Si è svolta ieri sera, venerdì 9 settembre, presso la sala consigliare del Comune di Cavallasca, una serata informativa aperta a tutte le associazioni operanti sul nostro territorio, incentrata, ovviamente, sull’eventuale incorporazione col Comune di San Fermo.

Il primo punto sottolineato è stato come, a fronte di un esito referendario positivo, l’intenzione sia quella di fare il bene di Cavallasca, in primis non relegando il paese ad una condizione di inferirorità rispetto a San Fermo, quasi fosse un comune di serie B, ma dando vita ad un nuovo Comune con un unico bilancio su cui investire uniformemente gli incentivi ed i benefici derivati dall’incorporazione.

I benefici sarebbero molteplici, ribadisce la giunta, ad esempio ci sarebbe un aumento del personale comunale, destinato altrimenti a passare dagli 11 impiegati attuali a 9 per l’impossibilità, causata dallo sforamento del patto di stabilità, ad assumere nuove persone a fronte di un pensionamento o di un licenziamento; si otterebbe, poi, un numero di punti superiore, come premio per la fusione, nella partecipazione a bandi e concorsi, avvantaggiando così il Paese rispetto agli altri Comuni partecipanti e ci sarebbe un premio economico pari al 40% delle entrate erariali dell’anno 2010, che nel nel nostro caso equivarrebbe a € 600 000 annui, che il nuovo Comune è libero di spendere per migliorare i propri servizi. Non ultimo, qualora si procedesse ad una fusione prima del 31 dicembre 2016, lo Stato si impegna ad azzerare la parte del debito rimanente pari a € 55 000, da qui sembrerebbe derivare tutta la fretta dimostrata nel procedere all’incorporazione.

Il prezzo da pagare?

La fusione per incorporazione prevederebbe, in data 31 dicembre 2016, il decadimento del Consiglio Comunale di Cavallasca, che passerebbe quindi sotto il Consiglio Comunale attualmente in carica nel paese incorporante: in parole povere non ci sarà nessuna possibilità di avere una rappresentanza cavallaschina e di partecipare alle future decisioni politiche, economiche e sociali fino alle prossime elezioni.

A questo punto sorgono spontanee molteplici dubbi: cosa succederà alla Villa Imbonati? Dove finiranno gli uffici comunali? Cosa sarà delle convenzioni in essere?

Sicuramente la Villa non sarà chiusa e l’intenzione è quella di razionalizzare gli uffici ed i servizi, preservando quelli essenziali; allo stesso modo c’è la volontà di non far fallire le associazioni, anzi, di incentivarle; di non modificare l’attuale PGT e ovviamente, di non toccare le convenzioni in essere fino alla loro scadenza.

Il problema è che sono tutte intenzioni, nulla è certo e non c’è possibilità di sottoscrivere nessun documento in quanto, a livello legale, questo non avrebbe alcun valore, se non l’impegno morale preso dai rappresentanti dei due Comuni di fronte ai cittadini.

Perchè non procedere allora ad una fusione ordinaria?

La risposta, molto sincera, è stata che si concretizzerebbe nel 2018 e che il Comune non è nelle condizioni di tirare avanti sino a tale data, nonostante le misure prese per ripianare il debito tra cui il fatto che i servizi siano ora passati totalmente a carico dei cittadini, come previsto dalle “sanzioni” conseguenti allo sforamento del patto di stabilità, (primo fra tutti il servizio della mensa scolastica) o che le aliquote siano state alzate al massimo consentito.

Quindi alla fine della serata molti sono rimasti i dubbi e le perplessità, poiché il sindaco e la giunta hanno fatto capire che il futuro di Cavallasca dipende dalla “stretta di mano” e dalla “parola” data tra “signori”.

carolina boliviaCarolina Belluso

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