Si è tenuto ieri sera la seconda (e ultima?) riunione del comitato di Cavallasca in vista delle elezioni di rinnovo del Consiglio comunale che si terranno l’11 giugno.

Presenti una 15 di persone, fra cui solo una non residente a Cavallasca, cosa che ho subito fatto notare.
Premetto subito Il sottoscritto ha abbandonato i lavori per protesta nei confronti del progetto di spendere i soldi dei cittadini per ristrutturare l’attuale asilo di proprietà della parrocchia.
Dei tre punti all’ordine del giorno, la sistemazione del parco Villa Butti in appalto lavori in convenzione con Spina Verde e l’eliminazione della rotondina fantozziana realizzata dalla precedente amministrazione nei pressi del campo sportivo mi hanno visto totalmente favorevole.
Viceversa il progetto di ristrutturare la Scuola Materna con una spesa enorme a carico del Comune attingendo a piene mani dalle risorse derivanti dall’incentivo statale in arrivo per l’incorporazione, mi ha visto violentemente contrario.
Il problema, si badi bene, è di principio, non sulla bontà o meno del progetto.
Infatti non è certo il progetto ad essere in discussione.

Per quanto bello possa essere, il solo pensare di poter usare dei soldi pubblici per arricchire (aumentandone fino a 3 o 4 volte il valore immobiliare del complesso) un bene che NON E’ DI PROPRIETA’ DELLO STATO (o Comune) ma della parrocchia, e quindi della chiesa è una bestemmia, un obbrobrio, una stortura della legge,
Questo progetto, ho anticipato ieri sera nella riunione suscitando l’ imbarazzo degli altri astanti, mi vedrà contrario fino all’eventuale coinvolgimento della Procura, affinchè, con una indagine, accerti se sussistano o meno ( e secondo me sussisterebbero) gli estremi per una violazione della legge, che verrebbe aggirata con la formula del comodato d’uso, che, chiaramente, in questo caso, non ha nessuna ragione d’essere.
L’alternativa l’ho già presentata, cioè lo spostare l’attuale scuola materna ove ora vi è la scuola elementare, il cui immobile è di proprietà del Comune.
Così avrebbe un senso.

Una morale.

Nell’altro modo, sebbene dei 15 presenti ieri sera credo di essere stato l’unico ad indignarsi, si tratterebbe di un atto di sudditanza, un atto di sudditanza che affonda la sua ragione storica nei patti lateranensi firmati nel 29 da Mussolini con il Vaticano, in cui il fascismo, in cambio dell’appoggio della chiesa necessario al consolidamento del potere, emanò delle concessioni che sono in vigore a tutt’oggi e che ledono i principi della Costituzione italiana, perchè in forza di questi patti, la chiesa cattolica si assicurò un ruolo di supremazia ed indipendenza nei confronti di tutte le altre religioni, arrogandosi persino il diritto, per tramite dei vescovi, di nominare gli insegnanti dell’ora di religione, pagati dallo Stato italiano ancora oggi.
Uno scempio che continua.
Ecco quindi la mia totale contrarietà, al di sopra degli interessi personali, che consiglierebbero ben altro atteggiamento da parte mia.
Il fatto è che vedo attorno a me tanto asservimento che sento il dovere civico e morale di intervenire, anche solo contro tutti, per presentare all’opinione pubblica anche l’altra faccia della medaglia.
Quindi prendo le distanze da questo modo, ripeto, immorale, di fare politica, prendo le distanze dalla chiesa  che pare non sappia fare altro se non battere cassa nella sede sbagliata (il municipio) e mai in quella che gli competerebbe (l’arcivescovado).
Prendo le distanze dalla politica paesana, fatta di connubi bastardi, di ipocrisia, di uso clientelare delle finanze pubbliche, di specchietti per le allodole che attirano i voti di chi il cervello l’ha evidentemente consegnato all’ammasso.

Me ne vado in esilio, mi autoemargino, scelgo di essere solo.
Solo … ma pulito ed in pace con la mia coscienza.
Il mio ruolo, d’ora in poi, sarà solo questo: fare gli interessi, QUELLI VERI, dei cittadini (compresi quelli di San Fermo), andando oltre l’apparenza e concentrandomi sulla sostanza.

vittorio belluso

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