Incredibile ma vero, a ormai una decina di giorni dalla frana che ha bloccato il traffico nei due sensi da Como a San Fermo, ancora non vi è l’ombra di un operaio che lavori per riaprire la via.
E ciò nonostante si susseguano le lamentele di chi, quella strada, la usa per andare al lavoro e che, per forza di cose, è costretto ad optare per altre strade, congestionate e strette, al punto da far lievitare al quadrato i tempi di percorrenza per raggiungere la meta.

Una situazione incresciosa, che ha visto una vera e propria mobilitazione sui social, con addirittura una raccolta di firme ed una pagina facebook dedicata: “Riaprite la via per San Fermo”.
C’è chi ipotizza addirittura che il Comune di Como, attraverso il suo deludente sindaco e la sua ancor più deludente giunta, stiano boicottando l’inizio dei lavori di ripristino della strada, per “fare un dispetto” al ricco vicino, tal Mascetti da San Fermo, il quale ogni mattina fa la doccia con le pepite d’oro che scendono dai rubinetti dei parcometri dell’ospedale Sant’Anna.
Ciò, in verità, ci pare eccessivo.
Come eccessivo è incolpare anche il sindaco di San Fermo per l’ostruzione di una strada che collega si San Fermo al capoluogo, ma la cui ostruzione si è verificata in territorio di competenza esclusiva del Comune di Como, cui, di conseguenza, tocca il ripristino.
Cosa succederà fra pochi giorni quando riapriranno le scuole e la gente tornerà al lavoro?
Facile è prevederlo: il delirio!
La gente si aspetta dalle autorità che vengano prese decisioni di emergenza, come per esempio la possibilità di ordinare un senso unico alternato alla Valfresca a seconda degli orari, con la mattina a senso unico in discesa, e dopo mezzogiorno in salita.
E la gente ( che paga le tasse e vota), si aspetta anche che i tempi per mettere mano alla frana siano compatibili con l’importanza della arteria che è stata interrotta.
Poco importa che il terreno sovrastante sia o meno di un privato.
Se questo non vuole fare i lavori, allora che li faccia lo Stato subito, addebitandone i costi al privato recalcitrante poi.
Qui in gioco vi è la percorrenza di migliaia di automobilisti ogni giorno, gente che va al lavoro.
Purtroppo, è nella emergenza che l’efficienza di un Governo o di uno Stato, (in questo caso della macchina del Comune di Como adibita al ripristino delle vie di percorrenza soggette a calamità), viene a galla.
E quel che vediamo ci offende.
Viviamo in una nazione divenuta non di serie B, ma di serie C.
La vicina Svizzera ci bagna il naso.
In situazioni analoghe, in qualunque altra nazione si sarebbe al lavoro da giorni – feste o non feste – e la strada sarebbe già stata resa percorribile.
Cosa è successo dunque alla povera Italia in questi ultimi 20 o 30 anni per farla diventare campionessa di inefficienza, corruzione, lungaggini burocratiche, tutele sindacali prive di ogni logica, costi dei lavori pubblici gonfiati oltre la decenza?
Cosa è successo?
Di chi è la colpa?
Politici dei nostri stivali, riaprite quella strada e poi, fateci una cortesia, sparite!

vittorio belluso

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