Cari amici e lettori, l’articolo di ieri, pur di poche righe, ha provocato accese discussioni:   il semplice mettere in dubbio la congruità dell’operazione mega-finanziamento asilo parrocchiale per ‘allargare’ – uso le stesse parole del sindaco – la decadente e vetusta struttura esistente, ubicata su di un terreno anch’esso della diocesi, una volta di più, ha diviso gli animi.
Persino in alcune famiglie vi sono state discussioni, fra chi è a favore e chi contro a questa operazione, annunciata ieri in pompa magna sugli organi di stampa.

A favore chi ritiene che sia giusto che vengano usate risorse pubbliche, in aggiunta ai finanziamenti che il Municipio elargisce ogni anno all’associazione Scuola materna per lo svolgimento della sua attività, anche per finanziarne la ricostruzione, per un valore sul mercato immobiliare che finirà per quadruplicare.

Contrari coloro che ritengono che l’operazione sia una intromissione del privato nella cosa pubblica, laddove la parrocchia è legislativamente in tutto e per tutto assimilabile a tale, e , quindi, come per legge, un ente non avente diritto di godere di finanziamenti provenienti dalle tasche dei contribuenti italiani.

Che dire?

Dico che il nostro sindaco non si rende ben conto che questa operazione potrebbe rappresentare per lui e la sua giunta, una grana dagli esiti imprevedibili.
Dico che si illude se pensa che dietro la mia voce, cioè la mia penna, ci sia solo io.

Siamo in tanti a storcere il naso.
Siamo in tanti a non poterne più di questo connubio mieloso a fini falsamente altruistici (.. “noi vogliamo unicamente il bene dei bambini…”) fra i due maggiori poteri locali.

I bambini starebbero altrettanto bene – anzi meglio – in una struttura pubblica gestita dalla medesima associazione, magari in un luogo più idoneo e meno invasivo per la viabilità.
Siamo in tanti a pensare che Cavallasca non abbia perduto la sua sovranità perchè un ente solo ne beneficiasse e per giunta esterno ed autonomo, ma per migliorare la qualità della vita di TUTTI i suoi residenti, cominciando con il realizzare marciapiedi laddove mancano (strada per Ca’ Martello), rapprezzare strade bucate (via Cavour ed altre), ridurre le perdite dell’acquedotto in molti punti fatiscente e perciò soggetto ad infiltrazioni esterne.

Dico che la materia è di interesse della Corte dei Conti con l’ipotesi di danno erariale.

vittorio belluso

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