Attentato alla Francia – dichiarazione
“Si tratta di un attacco alla pace di tutta l’umanità” (Papa Francesco)

ATTENTATO ALLA FRANCIA: 
“Si tratta di un attacco alla pace di tutta l’umanità che richiede una reazione decisa e solidale da parte di tutti noi per contrastare il dilagare dell’odio omicida in tutte le sue forme”  (Papa Francesco)
Papa Francesco ha accolto con sgomento le notizie sugli attacchi terroristici a Parigi, che hanno provocato almeno 127 morti e circa 200 feriti, dei quali un’ottantina in gravi condizioni. Afferma Padre Federico Lombardi –portavoce della Stampa Vaticana – “Siamo sconvolti da questa nuova manifestazione di folle violenza terroristica e di odio che condanniamo nel modo più radicale insieme al Papa e a tutte le persone che amano la pace … Preghiamo per le vittime e i feriti e per l’intero popolo francese”.

Il male dilaga perché Dio lo abbiamo escluso dalle nostre umanità (don Teresio)occhio

La nostra umanità ha una sublime grandezza, così sublime che è in grado di compiere l’atto più nobile della sua stessa esistenza: quello di dare la vita. Generare la vita è un confine che ci pone fin dentro il cuore della stessa natura divina, quella di Dio che genera la vita nel tempo e nella storia. E quando generiamo la vita e viviamo vite buone siamo divinizzati, siano immersi e tutt’uno col divino. Ecco perché ogni atto che debella una vita non solo è un atto dis-umano, ma profondamente e costitutivamente contro Dio. Contro ogni dio professato e creduto dai popoli da sempre, in ogni era, in ogni tempo.

Di fronte ai fatti dei plurimi attentati a Parigi (sette kamikaze, contemporaneamente) di questo 13 novembre 2015, l’umanità è scossa nella sua sublime verità; è scossa nelle sue fondamenta che sono state fatte vibrare dal grido innocente di uomini e donne che erano lì, uomini e donne che volevano vivere, uomini e donne che volevano forse ricostruire storie nuove, uomini e donne che certamente non volevano morire. Se generare vite nuove ci rende come Dio, allora vivere queste vite, queste nostre singolari esistenze impegna le nostre più diffuse responsabilità: responsabilità di padri, madri, figli, fratelli; responsabilità di familiarità, di amicizia, di convivenza; responsabilità di lavoro, di governo, di ecclesialità; responsabilità che sono sotto i riflettori del tempo e della storia, di una storia e di un tempo che c’erano prima di noi e ci saranno – nonostante tutto – ancora dopo di noi.

Abbiamo scoperto gli orrori delle guerre di ogni secolo e di ogni cultura: le abbiamo condannate, ci siamo impegnati a ricostruire una storia più vivibile, abbiano dato onori a chi ha dato la vita perché oggi fossimo più liberi, più in pace, forse anche più amici, più solidali, più cordiali. Ci siamo detti che nessuno può armeggiare nel nome di qualsiasi Dio, o alzare la mano contro un altro uomo, o sporcarsi l’anima del sangue prezioso di un innocente. Ci siamo detti che era menzognero attribuire a Dio il nome della propria disumanità poiché non si può uccidere gridando il nome di Dio.

Oggi la storia ci consegna un fallimento: il fallimento di una umanità che, nel buon nome del dialogo tra tutti e di tutti, ha decretato il “go-out” di Dio e l’Europa è andata via via a cancellare sempre più da sotto i suoi sguardi l’immagine di un Dio-Crocifisso, di un uomo che ha raccontato come Dio ci ama, di un uomo che ha narrato che l’amore del Padre Celeste è senza misura fino alla Croce. Noi invece, cristiani di questo tempo abbiamo detto all’umanità che si può vivere anche senza questo Dio; che si può entrare e uscire da questo mondo anche senza il Cristo nella nostra vita; noi cristiani abbiamo abiurato ad un Vangelo che non solo guidava i cuori e gli animi, ma seminava nelle nostre menti desideri di bontà, di mansuetudine, di misericordia. E così ognuno e ogni donna sono diventati dio-per-se-stesso e del vero Dio posto in questa storia e in questo tempo ormai non ce n’era più. Una civiltà, che lo si voglia o no, solo quando coltiva un animo religioso, spiritualmente alto e si anima di una spinta di trascendentalità, solo allora è capace di vivere al meglio la sua stessa umanità perchè si innalza agli ideali; sì, perché più l’uomo è in Dio, più l’uomo è umanizzato, e di questo abbiamo fatto esperienza e conosciuto in quel Gesù, Dio-con-noi, vero uomo e vero Dio in cui professiamo la nostra fede. Ma Dio lo abbiamo pretenziosamente fatto uscire dalle nostre vite: abbiamo deciso noi per Lui; lo abbiamo tolto dai muri delle scuole, dagli edifici pubblici, lo abbiamo rinchiuso nelle sale di giudizio con leggi, processi e sentenze che decretassero cosa sarebbe stato più giusto per Lui; lo abbiamo negato per noi e per chi veniva dopo di noi, perché per noi era un peso e quindi non lo doveva essere per i nostri figli; abbiamo promesso di non annoiarlo più con la preghiera, roba da vecchi e parole magiche e senza senso, una grandissima perdita di tempo. E così l’umanità si è sbarazzata di Dio: e quando Dio non c’è più nella vita allora non meravigliamoci se con tanta fierezza entra sul palco delle nostre umanità il Male. Sì, perché se non c’è Dio, il male trova beatamente il suo posto.

C’è bisogno, dunque, di reagire perché c’è bisogno di agire, e di agire con una giusta ragione: non la paura, non il sospetto, non il timore devono invadere i nostri cuori e le nostre menti perché questo è ciò che il Male vuole (perché il male genera il male); netta deve essere la condanna perché nessun crimine può essere giustificato né compreso: in questo sentiamoci incoraggiati e spinti tutti dalle parole di Papa Benedetto XVI “agire contro la ragione è in contraddizione con la natura di Dio” (Ratisbona, 12 dicembre 2006) e di Papa Francesco quando dice che “siamo di fronte ad un vero attacco alla pace di tutta l’umanità” (Roma, 15 novembre 2015). Una denuncia forte da entrambi: l’uno che riporta il senso della ragione umana alla sua divina e ontologica costituzione; l’altro che condanna come dis-umano ogni atto contro l’umanità.

Al Signore affidiamo le tante vittime, le loro storie spezzate, le famiglie ferite, la nazione sconvolta, l’umanità freddata in questa notte di autunno. Per noi chiediamo al Signore di non abbandonarci alle nostre solitudini, alle nostre fierezze individualiste, alle grettezze delle nostre relazioni: “donaci, Signore un cuore nuovo, poni in noi Signore, uno spirito nuovo” (Ez 36). sì, perché il cuore nuovo viene solo quando Dio torna ad abitare le nostre vite e se c’è un cuore nuovo, allora ci sarà ancheuna mente e una forza condivisa perché ciascuno e tutti possiamo gridare non solo il nostro “no” ad una storia così, ma uniti e fieri di essere in un mondo che vogliamo più abitabile e meno cattivo, meno crudele.

 

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