Tempo fa Marco Frigerio si è recato in quel di Grandola per un pranzo conviviale con alcune alte personalità.

Fra i commensali era presente anche il Comm. Alberto Botta, noto collezionista di reperti storici mussoliniani, avendo questi a casa sua un vero e proprio museo di pezzi e documenti riconosciuti autentici appartenuti a Benito Mussolini.

Il Botta ha dichiarato al Frigerio che sarebbe disposto a cedere i reperti storici per la creazione di un museo pubblico, la cui sede naturale e logica sarebbe villa Sarfatti, la residenza cavallaschina in cui il duce del fascismo consumò la sua liaison con la contessa Margherita Sarfatti e da cui, alle h 5 del 28 ottobre 1922, partì effettivamente la marcia su Roma.

Se ciò non fosse possibile, sarebbe eventualmente disposto anche a collocare il museo in un’altra sede, che potrebbe essere nel complesso di villa Imbonati.

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Se si potesse realizzare tutto ciò, sarebbe per Cavallasca una nota di vanto e di forte richiamo turistico.

Noi della redazione ci permettiamo di aggiungere che, tale ardita ipotesi, sarebbe auspicabile, come sarebbe auspicabile che la storica villa Sarfatti, ormai in decadenza, ma con ancora tutto il fascino intatto, venisse donata dagli eredi alla comunità cavallaschina.

Un museo del fascismo, qui troverebbe la sua sede storica ideale, essendo Cavallasca non lontana dai percorsi compiuti da Mussolini in fuga nell’aprile del 1945, che, passando anche da Grandola, lo videro giustiziato assieme alla sua amante, Claretta Petacci, davanti ad una villa di Giulino di Mezzegra.

*nella foto il Comm. Cav Alberto Botta col nostro amato Vescovo, Diego Coletti

 

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