Su ‘La Provincia’ di oggi, a pagina 29, è pubblicato un articolo dal titolo che, già di per se stesso, è tutto un programma: “Metti una serata coi profughi nel paese che firma per cacciarli”, riteniamo derivato dal post facebook del nostro parroco di qualche giorno fa.

Visto che le 1000 persone che hanno firmato la petizione contro la caserma di via Monte Sasso come sito di accoglienza, nonché il sottoscritto, sia pur indirettamente ma per l’ennesima volta, veniamo tutti additati senza tanti giri di parole come razzisti, ritengo sia doverosa una puntualizzazione, chiara e limpida, come mai altra mia non è stata.

Noi non intendiamo cacciare i sedicenti profughi, altrimenti clandestini certi, che sono presenti, in numero di 25, nella villa di lusso di via Fontanina a spese dello Stato e non certo della parrocchia che si erge a moralizzatrice, pur avendo a disposizione in Cavallasca ampi spazi e strutture vuote ed inutilizzate che benissimo avrebbero potuto rispondere all’appello di accoglienza indiscriminata ripetutamente lanciato da Bergoglio, ma lasciarli là dove stanno: nella residenza di via Fontanina, ove sono controllabili e in un numero congruo a quello indicato dal Ministero dell’interno. (2,5 ogni 1000 abitanti).

Un conto è scrivere di voler cacciare 25 giovanotti (a proposito, come mai sempre e solo maschi? Nella foto scattata in oratorio contiamo 3 o 4 donne in croce e decine di uomini, una proporzione che, di per se stessa, se estrpolata su scala nazionale, appare evidentemente destinata ad esplodere col tempo), un conto, è non volerne 100/150, abbandonati nei boschi, ad un passo dal confine svizzero, senza nessun controllo.

Ciò significa mettere delle persone straniere non identificate perchè prive di documenti nella condizione ideale di delinquere ed altre, italianissime, di fare tratta di esseri umani vero la Svizzera.

Ditelo, ai giovani di Azione Cattolica, spiegatelo, caso mai un giorno dovessero accorgersi di quanto venga strumentalizzata ed usata a fini distorti la parola ‘accoglienza’ di cui nessuno può autoproclamarsi portatore e difensore.

Ciò che ci muove è l’amore per la nostra comunità e quindi il desiderio di tutelarla e difenderla.
Il razzismo vero, casomai, lo lasciamo a chi ci vuole per forza etichettare con disprezzo, un razzismo all’incontrario di cui l’Italia ne ha francamente le scatole piene.

vittorio belluso

oratorio

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