Ieri sera si è svolto un consiglio comunale molto importante, l’ultimo del 2018, quello che ha definito le aliquote delle tasse locali per tutto il 2019, e che ha visto un lungo inserto iniziale per trattare la “questione Canepa”, azienda della quale era presente un nutrito gruppo di dipendenti, col loro rappresentante.

Quella che segue è quindi la cronostoria, vista secondo il nostro “sentire”, di quanto è successo ieri, cercando – come sempre – di andare oltre la fredda descrizione dei punti dell’ordine del giorno, e di trasmettere al lettore l’atmosfera che c’era, fatta di sentimenti, aspettative, convinzioni, che i singoli attori, nel nostro caso i consiglieri comunali di entrambi gli schieramenti, ci hanno trasmesso.

Punto 1: la crisi della Canepa

Su questo punto, certamente il più importante, le considerazioni sono molteplici.
Il sindaco Mascetti ha preso la parola illustrando quella che è la situazione della ditta, cosa ha fatto e sta facendo l’amministrazione per sensibilizzare le istituzionii centrali ad occuparsene, sottolineando che la ditta, che dà lavoro con l’indotto a 700 famiglie, non può e non deve fallire, perchè rappresenta una delle realtà più importanti di tutto il comparto della seta comasca.
La considerazione che ascoltandolo ci è sorta, l’abbiamo già espressa in un precedente articolo: secondo noi l’unico mezzo concreto con cui un’amministrazione può aiutare una azienda in difficoltà, consiste non tanto nella solidarietà annunciata, ma nell’abbassare le tasse di competenza.
Viene fuori per esempio una cosa che non sapevamo, e cioè che la Tari, a San Fermo, grava per il 52% sulle aziende e solo per il 48% sui privati.
Ecco, secondo noi questa è una anomalia a cui bisognerebbe porre rimedio.
Certamente l’abbassate le tasse locali a carico delle aziende costituirebbe poco più che un palliativo, a fronte di una crisi che ha radici lontane che affondano nel tessuto sociale di una nazione intera, ma sarebbe comunque un buon segnale.

Tuttavia dobbiamo accontentarci del fatto che – e questa è la buona notizia – tutte le tasse locali come ai punti 4, 5, 6, 7, ovverosia le aliquote IRPEF, IMU,TASI e TARI, NON SONO AUMENTATE , ma sono rimaste invariate.
Questa è comunque una nota di merito che va tributata alla nostra amministrazione, anche se, come già detto, si sarebbe potuto fare ancora meglio, ripartendo in maniera diversa la Tari allo scopo di promuovere le assunzioni sul nostro territorio e togliere del tutto l’IRPEF comunale.
Questione di scelte.

A proposito di raccolta dell’immondizia, di differenziata, è successo un episodio che merita di essere descritto:
Maggioranza ed opposizione si sono scontrate sul fatto che, per bocca del consigliere Daniele Failla, il livello di differenziazione a San Fermo è troppo basso e occorre quindi fare di più, nell’interesse dell’ambiante. Si capiva chiaramente – per noi spettatori – che Daniele sentiva molto il problema dell’inquinamento, facendone una bandiera.
Il sindaco, preso atto del voto contrario dell’opposizione su di questo punto, ha dato una risposta un po’ provocatoria, facendo infuriare il consigliere che, a questo punto, ha lasciato l’aula con un gesto di stizza.
Non entriamo nella polemica. Non sta a noi giudicare chi avesse torto o ragione, Semplicemente… questo è successo.

Anche il consigliere Giuseppe Micari ha lasciato la sala anzitempo, in polemica col fatto che – a suo dire – il bilancio sarebbe stato redatto in maniera poco chiara, e dato alla sua lista all’ultimo momento, sicchè lo studiarlo in maniera adeguata in vista della seduta del Consiglio, è stata cosa ardua, se non impossibile.
Una storia già vista – diremo noi – abituati negli anni in cui eravamo consiglieri comunali a Cavallasca, a scontrarci perennemente con questa problematica e a vederci costretti a continue richieste di accesso agli atti per cercare di vederci più chiaro.

A proposito dell’IMU, vorremmo descrivere quanto raccontatoci dal nostro caro amico Giovanni Briccola – foto- stimato ex vicesindaco di Cavallasca negli anni passati, e cotitolare di una delle più importanti aziende italiane operanti nel settore della valigeria, con filiali in tutte le principali città d’arte italiane.
Ebbene, l’imprenditore ci ha raccontato che la sua azienda possiede dei grandi capannoni dismessi di 5 mila metri quadri a Beregazzo, ove un tempo vi era parte della produzione.
La ditta paga al Comune di Beregazzo 40.000 euro all’anno di IMU.
L’immobile, posto in vendita, fatica a trovare acquirenti, vista la crisi produttiva italiana che non ha precedenti.
L’unico modo per non pagare l’odiosa tassa introdotta dal governo Monti (ma quanti danni ha fatto quell’incapace alla nostra economia??) è rendere l’immobile, costato a suo tempo alla famiglia grandi sacrifici per la sua realizzazione, inagibile.
Cioè scoperchiare il tetto e lasciare che vada in malora!!

Ecco, questa è l’Italia!

… La crisi della Canepa è purtroppo solo un rivolo di tutta questa problematica.

vittorio belluso

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