La situazione politica a San Fermo – terza settimana di luglio 2020

Dunque, cari amici, riprendo ad informarVi circa la situazione politica sanfermina, alla luce degli ultimi avvenimenti e, ancora una volta, senza alcuna remora o paura.

La mia coscienza è pulita, come è sempre stata, fin da quando il sottoscritto era un semplice consigliere di minoranza nello scomparso Comune di Cavallasca.
Anche allora la mia voce risultava sgradita a coloro i quali, alla politica, non si affacciavano con spirito di servizio per tentare di fare gli interessi della comunità, ma i propri.
Riguardo all’articolo rimosso, posso solo dire che sono a posto con la mia coscienza, che non mi sono mai introdotto – come sono stato accusato di aver fatto – in un cantiere privato non di mia proprietà, allo scopo di effettuare fotografie.
Le immagini apparse sul blog sono state rimosse in seguito ad uno scritto avvocatizio che mi ha espressamente chiesto di farlo, erano immagini che sappiamo provenire dall’esterno del sito, da due pubbliche vie, laddove chiunque può andare di persona a vedere.
Quindi per quanto mi concerne la questione è chiusa.

Resta il fatto che la questione della cementificazione che sta subendo la nuova San Fermo allargata a Cavallasca, continua.
E questo è un dato di fatto.
Certo non metto in dubbio che le procedure di nuove edificazioni non siano correlate da altrettanti permessi a costruire, ci mancherebbe altro, non ne ho mai dubitato e sfido chiunque a dimostrare il contrario.
Caso mai ho molto da disquisire sul criterio con cui questi permessi vengono erogati, laddove non esiste un Piano di Governo del Territorio aggiornato alla fusione, perchè in una misura che appare ai più esagerata e perchè l’edilizia conservativa non venga mai presa in considerazione, per lasciare spazio a nuove edificazioni che superano talvolta il volume antecedente, finalizzando sempre ad un tipo di edilizia molto appetibile sul mercato immobiliare.
Anche questo è un fatto, anche di questo il mio avvocato è pronto a rispondere, se è vero come è vero che in Italia vige ancora un regime democratico, in cui ogni cittadino è libero di esprimere la propria opinione.
L’opposizione, guidata dagli amici consiglieri Micari, Tiso, Butti e Failla, pur lontanissimi dalla mia visione politica nazionale, spesso e volentieri arriva alle stesse conclusioni cui arriviamo noi, per quanto concerne la politica locale.
E’ un fatto che per protesta i consiglieri di minoranza hanno deciso di comune accordo di boicottare fino a nuovo ordine le riunioni dei consigli comunali.
Un fatto gravissimo che testimonia il livello di mancanza di rispetto che la maggioranza ha nei confronti della minoranza, messa sistematicamente sempre di fronte al fatto compiuto.
Storia vecchia, direte Voi?
Anche a Cavallasca era la stessa cosa?
Forse si! Specie in tempi di bilanci, in cui da consigliere di minoranza era sempre arduo strappare informazioni, se non a suon di interpellanze ed interrogazioni scritte e protocollate.
Abbiamo visto come poi è andata a finire.

Altro fatto incontrovertibile, è che San Fermo ha beneficiato dalla fusione con Cavallasca – dal 2017 ad oggi – di 3 milioni e quattrocento mila euro di premio di fusione, con una media quindi di circa 800 cento mila euro annue aggiuntive che entrano nelle casse del Comune,
Tutti proventi di Stato frutto della mia passata attività politica – e lo scrivo anche a costo di apparire presuntuoso, visto che in tanti o non lo sanno o se ne sono scordati – che non vengono spesi come si sarebbe dovuto.
Questi capitali, nella mia intenzione, si sarebbero dovuti spendere per alleggerire le tasse, sia dei residenti elettori che – soprattutto – alle imprese presenti sul territorio che sono in difficoltà, tanto che rischiano la chiusura, lasciando senza lavoro centinaia di persone cui sono legate altrettante famiglie. (Queste ultime – le imprese – a San Fermo sono tartassate dalle tasse comunali).
Questi soldi si sarebbero dovuti spendere per aumentare gli organi di sicurezza – quali gli effettivi della Polizia Locale – per migliorare la manutenzione del verde e il decoro urbano, al di là di fontanelle colorate e di aiuole ben visibili che fungono da specchietto per le allodole.
Per togliere la componente comunale dall’Irpef in busta paga, tanto per fare pochi e semplici esempi ai quali si potrebbero aggiungerne altri ed altri ancora.
Invece niente di tutto questo.
I proventi sono stati usati (o si è in procinto di usarli) non per rimettere in sesto la Villa Imbonati, oggi tristemente abbandonata a se stessa, o per riadattare la sede della Protezione Civile di Cavallasca – immobile anch’esso abbandonato seppur semi nuovo – ma per imbarcarsi e indebitarsi in nuove costruzioni, una delle quali di proprietà extra comunale.

Nel 2026 tutto questo finirà e tutti i nodi verranno finalmente al pettine.

vittorio belluso

Mi Piace(16)Non Mi Piace(3)
Print Friendly, PDF & Email