Il partito del No alla fusione di Cavallasca con San Fermo- riferiscono le nostre fonti – è composto in stragrande maggioranza da persone appartenenti ad una fascia d’età che va dai 65/70 anni in su: sono i pensionati.

Si badi bene, non tutti, ma la netta maggioranza di loro.
Si tratta per lo più di pensionati con redditi medio bassi, gli stessi che probabilmente ignorano che l’Irpef comunale, il cui aumento al massimo di aliquota è stato votato dalla amministrazione in carica, scatterà da gennaio 2017 e preleverà esattamente il doppio di quanto fa ora dalla loro pensione direttamente alla fonte, e ciò per far fronte, ironia della sorte, al buco di bilancio.

L’immagine che segue, opera del nostro vignettista, immagina quel che sta avvenendo in questi giorni a Cavallasca.
Due pensionati si infervorano su di un problema assolutamente secondario, quale il nuovo nome che eventualmente il Comune assumerà in caso che passasse il referendum, dimenticandosi o, meglio, non considerando proprio, il punto più importante, cioè il fatto che in gioco vi è il futuro dei loro figli e nipoti, allorquando i protagonisti di oggi, saranno solo dei nomi sui libri di storia locale, mentre i vantaggi conseguiti dall’operazione, un fatto conclamato di cui avranno beneficiato tutti.

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