primarie per scegliere il candidato sindaco di Como, ebbero l’effetto di dividere ancora di più un partito i cui membri, se si incontravano per strada, non si salutavano.
La morale fu che la Bordoli vinse le primarie del partito e Lucini diventò il primo sindaco di sinistra dal dopoguerra ad oggi.

Ma al peggio non c’è mai fine. Di lì a poco arrivò il colpo di stato mascherato, ordito dall’Europa e dalla massoneria ai danni del Governo Berlusconi, che dovette lasciare il campo al professor Monti, il peggior primo ministro che l’Italia abbia avuto dai tempi di Nerone.
Un pontificatore tassatore pieno di sé che ha ridotto l’Italia nelle condizioni in cui, con l’ausilio di Letta e
Renzi, si ritrova oggi.
A questo punto il Popolo della Libertà va in frantumi. E comincia a dividersi a livello nazionale come di fatto era già diviso a livello provinciale.
Nel marasma generale è tutto il comparto che ne risente: ad oggi, pur su posizioni diverse, sia Forza Italia che Fratelli d’Italia sono oggettivamente deboli,
Soprattutto Fratelli d’Italia, che a Como col pur ottimo Marco Butti, vero e proprio esempio di amministratore puntiglioso coscienzioso e puntuale, non credo abbia alcuna c
hange di vittoria qualora si presentasse col simbolo di FdI contro Lucini, per assurgere alla carica di primo cittadino del capoluogo lariano
Dalla parte di Forza Italia abbiamo un Fermi, ex sindaco di Albavilla ed eletto consigliere regionale fra le fila di FI, che sta dimostrando grandi capacità, ma, attorno a sé, vi è poco.

Alessandro Fermi e Marco Butti godono entrambi di un crescente consenso, frutto del lavoro puntuale e metodico, che stanno svolgendo.
Ma, tale consenso, specie nel caso del Fermi che ricopre la prestigiosa carica di consigliere regionale, di cui gode, è rivolto tutto e solo alla sua persona specifica e non al partito, quella Forza Italia che non garantisce più, come era nel caso del PdL di soli pochi anni fa, un successo assicurato.alessandro fermi

Questi, altro non sono che dei dati di fatto che debbono fare riflettere.
Il simbolo non ha più appeal, non conta cambiare sigla e colori, occorre cambiare le persone, ripartendo dal merito.
Puntare sul merito nel ricambio generazionale di Forza Italia, così come di Fratelli d’Italia, come sostenni personalmente in un duro faccia a faccia pubblico con Alessio Butti giusto un anno fa, non è un atto di coraggio: è divenuta una necessità imperativa per tentare di riguadagnare percentuali di elettorato perduto.
Si prenda atto, ed io questo lo dissi di fronte a centinaia di persone alcuni anni fa a Pero, che Berlusconi non possiede più da un pezzo il ‘sole in tasca’, e quindi sono passati i tempi in cui, per essere eletti, bastava associare il proprio nome al suo.
Da ora, o si premia il merito o sarà un lento ma inesorabile declino.

Più rosea la situazione dell’altro partito del centro destra italiano, la Lega Nord, ma di cui parleremo con un successivo articolo.rinaldin bruni

Se mai vi è una conclusione da trarre, da questa breve sintesi delle vicende che hanno segnato il destino del centro destra comasco nell’ultimo lustro, è che a dissipare una maggioranza che pareva inattaccabile sono stati i personalismi.
I Butti, i Rinaldin, i Pozzi,ognuno col suo stuolo personale di yes man, con Comunione e Liberazione a sovraintendere dall’alto della nuvoletta michelangelesca, tutti quanti in attesa che i voti piovessero dall’alto come per grazia ricevuta, quasi fossero un diritto acquisito e scontato, tutti quanti erano, fazione contro fazione, sempre più pronti a festeggiare la sconfitta del nemico interno che la vittoria vera e propria sugli altri partiti dell’arco costituzionale.
Così facendo, non solo non si è costruito nulla, ma si sono poste le basi perchè, pur ad effetto ritardato, il castello crollasse.
Avrà insegnato qualcosa il concatenamento stretto di tutti questi avvenimenti?
Riuscirà chi rappresenta l’elettorato moderato e liberale a non dividersi più come in passato e a trovare nuove basi comuni?
Non sappiamo.
Di sicuro, i cocci lasciati delle battaglie del passato, sono ancora tutti a terra, lì da vedere.


vittorio belluso

 

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