Sul quotidiano locale di oggi, leggiamo un articolo della giornalista Paola Mascolo, che loda l’iniziativa del Comune di San Fermo di dare spazio ad una scuola di musica all’interno di villa Imbonati, vera ferita sanguinante della spogliazione sistematica avvenuta nel gennaio scorso ai danni dell’identità di Cavallasca, a tutto vantaggio di quella di San Fermo, prima fra tutte la decisione di svuotare Villa Imbonati degli uffici comunali per portarli tutti a San Fermo.
A nostro avviso, siamo sulla strada sbagliata.
Il sindaco tenta di dare un’immagine culturale ad una sede storica che in realtà è abbandonata a se stessa 6 giorni su 7,  ( o 7 ore al giorno fate voi) , delegando ad una povera bibliotecaria il compito invero arduo di tenere in vita un intero edificio.
Ben altro ci vorrebbe, per dare un senso, un decoro, una finalità alla sede.
I matrimoni, per esempio, non vengono praticamente più celebrati nella villa e ci risulta che la tariffa sia aumentata di 4 volte (aspettiamo smentita), raggiungendo l’insensata quota di due mila euro a matrimonio.
Perchè una scelta simile?
Non sappiamo.
Ma sappiamo che il destino della villa è legato allo spazio che verrà dato o meno all’imprenditoria privata legata al turismo, l’unica strutturata per ridare reale smalto e prestigio all’edificio, oltre ad una funzione concreta e positiva.

E tale convinzione nasce dalla totale sfiducia che lo scrivente nutre per gli enti pubblici in generale.
In passato abbiamo già avanzato idee e proposte.
Quindi non vogliamo ripeterci per l’ennesima volta.

vittorio belluso

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