Cari amici e amiche, innanzitutto, buon anno!
L’anno che si è concluso, per Cavallasca, è stato un anno estremamente negativo.
Era stato infatti facile profetizzare un aumento delle tasse, all’inizio dell’anno scorso, e aumento delle tasse è stato.
Nuove tasse caricate quasi unicamente sulla Tasi, che ha visto una lievitazione importante, valutabile nell’ordine del 60%, di cui tutti, ma proprio tutti, si sono accorti.

All’aumento delle tasse, è corrisposta, e sempre più corrisponderà, la percentuale di cittadini che non paga, o non paga tutto, o paga quando può, oltre i termini fissati.
Ciò, però, non ha insegnato nulla ai nostri amministratori, i quali, senza altre prospettive se non l’aumentare le tasse per far quadrare i bilanci, continuano imperterriti nel loro grossolano errore di base, comune però, va detto, alla stragrande maggioranza degli altri Comuni d’Italia, ove, evidentemente, l’incapacità figlia della impreparazione manageriale ed imprenditoriale, costituisce la regola e non l’eccezione.

Del resto, il primo incapace, contapalle, fanfarone, venditore di pentole a pressione costruite in Cina, è proprio il nostro primo ministro, da qui inutile aspettarsi di più dai suoi sottoposti, fino ad arrivare ai governi comunali.
Il vizio di forma, alla base, è sempre lo stesso.

Non si riesce a rilanciare il Paese, perchè non si ha il coraggio di cambiare il sistema di fare politica, o, meglio, non si può farlo senza incorrere nel rischio che crolli tutto, visto che il potere gerarchico in Italia, dal paesino come Cavallasca e via via, passando dai capoluoghi di provincia, dai capoluoghi di regioni, fino a Montecitorio, è tutto basato sul rapporto clientelare generato dal voto di scambio.
Faccio un esempio per meglio riuscire a farmi comprendere.
Un primo ministro che, nell’immediatezza delle elezioni, promette 80 euro in busta paga ai lavoratori dipendenti, sta comprando il loro voto, peggiorando ulteriormente il rapporto produttività, costo del lavoro, e quindi minando la possibilità di ripartenza e di crescita economica.
Quindi, gli sprovveduti lo votano e si rallegrano per 80 miserabili euro in busta paga in più, senza però rendersi conto che, quelle 80 euro, per giunta tassate, le rifonderanno con gli interessi allo Stato in altro modo, già ogni qualvolta, tanto per fare un esempio, si fermeranno dal benzinaio per fare il pieno.

Quel candidato sindaco che, sottobanco, promette l’aumento dello stipendio al personale del Comune in caso di sua vittoria, che promette ai cittadini che non aumenterà le tasse quando sa benissimo che non potrà contare su nessuna entrata che non sia dallo Stato, perchè nei 5 anni precedenti non ha messo in atto alcun piano strategico di investimento produttivo o di crescita urbanistica o di riqualificazione incentivante, che promette di non cambiare nulla con buona pace dei pensionati ultra settantenni, che non fonderà il Comune con nessuno per rispetto della salvaguardia della memoria storica della comunità, salvo poi, nei mesi immediatamente successivi, fingere di farlo per non dover alzare le tasse, non è migliore del Primo Ministro. E’ probabilmente fatto della stessa pasta.
Ora, quel che voglio dire, è che costituisce il mio messaggio più importante di questo 2016 appena cominciato, è che so bene che la mia persona sta sulle palle a tanta gente.
Me ne sono fatto una ragione.
Niente più del dire la verità, ha, come controindicazione, la sicura avversità di chi si sente tirato in causa, e non vuole (o non è abituato) confrontarsi pubblicamente.
Io credo, mio malgrado, di essere necessario a questa comunità, in quanto sono l’unico che ha il coraggio di uscire dagli schemi ingessati e sterili che hanno caratterizzato la politica locale di Cavallasca degli ultimi decenni.
Sia chiaro, non butto a mare tutto quel che hanno fatto i sindaci che hanno preceduto la mia discesa in campo … semplicemente ritengo che i tempi siano cambiati e che occorra da parte dei cittadini più coraggio.
Quel coraggio che io ho già dimostrato di possedere in tanti modi ma che non vedo in ancora tanti, troppi cittadini.
In coloro che temono il cambiamento pur invocandolo a parole.
In coloro che non approfondiscono mai le cose.
In coloro che parlano per sentito dire.
In coloro che non vengono mai ad assistere ai Consigli Comunali salvo poi tentare di entrare a farne parte al primo giro elettorale utile.
E’ arrivato il momento di cambiare: a livello nazionale, come. locale.
Servono persone nuove, facce nuove, mentalità nuova.
Servono persone che antepongano l’interesse della collettività a quello personale e che lo facciano davvero, non solo a parole.
Serve più determinazione da parte della gente.
Serve un voto consapevole.
Di rottura col passato.
Fatevene una ragione.

Cominciamo col mandare a casa chi ci ha governato fallendo fino ad oggi, destra o sinistra che sia.
Sarà già una gran buona cosa.

vttorio belluso

villa imbonati

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