Landriscina rilancia il progetto della “grande Como”, di cui San Fermo sarebbe la prima realtà a venire assorbita.

Como, mai come in queste elezioni lombarde, ha dimostrato di non contare nulla a livello regionale, e di essere stata sorpassata in tutto e per tutto da quella che, fino all’altro ieri, era una sua provincia: Varese.

Fontana ha escluso il nostro Fermi dalla giunta, privando Como di una rappresentatività che appariva necessaria per il suo rilancio, e per vedere finalmente risolti alcuni punti che ne deturpano il paesaggio da quasi un ventennio. (Ticosa e muro a lago).

Ora, preso atto di questa condizione di Como di sudditanza, il sindaco Landriscina – non a caso – ha rilanciato il progetto di costituire una Como più grande (e quindi più importante) unificandosi ad alcune realtà confinanti.

Di tutte queste realtà, quella di San Fermo, col suo ospedale dal parcheggio generatore di uova d’oro, è la più logica, la più appetibile, la prima da farsi.

Siamo convinti che questa ipotesi si realizzerà con la stessa impensabile fino al giorno prima velocità con cui si è realizzata la fusione fra Cavallasca e San Fermo.

Prenderne atto oggi significherà farsi trovare pronti quando la Regione (o lo Stato) lo imporrà senza inutili arroccamenti su posizioni di privilegio che danno all’amministrazione in carica un potere non acquisito sul proprio campo, ma frutto di errori strategici di altri, presi in tavoli lontani da noi.

Finirebbe così da un giorno con l’altro tutto il cordone clientelare costruito in questi anni, ai cui effetti nefasti stiamo assistendo in questi giorni, come il milione e passa di euro pubblici regalati alla parrocchia di Cavallasca per rifare il suo asilo.
Un domani, a fusione avvenuta, tutto ciò non sarà più possibile.

vittorio belluso

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