la settimana politica

Cavallasca anestetizzata e resa periferia di San Fermo, attende una parola dai sui leader che non arriva

La settimana trascorsa ha visto lo svolgimento del Consiglio comunale in cui, fra le righe, sono venute fuori notizie assai interessanti ma passate sotto traccia dagli organi di informazione.
Si è data enfasi alla riduzione della Tari, dimenticando che dietro l’altra faccia della medaglia vi era celato un fortissimo aumento per le attività artigianali e produttive le famose partite iva, quelle che generano posti di lavoro e creano sviluppo sul territorio), giusto quelle che, nella conta dei voti, pesano infinitamente meno delle famiglie.
Ma, soprattutto, ci riferiamo al passaggio nel discorso del sindaco in cui ha ammesso che il municipio si attende entrate per 400.000 euro da oneri di urbanizzazione.
La notizia, nel contesto del discorso, ha destato la sola nostra attenzione ma non è da sottovalutare.
Potrebbe trattarsi di una nuova ondata cementizia proprio a Cavallasca, ove, negli ultimi anni, abbiamo avuto un’amministrazione che annunciava la crescita zero quando parallelamente – nei fatti – le betoniere lavoravano a pieno regime inaugurando interi nuovi quartieri e permettendo a determinate attività industriali di espandersi dove prima c’era un’area protetta, e ciò in cambio di qualche lavoretto alla mal coimbientata palestra comunale.

Nulla ci dice che la politica dell’amministrazione Mascetti possa cambiare per far piacere a noi.
Gli oneri di urbanizzazione sono una voce importante nell’equilibrio finanziario dei Comuni e dubitiamo fortemente che non si faccia a Cavallasca quel che è stato fatto a San Fermo ove, con la scusa della riqualificazione ambientale a parità di volume, si sono costruite case su case, fino a riempire una montagna (Mornago).

I cavallaschini, i ronchettiani in particolare, sono come anestetizzati.
Il loro capo è morto.
Cancellato dagli eventi, conseguenze dirette dei suoi errori politici e manageriali.
Nessuno di loro ha il coraggio di esporsi, per combattere una battaglia oggi persa in partenza.
Sull’altro fronte abbiamo la sinistra locale, la cui saldatura fra i suoi elementi di San Fermo e di Cavallasca era già avvenuta prima della fusione, che si sta organizzando, ma si rende conto che se non si fa una lista unica con Massimo Butti le speranze di vittoria saranno pressochè nulle.
E poi c’è Massimo Butti, che non sa bene nemmeno lui cosa fare: il suo elettorato non vuole un accordo con la sinistra, anche se così si consegna la ormai cittadina all’amministrazione uscente di Mascetti.
Mascetti il quale – l’abbiamo tenuto per ultimo– sta usando tutti i mezzi a sua disposizione per confermarsi l’11 giugno.
Sa che sta perdendo consenso, ma non ancora abbastanza per essere scalzato.
Specie a Cavallasca sono in molti a volerlo vedere all’opera, dopo il buio pesto degli ultimi anni.
Chiedono strade asfaltate senza più buchi simili a voragini ( e sicuramente coi primi caldi, in vista del voto dell’11 giugno, arriveranno le famose asfaltature elettorali, cioè quei lavori pubblici che vengono tenuti in stand by per 5 anni per poi venir realizzati nel momento di maggior ritorno di immagine per chi li ordina), chiedono – i cavallaschini – servizi migliori di prima, una buona scuola ed un buon asilo.
A proposito dell’asilo, abbiamo già denunciata l’intenzione di finanziare l’adeguamento della vecchia e piccola struttura ove è ubicata ora la scuola materna di gestione parrocchiale con € 1.200.000 di soldi pubblici.
Un’operazione che abbiamo già definita di natura clientelare e che ci vede e ci vedrà sempre più – se davvero perseguita fino alla realizzazione – contro questo modo di amministrare, contro l’intreccio di interessi che si verrebbe a creare.
Poi c’è il capitolo rappresentanza di Cavallasca, che le 4 donne annunciate candidate nella lista della maggioranza, non potranno giocoforza assolvere nemmeno se fossero politiche navigate che nessuna di loro è mai stata.
Offensivo per Cavallasca è che si sia pensato di darle una rappresentanza chiamando solo persone di sesso femminile, come se i maschi fossero tutti ciula, e offensivo due volte perchè sappiamo bene che delle quattro ‘quote rosa’, solo una, o forse due nel migliore dei modi, verrà eletta.
E questa sarebbe una rappresentanza?
Tutto questo è nei calcoli.
Lasciare tutto com’è.
Noi?
Noi non staremo fuori, state certi.
Siamo solo alla finestra aspettando il momento giusto.
Questo momento non è ancora arrivato.
Ma siamo certi che arriverà, anche se ci vorrà tempo e sarà certamente oltre le elezioni prossime venture.
Il tempo sta lavorando per noi.
Cavallasca risorgerà.

vittorio belluso

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