Il denaro non pesa tutto allo stesso modo

Avere una capacità produttiva industriale in costante diminuzione, a fronte di una spesa pubblica improduttiva in costante aumento, significa che l’Italia sta andando verso la bancarotta.
E ci sta andando quanto più speditamente quanto più, per mantenere la spesa pubblica in aumento a causa della corruzione e della politica clientelare, si fa ricorso all’aumento delle tasse.
Sono le aziende che producono che, generando posti di lavoro e vendendo i loro prodotti dall’estero, importano quella liquidità che genera benessere e sostiene il Paese.
Lo Stato non produce né genera nulla, si limita a gestire 3 milioni e mezzo di dipendenti pubblici retribuiti coi proventi che le aziende private versano a questo attraverso le tasse.
Le tasse che pagano i dipendenti pubblici, sono secondarie al mantenimento degli equilibri finanziari dello Stato, perchè altro non sono se non una partita di giro: lo Stato elargisce e poi chiede indietro (o trattiene alla fonte) parte di quanto ha elargito.
Una spesa pubblica, per essere sostenibile, non deve superare quanto entra nelle casse dello Stato dal solo mondo della libera professione, l’unica in grado di produrre reddito reale,
In questa ottica l’ottimismo di Renzi è assolutamente fuori luogo, a misura della sua inadeguatezza a fronteggiare l’attuale situazione economica, aggravata da una politica di accoglienza all’immigrazione clandestina irresponsabile, dissennata, insostenibile.
Tagliare e razionalizzare la spesa pubblica, in primis riducendo il numero dei dipendenti pubblici, non è una scelta: è una necessità.
Chiudere le porte all’immigrazione clandestina, non è una scelta: è una necessità.

vittorio belluso

popolo governo

 

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