Di Johannes Agterberg

Sono iniziate le raccolte delle firme per i due referendum, il primo sulla giustizia, il secondo sulla legalizzazione dell’eutanasia. Del primo si sente parlare nei talkshow, il secondo è completamente ignorato dai media compresi quelli locali.

Indubbiamente l’argomento e molto delicato, comunque riguarda tutti noi primo e preferibilmente poi. Ma di cosa si tratta:

Nel 2013 l’Associazione Luca Coscioni (l’Associazione) ha presentato una proposta di legge popolare riguardante la normativa sull’eutanasia, sostenuta da 56.000 cittadini (attualmente circa 140.000), la proposta non è mai stata discussa dal parlamento o dalle commissioni parlamentari Giustizia e Salute. La proposta è messa nel cassetto dove giacciono centinaia di altre proposte popolari mai discusse neanche nelle Commissioni, insomma i politici se ne fregano della volontà dei cittadini

Nel 2018 la Corte Suprema, nel caso DjFabo (paraplegico), ha stabilito che in determinate circostanze come sofferenza insopportabile, mancanza di prospettive di guarigione e che la sopravvivenza dipende da dispositivi meccanici (trattamento del supporto alla vita), l’assistenza al suicidio è stata consentita, invitando il parlamento a legalizzare la questione entro un anno. L’indagato Marco Cappato è stato assolto.

Non è successo niente.

Nel 2020 la Corte d’Appello di Genova ha stabilito nel caso Trentini (gravemente malato di SLA), che l’assistenza al suicidio di una persona consenziente era consentita per i pazienti non solo dei macchinari a supporto della vita ma anche per i pazienti che ricevono “tutti i tipi di cure sanitarie o realizzati attraverso trattamenti farmaceutici o attraverso l’assistenza di personale medico o paramedico o con il supporto di attrezzature mediche, tra cui l’alimentazione artificiale e l’idratazione”. Gli indagati Mina Welby e ancora Marco Cappato sono stati assolti.

Come ha proseguito il silenzio del Parlamento, i vertici dell’Associazione – Filomena Gallo, Marco Cappato, Mina Welby hanno depositato martedì 20 aprile 2021 in Corte di Cassazione a Roma la questione del referendum, “per iniziativa popolare”, per abrogare in parte l’articolo 579 del Codice penale (omicidio della persona consenziente) come segue (in grassetto le frasi proposte da abrogare):

Articolo 579 Codice penale e relative proposte di abrogazione

“Chiunque causi la morte di una persona, con il suo consenso, viene punito con la reclusione da sei a quindici anni. Le circostanze aggravanti indicate all’articolo 61 non si applicano. Sono applicate le disposizioni relative all’omicidio (articoli Codice penale 575-577) se il fatto è commesso:

1) nei confronti di una persona di età inferiore ai diciotto anni.

2) contro una persona malata di mente, o che si trova in una condizione di carenza mentale. o un’altra infermità o per l’abuso di alcol o droghe.

3) nei confronti di una persona il cui consenso è stato estorto dall’autore con violenza

minaccia o suggerimento. o ottenuti attraverso l’inganno”.

Dopo l’approvazione della Corte di Cassazione. è stata avviata una capillare campagna in Italia per raccogliere le 500.000 firme richieste dalla legge per indire il referendum. La raccolta termina il 30 settembre 2021.

Il testo della domanda (quesito) posta è:

“Volete che l’articolo 579 del Codice penale sia abrogato (omicidio della parte consenziente) approvato con Regio Decreto 19 ottobre 1930, numero 1398, paragrafo 1 limitato alle seguenti parole “la reclusione da sei a quindici anni”, paragrafo 2 per intero e paragrafo 3 limitato alle parole “Che applicano”?

Considerando quanto detto sopra ci sono due alternative: L’iniziativa ha avuto come effetto la presentazione di un disegno di legge “Disposizione in materia di morte volontaria medicalmente assistita” rilasciato dalle Commissione Giustizia e Affari Sociali due giorni fa, ma c’è poca speranza che sarà discusso dal Parlamento entro breve.

  1. Non firmare con la possibilità che il quorum di 500.000 firma non sia raggiunto, quindi non si terrà il referendum, soluzione gradita dall’ala conservatore del paese. Personalmente lo considero una mancanza di coraggio per paura di perdere il referendum;
  2. Firmare per raggiungere il quorum e si terrà il referendum per permettere ai cittadini di esprimersi in merito cioè sì o no, decidendo su una questione che ci riguarda tutti.

Quale sono le conseguenze:

  1. Nel caso che il quorum non sia raggiunto, non è possibile di chiedere l’assistenza medica per il fine-vita volontario. È crudele che pazienti che soffrono insopportabilmente, devono pretendere a colpo di sentenze l’applicazione di quanto deciso dalla Corte Suprema, oppure andare all’estero, pagando da tasca sua il costo dell’eutanasia. Significa che la persona povera dovrà soffrire inutilmente perché non ha la capacità non solo economica di affrontare un processo in tribunale oppure andare in Svizzera, ma devono cercare i mezzi letali in Internet o suicidarsi o smettere di mangiare e bere;
  1. Nel cosa che il no vince il referendum si chiude la questione e basta. Se invece vince il l’Italia si schiera accanto ad altri paesi secolarizzati come Spagna, Olanda, Belgio, Lussemburgo, Germania, Austria, Canada, 10 stati degli Stati Uniti, Colombia, la città di Messico, 4 stati australiani e la Nuova Zelanda, più o meno 400 milioni di cittadini. Aggiungo che un recente sondaggio effettuato dalla SWG ha mostrato che più del 70% dei cittadini italiani è a favore della legalizzazione del fine-vita volontario, confermando la tendenza già in atto da anni.

Come firmare?

  • Presso l’ufficio elettorale/anagrafe del comune di residenza durante ‘orario di lavoro con le modalità prevista per gli appuntamenti, portando con sé oltre la carta d’identità il certificato elettorale;
  • Presso i tavoli organizzati dagli organizzatori in tante città come Como (via Boldoni durante il fine settimana).

Come è la situazione a San Fermo della Battaglia?

  • Sul sito del comune non c’è nessun avviso della raccolte delle firme e la modalità relativa per i due referendum;
  • Per il momento non c’è nessuna possibilità di organizzare un tavolo per la raccolta delle firme. Durante la raccolta deve essere presente un autenticatore. Tra altro può essere un sindaco, un assessore, un consiglieri comunali e un dipendenti comunali. Ho richiesto a maggioranza e opposizione la collaborazione per indicare uno o più autenticatori, dopo due settimana nessuno si è reso disponibile. Significa che i cittadini di San Fermo della Battaglia attualmente non possono espletare il loro sacrosanto diritto costituzionale al di fuori dell’orario dell’ufficio elettorale/anagrafe.

Ripeto che una questione molte delicata. Troppe volte i politici vogliono imporre la LORO opinione che deve valere per tutti. In uno stato civile sono rispettate anche le opinioni di altri, promuovendo un dibattito tra le varie visioni, mettendo al primo posto la persona malata e la sua libertà di autodeterminazione, senza ingerenze ideologiche e religiose. Poi ognuno è libero di decidere come vivere gli ultimi giorni della sua vita.

ANDATE A FIRMARE I DUE REFERENDUM: FATE VALERE I VOSTRI DIRITTI!

Johannes Agterberg E-mail: [email protected]

9 luglio 2021

Per maggiore informazione visita il sito www.referendum.eutanasialegale.it

 

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