La sentenza della corte di Giustizia di Lussemburgo, che impone alla chiesa cattolica italiana di pagare allo Stato italiano l’ICI arretrata (5 mld di euro), apre a riflessioni pressochè inedite, che possono riflettersi anche nella nostra realtà locale.

Si, perchè ad essere nel mirino del fisco vi è il patrimonio immobiliare della chiesa, che è stratosferico solo in Italia, e quanto questo – quando adattato a fini commerciali – renda allo Stato vaticano – attraverso le diocesi e quindi attraverso le parrocchie, entrate enormi.

Certo, il principio nobile della sussidiarietà, laddove lo Stato manca o è semplicemente incapace di restituire ai cittadini servizi essenziali quali per esempio gli asili materni, (o, più in generale, gli istituti onnicomprensivi), fa si che si vengano a creare situazioni al limite, come è il caso di Cavallasca, ove l’unica scuola materna è di proprietà della parrocchia, la quale, per il suo funzionamento, riceve dal municipio bonifici annuali nell’ordine di 5 zeri, ed ora, anche oltre 1 milione di euro per la sua ristrutturazione, nello stesso identico infelice luogo ove sorge ora, di proprietà, superfluo sottolinearlo, della parrocchia.
Di fronte a queste storture, è per noi difficile rimanere indifferenti.
La logica, se mai c’è, non sta certo nella sussidiarietà, ma nel cinico calcolo politico di elezioni locali ove il “rendersi amica la parrocchia”, può significare la sottile differenza che passa fra una vittoria ed una sconfitta, a prescindere dalle idee e dai programmi che si professano.
In questa ottica, dubitiamo che il Comune passerà all’incasso, o, quanto meno, se mai lo farà, sarà perchè vi sarà costretto.
Prima che alle parrocchie, se mai ce ne sarà bisogno, si chiederà soldi ai cittadini e prima ancora alle imprese, imprese che, a San Fermo della Battaglia, pagano tasse locali altissime e non proporzionate ai servizi ricevuti in cambio.
E questa triste realtà si spiega sempre secondo la logica già espressa: gli imprenditori sono pochi, spesso non votano perchè risiedono altrove, e quindi sono meritevoli di venire spennati. E pazienza se si perdono posti di lavoro, tanto chi perderà questa opportunità non se ne renderà conto.
Tornando al discorso ICI-parrocchie, va osservato che il richiedere l’Ici a queste non è poi una richiesta tanto campata in aria.

Già in passato ci siamo occupati della costruzione di un nuovo oratorio con salone per le feste con annessa una nuova cucina industriale che il parroco di Cavallasca sta costruendo nel mezzo del paese, allo scopo di organizzarvi pranzi, feste e convegni.
Pranzi e convegni che vedranno delle entrate su cui è giusto che si paghino le tasse, allo stessa maniera di tutti gli altri esercizi che effettuano questo tipo di servizio.
Altrimenti si tratterebbe di un evidente caso di concorrenza sleale.
Anche un semplice baretto all’interno dell’oratorio che dispensa caffè e quant’altro al termine della SanTa Messa della domenica mattina,  è una forma di concorrenza sleale nei confronti dei normali bar.
Per i campetti di calcio affittati dalle parrocchie per le partite all’ultimo sangue fra scapoli e ammogliati che si svolgono in tutta Italia al lunedì sera … non ci risulta che venga emessa ricevuta fiscale al termine dell’incontro.
I tempi cambiano, giusto che cambi anche il rapporto che la chiesa ha con l’erario dello Stato, liberandosi di tutti quei privilegi, figli ancora dei patti lateranensi sottoscritti da Questa con Mussolini, nel lontano 1929.

vittorio belluso

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