Popolazione risentita con le autorità preposte per i disagi idrogeologici che hanno colpito Cavallasca

I disastri che la domenica di piogge torrenziali hanno causato a Cavallasca e San Fermo, impongono una riflessione su cosa non è più procrastinabile fare, per prevenire che simili inondazioni abbiamo a ripetersi nel futuro.

Abbiamo notizia di case di nuova costruzione, edificate a valle di “Fontana bona”, in località Cavallasca, che sono state letteralmente inondate dal fango.
Non entriamo nel merito se fosse giusto o meno permettere l’edificazione, vista la depressione in cui l’area di costruzione si trova rispetto all’intersezione dei tre piccoli affluenti provenienti da nord, che prende il nome di fiume Seveso, di nuove case.
Di certo, però, siamo sicuri di non sbagliare nel momento in cui affermiamo che si è trattato di un disastro annunciato, cui la trasandatezza ed il menefreghismo di chi avrebbe dovuto fare prevenzione e non l’ha fatta, hanno avuto un ruolo cruciale.
Ci riferiamo alle vasche di contenimento e drenaggio dell’acqua presenti a “Fontana bona”, che, essendo già piene di materiale fangoso domenica scorsa perchè scarsamente manutenute, non hanno potuto evitare la tracimazione del corso d’acqua.
Per non parlare poi del fatto che gli alvei degli affluenti del Seveso, sono abbandonati a se stessi da anni.
In uno di questi, che definisce un lotto di terreno che un tempo veniva chiamato “Ronchetto”, abbiamo visto coi nostri occhi dei tronchi d’albero abbattuti dal vento anni fa, là presenti e mai rimossi da nessuno. Addirittura, con ogni probabilità, noi siamo gli unici testimoni oculari dello stato di incuria in cui versa quel tratto di roggia, perchè divenuto quasi inaccessibile, a causa della scomparsa del sentiero sovrastante, “mangiato” letteralmente dalla vegetazione circostante.
Un ostacolo che potrebbe innescare delle vere e proprie esondazioni, nel momento in cui si creasse uno sbarramento al corso dell’acqua. Come è successo a Cernobbio, a Laglio, e ad Argegno qualche anno fa.

La domanda è: cosa fa la Spina Verde per prevenire tutto ciò, visto che tali corsi d’acqua sono al suo interno?
Niente!
Cosa fa il Comune di San Fermo per evitare che le strade non finiscano per diventare, al primo scroscio importante di pioggia, a loro volta dei fiumi in piena?
Ha del personale preposto alla prevenzione?
Ha dei bravi stradini fra l’organico dei suoi dipendenti?
Stradini che periodicamente manutengono e puliscono dai detriti, dalle erbacce e dalla terra, i tombini, le grate di scolo e i canaletti ai lati delle strade?
NO.
Non ce li ha.
E questo è quanto.
Cari lettori, ragionate un po’ su questo.

vittorio belluso

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