6 anni di fusione fra San Fermo e Cavallasca

Dunque, sono già passati 6 anni dal quel referendum sulla fusione per incorporazione, in cui, a schiacciante maggioranza, i cittadini di Cavallasca votarono si all’annessione.
Il bilancio di questi 6 anni, è controverso.
Se, da una parte, Cavallasca ha risolto i suoi problemi di mancanza cronica di liquidità, grazie ai proventi dello Stato che sono derivati dalla fusione con San Fermo ( 1 milione circa di euro annuo fino al 2026), dall’altra il paese ha perso la sua anima e, con essa, la sua rappresentanza politica.
Chi, a suo tempo, interpretava il referendum come un si o un no a Mascetti, del tutto torto non aveva.
Il personaggio è controverso e già tante volte ne abbiamo parlato.
Il nostro giudizio è senza appello ma, … a che serve parlarne ancora?

Cerchiamo di vedere il lato mezzo pieno del bicchiere, ovverosia tutto quel che si è potuto
fare e che mai e poi mai si sarebbe potuto realizzare in un regime di cronica mancanza di risorse quale era quello in cui ci trovavamo prima della fusione.
Ora tutto appare lontano, sbiadito.

Ma ricordo le mie battaglie per promuovere il turismo a Cavallasca, battaglie portate avanti nella ilarità generale, quando non invece nell’ostracismo vero e proprio.
Aree destinate alla ricezione turistica che venivano riconvertite in residenziali, con diminuzione della volumetria, in omaggio ad un paventato rispetto dell’ambiente che era ottuso quando non in palese malafede.
Anche l’idea di trasferire gli uffici comunali a villa Butti per destinare Villa Imbonati ad eventi importanti, venne vista dai più come una provocazione che ledeva il loro amor proprio.
Tutta gente che non aveva capito assolutamente nulla, né di quanto i tempi stessero cambiando, né di quanto la società industriale italiana stesse entrando in una crisi profonda e senza ritorno.

Ora, a 6 anni di distanza, mi rendo conto di quanto le idee che tentai inutilmente di portare avanti, si sarebbero poi rivelate le uniche in grado di garantire alla comunità di Cavallasca la speranza di coltivare un futuro indipendente.
Così non è andata e forse è stato meglio così.
Ad affossarla proprio coloro che credevano di esserne i difensori e principali rappresentanti.
Resta il fatto che – proprio in questi giorni – a Villa Imbonati sono cominciati i lavori per rimuovere l’eternit dal tetto.
Un’altra battaglia sacrosanta che solo l’amministrazione Mascetti può portare a compimento.
Un’altra dimostrazione che la fusione è stata una ottima cosa, anche se è costata un prezzo carissimo in termini di rappresentanza politica e di appartenenza, e ha posto la comunità di Cavallasca alla mercè di un sindaco che insegue il consenso a suon di dossi e opere solo visibili.

vittorio belluso

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