A maggior chiarezza del nostro punto di vista, circa le opere che l’amministrazione ha messo in essere nel presente e intende realizzare in futuro, ci preme mettere nero su bianco alcune semplici cose, al fine di non apparire agli occhi di chi non ci conosce bene, pregiudizievoli.
Mai come già espresso più volte, eravamo e restiamo contrari all’intervento di ristrutturazione della scuola materna di via Monte Sasso e della costruzione al suo fianco – in questi giorni – della palestrina della scuola elementare.
E ciò, non tanto per gli interventi di per se stessi, ma per il fatto che i due edifici, uno nuovo e l’altro ristrutturato aumentandone grandemente la cubatura, sono inseriti in un contesto senza spazio e senza parcheggi, col risultato finale di apparire male inseriti, addirittura incastrati a forza.
E, per di più, data la mole di via vai di persone che due edifici scolatici generano, fonte di intralcio alla viabilità, già per altro precaria, in una zona che un tempo era il centro di Cavallasca, ma che oggi non lo è più, visto che lo sviluppo naturale del paese ha seguito altre direttrici.
I due edifici – palestrina e asilo – fortemente voluti dall’attuale sindaco – potevano forse avere un senso, in quel posto, negli anni 60, cioè ai tempi in cui venne realizzato l’asilo parrocchiale, ma non ora.
Quelle costruzioni andavano abbattute e ricostruite altrove (nell’edilizia moderna non è più conveniente ristrutturare vecchi edifici, a meno che – ma non era questo il caso – di evidente valore storico).
Ora, dal momento che si è optato, per ragioni di costi, (ai tempi in cui il sindaco era Ronchetti e le finanze piangevano), di tenere la scuola elementare nel luogo in cui è tuttora, va detto che la nuova palestrina può effettivamente servire per fare si che gli alunni non debbano più sobbarcarsi un lungo tratto a piedi, specie in inverno, per raggiungere la palestra comunale. (Realizzata nel 2009 dall’amministrazione Russo e anche qui come scelta di ripiego e temporanea).
Ecco quindi come un lavoro improvvisato e frutto di seconde scelte – senza un piano strategico che guardi un po’ più in là del proprio naso – finisca poi per condizionare lo sviluppo urbanistico di altre opere successive.
Cavallasca ne è un caso eclatante.
Il titolo del film potrebbe essere: “Come non si sviluppa un paese”.
Ma non è finita qua!
Pensiamo alla millantata e prossima ristrutturazione del sagrato della chiesa di San Michele, in piazza Garibaldi: anche in questo caso noi siamo contrari, e non tanto per preclusione nei confronti del parroco, che ogni due per tre può solo osservare impotente un’amministrazione fortemente determinata ad accrescere a dismisura il valore immobiliare dei caseggiati di proprietà della sua parrocchia, ma perchè, pur in qualunque maniera lo spazio antistante la chiesa venga risistemato, esso resterà sempre non una piazza, ma una strada di scorrimento.

L’area adiacente alla Villa Imbonati, per altro pianeggiante, regala al progettista tutta la libertà di inventiva e di spazio, permettendo di creare una piazza che sia realmente una piazza, cioè un luogo in cui i residenti, credenti o laici, bianchi o neri, cattolici o protestanti che siano, possano ritrovarsi per socializzare.
(La concezione piazza del paese = chiesa, è superata. Non dovrebbe più essere, infatti, secondo il nostro metro di giudizio, il solo campanile a dettare i tempi e i modi del convivio della comunità).
Attorno a villa Imbonati ci sono quindi tutti gli spazi e le soluzioni possibili per realizzare in modo magnifico quel che si vuole.
Del resto questa idea era già stata ventilata negli anni 80, con la realizzazione di un rilievo planimetrico, che, ad oggi, non si sa che fine abbia fatto.

Ed è un gran peccato!

vittorio belluso

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