La settimana politica secondo noi

La settimana politica che si è appena chiusa ha visto la campagna elettorale sempre ferma al palo.

Tutti – comprese le eventuali future altre lste – danno per scontato che Mascetti verrà riconfermato con una maggioranza percentualmente assoluta ma con un astensionismo senza precedenti.
Cerchiamo di comprendere il perchè si sia creata una situazione di assenza di dialettica politica.

Un primo assaggio, per quanto concerne Cavallasca, lo si è avuto lunedì scorso, in cui il Pierluigi, dinnanzi alla commissione da lui nominata secondo il suo criterio, non ha fatto altro che presentare un progetto di ristrutturazione dell’asilo di proprietà della diocesi di Como, progetto che Lui non solo aveva già deciso nei dettagli, ma addirittura già passato alla stampa, che, infatti, appena 5 ore dopo la conclusione della seduta della commissione, titolava sul quotidiano locale dando la fattibilità della cosa per certa: praticamente come cosa fatta!
Ciò significa che l’articolo era già stato scritto prima che la commissione si riunisse!
Possibile che solo io l’abbia capito?
Ora, non sto a rimarcare che me ne sono andato durante l’esposizione dell’infausto progetto, che il mio orgoglio mi ha impedito di piegarmi pedissequamente alla volontà altrui, la mia intelligenza di non comprendere che, là dentro, eravamo tutte pedine sullo scacchiere del re, rimarco semplicemente che la mia coscienza si è rifiutata di mettere anche il mio cervello all’ammasso, non comprendendo quello che era lapalissiano.
I 15 comprimari che erano presenti, di cui almeno un terzo segnalati proprio da me, non si sono resi conto che quel progetto si basa su una base che col “bene dei bambini’ c’entra poco o niente.

Quella è solo la facciata, lo specchietto per le allodole.

C’entra la volontà di omaggiare la parrocchia, amicarsi la diocesi, il Vescovo per tramite del parroco, portando oro pubblico a chi ne possiede già in abbondanza, tralasciando, per fare questo, di investire le risorse derivanti dagli incentivi per l’avvenuita fusione per rifare le strade bucate, per completare i cantieri lasciati a metà nelle opere pubbliche, per ridare smalto e vigore ad una Cavallasca sempre più relegata al triste ruolo di periferia di San Fermo.
I presenti non hanno capito.
I presenti della commissione – lunedì scorso – avranno pensato che sia giusto omaggiare la parrocchia con € 1.200.000 frutto dei nostri incentivi di Stato perchè si sono fatti ammaliare dalla volpe Mascetti.
Nemmeno hanno capito che non verranno convocati più, almeno finchè ci sarò anch’io.

Cosa posso dire ancora?
Capite perchè me ne resto fuori?
Ho già perso due volte le elezioni: non ho bisogno di ulteriori conferme: Cavallasca è questa qua.
L’Italia è questa qua.
Come, per esempio, il fatto che in questo paese sia vietato persino scrivere che la moda di suonare le campane a festa al termine di un funerale è una cosa che non ci piace, una cosa, secondo il nostro metro di giudizio, di cattivo gusto.
In linea con al nuova chiesa ‘creativa’ di papa Bergogliio.
Quella che perdona l’aborto e benedice le unioni di fatto (anche fra persone dello stesso sesso) con diritto di adozione.

Ebbene, non ci crederete, ma il mio post di facebook sul merito di questa nuova usanza ha fatto in un baleno il giro del paese, suscitando subito le ire delle perpetue, due delle quali hanno sentito il bisogno di insultarmi per quel che avevo scritto.
Guai a criticare l’operato della chiesa a Cavallasca!
Guai a farlo!

Anche quando permette l’applauso durante il rito funebre (altra usanza orribile di una pacchianeria senza pari), il suonare le campane a festa mentre i parenti piangono di fronte al feretro, anche quando, come nel caso della scuola materna, sta tentando di mettere le mani sui nostri soldi.

Cosa posso dire ancora? Oggi è Pasqua.
La festa per la resurrezione di Cristo.
Quindi, attenzione a non scambiare i dromedari per cammelli, come sul famoso pacchetto di sigarette, che, a dispetto del nome, porta l’effige di un dromedario e non di un cammello, con sullo sfondo delle palme, piante che traggono origine dalla Palestina e dall’Egitto, che, almeno per noi, erano e restano un simbolo di terre lontane.

Buona Pasqua a tutti.

vittorio belluso

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