Nella prossima fusione per incorporazione con S.Fermo, vi è la fine della politica locale cavallaschina per come la conosciamo e l’abbiamo vissuta fino ad oggi.

Dunque, pare proprio che più presto che tardi (certamente entro questo 2016) i cavallaschini, così come i residenti a S.Fermo, saranno chiamati ad esprimersi sulla volontà o meno di fondere Cavallasca in San Fermo che, con ogni probabilità, cambierà anche il nome, da San Fermo della Battaglia in San Fermo e Cavallasca.
Resta l’amaro in bocca, almeno a me, che, per 7 anni ho guidato l’opposizione, con tutta la forza che avevo.
Quella che segue, è un’analisi sintetica che mi sforzerò di mantenere fredda, di 7 anni di guai.

Qualcuno dirà:
ma non era questo che volevate? Non eravate Voi che dicevate che solo la fusione con un altro Comune, meglio San Fermo, ci avrebbe tolto dai piedi la politichetta, composta essenzialmente da interessi personali, invidiuzze, e visioni prospettiche sul futuro misurabili nell’ordine di millimetri?

Si, è vero, dobbiamo ammetterlo: non era così che avevamo sognato che andasse a finire il marcio che c’è nella nostra comunità e che non siamo stati in grado di sconfiggere.
Ci ha pensato la vita al posto nostro.
Le cose, alla fine, sono andate comunque per come dovevano andare.
Una gestione talvolta scellerata e sempre incompetente della ‘Res Publica‘, ha portato al dissesto economico del Comune, alla possibilità che piovano degli avvisi per danno erariale, alla possibilità che il paese vada, da qui in poi, indietro a vista d’occhio per quanto concerne i servizi, al fatto che i cavallaschini sono i residenti più sfortunati d’Italia, visto che pagano le tasse al massimo consentito dalla legge, per quei Comuni che hanno sforato il patto di stabilità.
Noi non abbiamo nulla di cui rimproverarci.
In questi anni ci hanno fatto contro, a me in particolare, una campagna denigratoria che è stata sotto gli occhi di tutti ma che, infine, coi dati che sono venuti a galla, è stata la mia prima fortuna.
Tutti si sono accorti che avevo ragione nel denunciare l’inadeguatezza di chi ci amministrava, ed i mezzi con cui lo faceva, i compromessi, le ambiguità.

Se ripenso a quel lontano 2009 in cui mi si chiese di candidarmi con il simbolo dell’allora partito nazionale di maggioranza relativa, mi vengono i brividi: quanto tempo è passato!
Quante cose sono successe nel frattempo!
Eppure, sebbene digiuno di politica e fiducioso nel prossimo, tornassi indietro rifarei tutto, anche il candidarmi per un partito politico di cui, in fondo, non conoscevo le logiche di funzionamento e di potere, ma ne avevo tratto una immagine stereotipata positiva dai giornali.
Fino a quel momento, avevo pensato solo a due cose: la mia famiglia e la mia attività.
Era la prima volta che potevo mettere a disposizione del prossimo il mio talento, la mia capacità di ottenere risultati concreti.
Con la differenza che, stavolta, il successo sarebbe stato messo a disposizione di una comunità intera  e non solo di me stesso!

Non potevo certo immaginare lo sconquasso che la mia (e nostra) decisione avrebbe portato agli equilibri politici ormai incancrenitisi della nostra micro società, che ancora viveva del dualismo PCI-DC, non rendendosi conto che quei tempi erano già finiti da un pezzo.
Cavallasca, secondo la mia visione e l’esperienza che mi ero formato in 9 anni di attività lavorativa, necessitava logo giniurgentemente di una nuova politica, non più unicamente speculativa residenziale in cui un pugno di famiglie decidevano, ma aperta al mercato, aperta all’insediamento di nuove attività, meglio ancora se legate al turismo, e ciò perchè la crisi cominciava a mordere le caviglie del benessere in cui l’Italia, e Cavallasca in particolare, aveva vissuto fino a quel momento.
Per la verità l’amministrazione uscente, guidata dal signor Paolo Russo, un passo in più rispetto all’altra lista ce l’aveva. (E infatti fu per merito suo se si costruì il Centro servizi, pur fra madornali errori di ideazione e progettazione alla base), ma era ancora troppo poco: serviva un altro passo, il nostro.
Oltre alla mancanza cronica di spazi ove avviare attività commerciali al dettaglio, mancavano ( e mancano tutt’ora) le vie di collegamento.

E’ sotto gli occhi di tutti che il nodo legato alla mancanza di un collegamento fra Cavallasca e l’Ospedale St.Anna, rappresenti un problema irrisolto e sentito dalla popolazione.
Alcuni anni fa, avevo organizzato un incontro pubblico con l’allora assessore alla viabilità e l’Amministratore Delegato della ditta di trasporti pubblica comasca, ASF,  da cui era emerso che la via Per Montano di Cavallasca non risponde ai requisiti obbligatori di legge per permettervi il passaggio dei pullman della linea C74, ovverosia non vi è il cosiddetto ‘carico’.
L’unica alternativa possibile sarebbe stata la realizzazione, come insito nel PGT della amministrazione passata a guida del fattivo Russo, di una bretella di collegamento con la Tre Camini.
Tale bretella, qualora il conteggio dei voti non ci avesse negato la vittoria, noi nel 2009 eravamo pronti a farla.
Avevamo i contatti giusti, i capitali c’erano ed erano pronti ad essere stanziati.
L’ospedale St.Anna non era ancora stato aperto, anzi, era in piena costruzione.
Quel progetto non si concretizzò mai, vinse il conservatorismo ottuso (o, meglio, lo si fece vincere) e, in ossequio e asservimento ai dettami di alcuni proprietari terrieri, esso venne successivamente tolto dal PGT e la sua realizzazione ‘sbarrata’ dall’istituzione di un parco intercomunale, a nostro avviso in questo caso dannoso, che ha preso il nome di Parco del Lura. ( Con un costo di gestione per la collettività che ha contribuito anch’esso al disavanzo di bilancio).
Ecco, questa in sintesi ritengo sia stata la più grande occasione mancata, la più grande opportunità che Cavallasca non ha saputo cogliere nel lustro che va dal 2009 al 2014.logo sito 1

Poi vennero le seconde elezioni e la mia personale posizione politica si era fatta più difficile.
Berlusconi era rovinosamente caduto sull’onda di scandali a sfondo sessuale che ne avevano irrimediabilmente minato la credibilità, ed in paese erano in tanti a credere che, una mia lista civica, non sarebbe andata oltre i voti dei parenti.

Sarai fortunato se prenderai 200 voti, quindi fossi in te mi ritirerei” … mi dicevano i ronchettiani, terrorizzati dall’idea di perdere dal Gagliardi, il cui partito di riferimento, il PD, stava facendo proseliti.
I fatti tutti sanno come sono andati: la nostra lista arrivò si comunque terza, ma praticamente a pari merito con quella favorita che faceva riferimento al partito di maggioranza relativa a livello nazionale.
Noi prendemmo un onorevole 30% dei voti avanzando di un 5% quel che 5 anni prima avevamo ottenuto col simbolo del partito di maggioranza relativa, contraddicendo nei fatti i nostri numerosi iettatori.
Ma fu una sconfitta tremenda per Cavallasca, che rinnovò la fiducia a chi non se la meritava in base ai risultati ottenuti sino a quel momento e che, per riconfermarsi, aveva fatto promesse insostenibili per il nostro erario.
Infatti, in soli 2 anni, tutti i nodi poi sono arrivati al pettine, sancendo una sola verità assoluta:
Cavallasca è stata mal guidata in questi ultimi anni.
Si sono dissanguate le casse dell’erario in una politica clientelare e sterile, mirata unicamente alla conferma del mandato e che non ha prodotto niente di visibile, di concreto.
I costi di gestione del Municipio sono enormemente aumentati.
Se il Comune fosse una impresa, ora il ‘padrone’ sarebbe in galera e gli operai in mezzo alla strada, tutti in coda per iscriversi alla cassa integrazione.

Inutile sottolineare la situazione in cui i cavallaschini oggi si ritrovano, costretti come sono a farsi ‘assorbire’ dal vicino più accorto, più capace e più furbo.
Pensino, piuttosto, a quante volte il loro voto è stato guidato dall’invidia o dalla paura del cambiamento piuttosto che dalla ragione, quante volte hanno votato ‘contro’ e non ‘per’.
Pensino, i cavallaschini, a non ripetere più gli errori di superficialità che hanno fatto.
Ora avranno 5 lunghissimi anni per pensare, per sedare gli animi, per cercare di vedere le cose sotto una luce nuova.
5 lunghi anni in cui sarà un sanfermino (Mascetti) a decidere per loro, con tutti affacciati alla finestra, perchè sarà loro consentito il solo osservare.

vittorio belluso

cavallasca 3b

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