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4 novembre festa della vittoria nella 1°guerra mondiale

Guerra ’15-18′: 650.000 ragazzi italiani nei tritacarne delle trincee

Un’altra verità che non è scritta nei libri di storia

Recentemente l’Italia ha commemorato i 100 anni dall’entrata in guerra contro l’Austria Ungheria, della quale, fino al mese prima, eravamo alleati attraverso il patto della Triplice Intesa.

Fino a non molti anni fa, la ricorrenza del 4 novembre, era festeggiata con un giorno di festa nazionale, con tanto di chiusura di scuole e tricolori alle finestre nelle vie centrali delle città, in ricordo del 4 novembre 1918, giorno della vittoria.
Oggi, tale ricordo, va sbiadendosi, e, con esso, la memoria di quei 650.000 ragazzi, morti in una lotta intestina intra-europea, ed altre 580.000 fra la popolazione civile, che vide nei fronti del Carso in Italia e de La Somme in Francia i suoi più micidiali teatri, senza dimenticare che anche sul fronte russo si combattè, anche lì, con milioni di morti, prima che il virus Lenin, inoculato nel decadente impero zarista dagli stessi tedeschi, provocasse il repentino crollo della monarchia, l’uscita della Russia dalla guerra e l’avvento del comunismo.
In totale, quella guerra assurda, costò la bellezza, fra tutte le nazioni partecipanti al conflitto, di oltre 17milioni di morti.

Fu una guerra di trincea, ovverosia di usura, in cui intere generazioni vennero mandate a macellarsi fra di loro in nome di nazionalismi oggi incomprensibili, per fare la fortuna dei guerrafondai produttori di armi e degli speculatori, che si arricchirono enormemente.

Non so quanto di eroico ci fu, in quei poveri ragazzi.
So che mio nonno ebbe due medaglie d’argento al valor militare, per essere andato a posare i tubi ove far passare la dinamite, fin sotto il filo spinato nemico.

Un’operazione più suicida che coraggiosa, che veniva compiuta da volontari durante la notte, nella speranza di non essere individuati dalle fotoelettriche austriache.

Ugualmente, noi italiani, prima della disfatta di Caporetto, conquistammo qualche lembo di terra ad un prezzo altissimo in vite umane, e la storiografia ha sempre dimenticato di scrivere che i nostri soldati, una volta mandati all’attacco, avevano le mitragliatrici non solo di fronte, ma anche alle spalle: erano le mitragliatrici dei nostri reparti di Polizia e dei Carabinieri, che avevano l’ordine di aprire il fuoco su chiunque avesse indugiato ad esporsi al fuoco nemico.
Quanti dei nostri giovani siano morti così, è un’altra cosa che la storiografia ufficiale ha sempre omesso di riportare.
In molti casi, sia sul Carso che sul fronte de La Somme, i soldati si rifiutarono di andare all’attacco in massa, addirittura fraternizzando col nemico.
Fu così che, i nostri generali, pensarono bene di introdurre la decimazione, così ben descritta da Ernest Hemingway in ‘Addio alle armi’, in cui, a caso, veniva preso e fucilato senza processo un soldato su dieci, facente parte di un reparto che si era ammutinato, rifiutandosi di combattere.

Col senno del poi, non sarebbe stato poi così male, se i soldati di tutti gli eserciti, avessero girato la canna dei propri fucili non più verso altri come loro che spesso poi parlavano pure la stessa lingua ( fronte italiano_ austriaci di madre lingua italiana), ma verso chi li stava scientemente mandando al macello.

vittorio belluso

 

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Voglia di sicurezza o di cassa?

Articolo dell’ 8 marzo 2017 ripubblicato oggi, in occasione dell’avvio della spremitura degli automobilisti

A proposito dei nuovi autovelox che la nostra amministrazione sta piazzando fra fra il confine di Colverde e quello di Montano Lucino, ovunque ci sia un rettilineo

Dopo le polemiche dei giorni scorsi sulla nuova istallazione di due autovelox su due direttrici primarie di San Fermo, la via Garibaldina e la via Ravona, entrambe strade ad alto scorrimento di traffico e con lunghi pezzi rettilinei, la notizia del giorno, riportata da giornale La Provincia a firma Paola Mascolo, è che in questo ultimo mese, sono state conteggiate oltre mille infrazioni potenziali al giorno (1.021 per la precisione) , che, estrapolate e proiettate su scala annuale, fanno la bellezza di oltre 370.000 infrazioni per eccesso di velocità in un anno.
Se ad ogni infrazione la nostra amministrazione deciderà di commutare una sanzione, significa che gli introiti per l’erario sanfermino saranno milionari.
Roba da Paperon de Paperoni.
Va sottolineato che il limite di 50 km/h, su tratti rettilinei a grande scorrimento, come per esempio quello nella foto scattata da noi stamattina, appare anacronistico.

Gli automobilisti, vedendo l’affare spilla-soldi arancione, inchiodano di colpo, causando potenziali rischi di tamponamento con le auto che seguono.
Solo in questa ottica va letto il fatto che solo il 7,5% dei passaggi rilevati risulta viaggiare a velocità superiori.
Resta comunque un limite troppo basso per venir rispettato.
Specie nella discesa all’altezza del cippo a De Cristoforis, sulla via per San Fermo, l’autovelox è piazzato al termine di una discesa,  ove basta semplicemente lasciar correre l’auto senza toccare freno per incappare nel marchingegno azzeccagarbugli.
La sperimentazione continuerà per tutto marzo, poi da aprile scatteranno le multe.

Riteniamo che la sicurezza, nella decisione di installare questi marchingegni, sia solo il paravaento.
Se così realmente fosse non sarebbero stati piazzati nei punti in cui le auto eccedono il limite anacronistico di 50 km/h anche senza volere, ma in punti meno redditizi e più visibili.
Quindi, se la sicurezza è solo il paravento, dietro di esso  ci può essere soltanto la volontà di fare cassa.
Cassa a spese degli automobilisti e dei motociclisti, specie quelli che la zona non la conoscono, e stanno transitando o per lavoro o per andare a trovare un parente ricoverato all’ospedale.
I soldi, si sa, più li si ha a disposizione e più li si ama.
Ma stavolta, secondo noi, l’amministrazione sta esagerando.
Traspare in maniera evidente la venalità.

D’altro canto, è pur vero che nella
vicina Svizzera, in autostrada, vige generalmente il limite di 120 km/h, sulle semi-autostrade di 100 km/h, sulle strade principali e secondarie fuori delle località di 80 km/h e all’interno delle località di 50 km/h.
Tuttavia, in situazioni particolari, questa velocità massima può essere ridotta.
Può infatti capitare che in alcune tratte la velocità venga limitata a 80 o anche a 60 km/h (a causa di un sovraccarico del traffico, di una cattiva qualità dell’aria o per ragioni di sicurezza).
Inoltre, all’interno delle località vi sono zone limitate a 30 km/n o a 20 km/h e fuori delle località a 70 km/h.

autori vari

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Giuseppe Micari, un assessore al bilancio competente

Giuseppe Micari, nato a Milazzo_Sicilia- il 1 agosto 1943, nella sua vita lavorativa si è occupato di bilanci aziendali in qualità di revisore dei conti, ricoprendo dunque dei ruoli di grande responsabilità e delicatezza fino a quando, circa un lustro fa, è andato in pensione.

Nelle due amministrazioni targate Insieme per Cambiare 1999-2004 / 2004-2009, il Micari ha ricoperto il ruolo di assessore al bilancio, dimostrando qualità organizzative non comuni in questo delicatissimo incarico.

Egli è stato quindi una figura ‘tecnica’, all’interno dei consiglieri comunali che si sono avvicendati negli ultimi anni a villa Imbonati, ovverosia una figura realmente competente ed in grado di imprimere la propria impronta, supervisionando l’andamento economico del Comune passo a passo, come forse nessuno prima di lui, era riuscito a fare e conquistandosi la piena fiducia del Sindaco Paolo Russo.
Forse il lettore locale si chiederà come mai, a distanza di 7 anni dall’ultima volta che il sig. Micari ha ricoperto tale ruolo, ne decantiamo gli indubbi meriti.

E’ presto detto:
Quello che è successo, è nostra ferma convinzione, non sarebbe successo se avessimo avuto a ricoprire la carica di assessore al bilancio una persona competente.

L’andamento economico di villa Imbonati ora non ha chi sia realmente in grado di controllarlo, al di fuori, chiaramente delle competenze del personale comunale addetto, che, pur nella sua dedizione, non è costituzionalmente deputato a prendere decisioni che siano anche politiche, cioè che definiscano con chiarezza degli indirizzi di spesa, e non dettate unicamente dalla necessità di quadratura dei conti secondo una logica prettamente ragionieristica.
Il ruolo dell’assessore al bilancio gioca quindi un ruolo fondamentale, per quanto riguarda la lettura dei bilanci preventivi, revisionali ed attuativi.
In questo momento, la carica di assessore al bilancio, è ricoperta dal sindaco in persona che, a nostro avviso, non è all’altezza del ruolo perchè sprovvisto delle competenze necessarie, che non gli possono venire, come nel caso del Micari, dalle competenze acquisite sul campo nel proprio ambito lavorativo.

Sono molte le cose che i cittadini di Cavallasca non sanno, e ciò nonostante che, per anni, il nostro gruppo consiliare si sia prodigato nel tentare di fare conoscere l’andamento del quadro economico del Comune, la crescita della spesa corrente, cioè delle spese non produttive finalizzate al mero mantenimento dell’apparato comunale così com’era, e della mancanza di investimenti in ambito strutturale-strategico-produttivo.
Paroloni?
Vediamo di rendere il concetto che vogliamo esprimere il più semplice possibile.
Nello scorso lustro amministrativo, la giunta riconfermata ha preso delle decisioni che, nostro malgrado passate semi inosservate, secondo noi sono state di una gravità assoluta.

La crescita della spesa corrente, ad un certo momento, non era più sostenibile e andava corretta.
Circa 5 anni fa, l’amministrazione poi riconfermata nel 2014, per fare fronte alla spesa che cresceva, decise di rifinanziare i mutui in essere, dilazionandoli da 10 a 20 anni.
Solo noi gridammo allo scandalo!
Ma la cosa non solo passò nell’indifferenza generale, ma la maggioranza ne fece pure un atto di merito, come se scaricare i propri debiti sulle generazioni future ( fra 20 anni gli amministratori erediteranno quel che noi avremo lasciato loro, e così il popolo residente), non fosse un atto in linea con il peggior modo di fare politica, il più egoistico, il più irresponsabile, quello con cui chi ci ha governato negli anni settanta e ottanta ha costantemente usato per far fronte alle proprie politiche clientelari e sprecone: far ricadere sulle generazioni future il peso dei propri errori.

Ora, questo fatto è solo un esempio, di cosa può accadere nei meandri di un Municipio, quando a monte manca una guida in grado di imprimere degli indirizzi di gestione economica che guardino al futuro, ed abbiano rispetto di chi verrà dopo.

Tutto ciò, in questo momento, manca del tutto a villa Imbonati, e la gente non è messa nelle condizioni di comprendere, vuoi perchè colpevolmente non si informa, vuoi perchè dà retta a chi ha interesse a disinformarla per meglio safruttarla in un secondo momento, vuoi per il clima di sfiducia e paura del presente e del futuro che si è instaurato in tutti gli strati sociali della società nei confronti della politica in generale.

All’assessorato al bilancio, mai come ora, ci vorrebbe quindi un Giuseppe Micari, una persona integerrima, magari anche un po’ pignola ( perchè no?), ma capace di avere una visione d’insieme ed una conoscenza profonda dei meccanismi che portano alla redazione di un bilancio, indipendentemente dalla propria appartenenza politica, che passa in secondo ordine di importanza.

In tale maniera, potremmo ricominciare a guardare oltre la punta del nostro naso.
Allora e solo allora Cavallasca ricomincerà a muoversi.

vittorio belluso

micari 2

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I ‘passatori’ son tornati

Sui nostri confini con la Svizzera, sta riapparendo una figura che si credeva perduta per sempre dai tempi della seconda guerra mondiale.
E’ stato infatti negli ultimi 2 anni di guerra che ebrei in fuga dalle persecuzioni, sfollati rimasti senza casa a causa dei bombardamenti, renitenti alla leva, tentavano di fuggire in Svizzera attraverso i sentieri semisconosciuti che solo pochi esperti locali conoscevano: erano i ‘passatori’.
Gente che per soldi ti accompagnava di notte fino alla rete del confine.
Spesso, molto spesso, le valigie restavano di qui dalla rete, perchè una volta che il fuggiasco aveva scavalcato la recinzione, il passatore non gliele passava, appropriandosene.
Ecco, ora, quei tempi bui, quei tempi che credevamo sorpassati per sempre e consegnati all’oblio della storia, son tornati.
I ‘passatori’ son tornati.

vittorio belluso

profuga 1

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Ipotesi di risoluzione per la difficile viabilità da e per San Rocco

1 Sistemazione parziale della strada esistente a prezzo contenuto

Già altre volte avevamo costatato la difficoltà di raggiungere la località del Colombirolino per l’inadeguatezza  della strada causata dalla sua carreggiata molto stretta.
Due macchine, quando si incontrano, fanno fatica a passare  e formano degli ingorghi tra chi sale e chi scende. casati 2
Siamo nel 2016 e con la prossima Sagra di San Rocco le difficoltà di transito su questa strada si acutizzeranno sino a diventare insormontabili.
A suo tempo avevamo segnalato che era necessario trovare una soluzione e anche una sistemazione di via Alla Torre in quanto così come si trova oggi non è un bel biglietto da visita per Cavallasca, per gli utenti locali e per i molti cittadini svizzeri che frequentano la Sagra.
Questa inadeguatezza e le difficoltà di transito, erano state mascolo 3segnalate anche dalla giornalista Paola Mascolo, nei suoi articoli sulla Sagra, dal Presidente del Gruppo Sportivo di Cavallasca Gerardo Marcello e dal Consiliere e Capogruppo della minoranza Vittorio Belluso.
Noi a suo tempo avevamo proposto delle possibili soluzioni, non facili e piuttosto costose per le problematiche oggettive che presenta questa strada.
Queste soluzioni erano state bocciate sia dal Comune sia dal Gerardo-Marcello1presidente del Parco Spina Verde Giorgio Casati (la strada è all’interno del Parco) perchè giudicate non prioritarie per una strada che si usa quasi solo unicamente in occasione della Sagra agostana di San Rocco e come già detto molto costosa.

A nostro modesto parere, una soluzione parziale possibile e non costosa c’è, e consiste nella formazione, dal primo tratto  dalla Provinciale fino alla casa di proprietà Manuini, di un marciapiede sul lato sinistro in ascesa, con qualche piccola modifica di qualche ingresso privato, eliminando quindi i restringimenti segnalati con dei paletti in ferro che invadono la sede stradale e che sono una evidente bruttura.

Nel secondo tratto dalla proprietà Manuini, sino all’ingresso della Villa Cammarata, si dovrebbe posizionare un semaforo, ma solo nel periodo della Sagra, che regoli a senso alternato i flussi delle auto, in quanto l’allargamento di quel tratto necessita di un muraglione di sostegno della strada molto alto e quindi con costi proibitivi.

Il terzo tratto dall’ingresso della Villa Cammarata, essendo in piano, rende possibile un allargamento verso destra, e in fondo si potrebbe formare una rotonda, proprio  sotto la scalinata della chiesetta di San Rocco, al fine  di agevolare il ritorno. (e inoltre si dovrebbe anche spostare i pali della luce che invadono la carreggiata).
Per questa soluzione si potrebbe interessare sia il Comune sia l’Ente Parco della Sina Verde essendo la strada all’interno del Parco.

A meno che non parta la ristrutturazione del Colombirolino, ora in stato di abbandono e degrado, in tal caso si potrebbe accollare la sistemazione della strada, ma così com’è non è nè appetibile nè conveniente e in questa situazione non decollerà mai.

frigerio saglio 2Marco Augusto Frigeriovia alla torre 1via alla torre 2

san rocco 2

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Così parlò Frigerio nel giugno del 2014 …

Ripubblicazione di un articolo illuminate di Marco Augusto Frigerio, pubblicato il 4 giugno del 2014, all’indomani della sorprendente vittoria di idea Comune, (che poi in seguito scopriremo essere frutto delle irrealistiche promesse fatte alle associazioni-gruppi di persone, della promessa truffaldina fatta ai residenti di Ca’ Martello di realizzare il famoso marciapiede sulla strada provinciale e degli aumenti delle indennità e dei premi pecuniari promessi ad alcuni dirigenti che concorreranno a portare il Comune al dissesto economico a cui assistiamo in queste settimane ed al concreto rischio di finire commissariato).

…’chi ci sta ci sta’, e chi non ci sta …

Malgrado se ne dica, non abbiamo sbagliato niente.
Qualsiasi cosa avessimo fatto, avremmo perso ugualmente, non avremmo mai recuperato i 180 voti di scarto.
Vittorio ha i suoi fans ma ha anche uno zoccolo duro contro.
Io ho cercato di fare breccia in questo zoccolo duro, ma non ci sono riuscito.
Poi alcune cose non hanno giovato, come la fusione dei comuni, cosa che io continuavo a dire di non pubblicizzare troppo, meno che mai al punto 1 del nostro programma.
Cavallasca è un paese anomalo, ha paura dei cambiamenti (vedi quando circa 25 anni fa in tutti i comuni limitrofi sono andati al potere i comunisti, Cavallasca rimase democristiana).
Poi chi determina il voto sono le persone di una certa età, i giovani se ne sbattono della politica, anche io da giovane non mi interessavo di politica, non sapevo neanche cosa fosse, perchè non andavo a caccia di voti, ma di ‘farfalle’.

L”olandese volante’, da quello che ho potuto capire, era il più favorevole ad allearsi col sindaco, ed aveva ragione.
Quest’ultimo, era quasi favorevole perchè si parlava solo di noi e vedeva la vittoria sfuggirgli di mano, non si aspettava nemmeno lui una vittoria così schiacciante.
Noi, per vincere, dobbiamo allearci, se no, da soli, non vinceremo mai e saremo a vita all’opposizione e avremo ancora per 10 anni Ronchetti sindaco.
Ora Ronchetti, dopo lo strepitoso e insperato successo di quelle proporzioni, non si alleerebbe più, perchè è sicuro di vincere sempre.
Noi dobbiamo cambiare nome e simbolo, perchè non basta che Vittorio abbia preso le distanze dalla politica nazionale.
Il centro sinistra di Russo era Insieme per Cambiare, quello di Vittorio è Forza Cavallasca, facciamo Insieme per Cavallasca ed uniremo i due nomi.
A Vittorio non piace molto a parola ‘insieme’, quindi si potrebbe fare anche ‘Uniti per Cavallasca’.

Per concludere, ‘ chi ci sta ci sta’.
E chi non ci sta, vaffanxxxo!

frigerio 2

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Scuolabus_Cavallasca: ripubblicazione di un articolo del gennaio 2015

articolo del 27 gennaio 2015
Oggi il giallobus ha dato forfait

Ricordatevi, cari amici, e care amiche di Cavallasca, che sempre più numerosi mi leggete, in particolare mi rivolgo a Voi mamme che avete un figlio in età prescolare:

Segnatevi questa cosa che sto per dirVi: il servizio di trasporto degli alunni, rischia concretamente di cessare nel momento in cui l’attuale mezzo, vecchio di 26 anni, dovesse dare forfet.
Lo so che dico cose scomode, lo so che non fa piacere leggere notizie come questa, ma è la pura verità.
Una delle tante verità scomode che in pochi abbiamo il coraggio di denunciare.
Giovedì sera, in Consiglio Comunale, ho fatto verbalizzare le mie dichiarazioni.
Dichiarazioni che paiono oggi non venire comprese ma che domani peseranno come pietre sulla coscienza di chi, bellamente, sta utilizzando le poche risorse che ci sono per politiche che nessun imprenditore con un minimo di esperienza assumerebbe mai.
Il nostro emendamento, che chiedeva di investire su di un nuovo mezzo per il trasporto degli alunni, è stato bocciato, a favore di un impossibile tentativo parastatale di salvare la cadente villa Butti dall’oblio, e ciò senza che nemmeno si sia tentato di coinvolgere dei privati, gli unici che possano realmente salvare l’edificio dal degrado.
Degrado che noi diamo per scontato continuare anche con l’insufficiente intervento di 330,000 mila euro, costituente unicamente il primo di 3 lotti di lavoro ipotizzati, di cui € 272.00 usciranno dalle nostre tasche. (173.250 dovremo restituirle in 15 anni e 99.000 dobbiamo tirarle fuori subito).

Molte persone, alcune anche all’interno della mia stessa squadra, non condividono il mio intervento consiliare
Ma non potevo fare altrimenti.
Non io debbo fare un passo indietro per fini populistici.
E’ chi non riesce a comprendere che deve fare uno sforzo di comprensione, magari provando a ragionare secondo una logica nuova.
I numeri sono numeri.
Il tempo mi darà pienamente ragione e ci sarà chi si cospargerà il capo di cenere.

Nella foto, il pulmino ora in dotazione al Comune di Cavallasca, datato 1992 con oltre 100.000 km di onorata carriera sul gobbone.
Una sua sostituzionenon costerebbe € 80/90000.

vittorio belluso

giallobus

 

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Fu il sindaco Lino Gelpi il vero ‘inventore’ del setificio per come lo conosciamo oggi

Una notizia non scritta sui libri di storia comasca

L’Istituto Tecnico Industriale di Setificio, “Paolo Carcano”, nasce ufficialmente a Como come scuola per maestranze nel 1869, in un periodo di rivoluzione industriale che vede sul nostro territorio il nascere di centinaia di ‘filande’, ove si coltiva ed allevava il baco da seta, finalizzato ad una produzione di altissima qualità che avrebbe reso Como ed il territorio comasco famoso nel mondo.
L’istituto verrà poi intitolato al senatore comasco Paolo Carcano, alla morte di questi, avvenuta nel 1918
Nel 1963_così riporta la storiografia ufficiale ripresa direttamente dal sito web dell’istituto_la scuola diventa Istituto Tecnico industriale con tre indirizzi: chimico tintorio, disegno tessile, tessitura e nel 1975 l’Istituto si trasferisce nella nuova sede_quella attuale.(foto)
Quello che la storiografia ufficiale non riporta, è che l’idea felice di specializzare l’istituto Carcano nei tre rami spostandone la sede, decisione che avrebbe ridato slancio ad una scuola poi posta a modello imitativo da ogni parte del mondo, fu dell’indimenticabile e illuminato sindaco Lino Gelpi, sindaco di Como dal 1956 al 1970.setificio

Fu infatti del Gelpi non solo la comprensione della necessità di diversificare e specializzare l’istituto nei tre rami, ma Sua fu l’idea di spostarne la sede dove si trova ora, secondo un progetto avveniristico avviato_ stando alle nostre informazioni_ nel 1968.

Quel che la storiografia non riporta, e che avrebbe poi condizionato positivamente la vita di decine di migliaia di giovani, indirizzandoli felicemente ad una buona professione, è come e dove nacque l’idea.

L’idea di Lino Gelpi nacque parlando col genero Enrico, soprannominato Chicco, che aveva sposato la sua secondagenita_ Maria Teresa_ e col padre di lui, quel Dante Prini allora titolare di una delle stamperie più innovative ed in espansione di tutto il comasco.
Questi si lamentava del fatto che la sua azienda avesse grosse difficoltà a reperire manodopera specializzata e che l’istituto presente in città non formava adeguatamente i suoi studenti, e quindi non era più al passo coi tempi.
Serviva più specializzazione e più contatto con le nuove tecnologie, quindi più spazio.
La formazione vera e propria, secondo le mutata esigenze del mercato, toccava farla ormai interamente alle aziende che assumevano.
Fu dalla presa di coscienza di queste problematiche, parlando direttamente coi diretti interessati, che il sindaco Gelpi, nel fortunato decennio del Suo governo, seppe porre le basi di uno sviluppo coraggioso quanto illuminato, uno sviluppo di cui tanti e tanti giovani, ancora oggi, molto spesso inconsapevolmente, beneficiano, nel momento in cui scelgono di iscriversi al Setificio comasco.

vittorio belluso

Nella foto, Lino Gelpi con Aldo Moro e don Peppino Brusadelli e all’inaugurazione della passeggiata a lago, che oggi riporta il suo nome, con Giulio Andreotti che taglia il nastro.

gelpi moro 1

 

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I Butti di Cavallasca: 7 sindaci in famiglia

Riproponiamo l’articolo sui sette sindaci Butti pubblicato a suo tempo da Renato Leoni

Sette sindaci in poco più di un secolo,dal 1864 al 1971. Singolare sequenza quella maturata in seno a una dinastia, i Butti le cui radici in paese risalgono al seicento.
Diede il via a questa successione curiosa e quasi dinastica di primi cittadini del paese nel 1864, Francesco Butti, sposato con la contessa Eleonora Valle, figlio dell’ingegner Giuseppe , che aveva acquistato nel 1801 la storica villa Imbonati, non lasciò traccia nel suo biennio scarso di governo locale (morì meno di due anni dopo la propria elezione).
Aveva militato in gioventù nelle truppe napoleoniche ed è certa la sua partecipazione nel 1813 alla battaglia di Lipsia con Napoleone.
Sindaco di Cavallasca fu poi il fratello Luigi Butti. Il suo mandato amministrativo fu altrettanto breve, essendo anch’egli stato eletto in tarda età: fu primo cittadino negli anni 1868 e 1870.
Ben più marcata impronta e memorie ben più consistenti furono invece lasciate dal nipote Giuseppe Butti.
La storia del paese lo ebbe per protagonista per lungo tempo e per motivazioni anche diverse dal suo incarico di sindaco, durato senza interruzioni per ventiquattro anni, dal 1871 al 1894. Forte personalità, estroso ed instancabile interprete di una società e di una cultura che abbinavano valori patriottici ed esigenze dell’economia locale, aveva preso parte, a vent’anni, alle Cinque Giornate di Como.

Ferito nell’assalto alla polveriera di villa Geno, non esitò ad unirsi alla colonna Arcioni per combattere gli austriaci in altre zone del Regno lombardo_veneto. Nel 1859 nella sua residenza, ancor oggi nota come villa Imbonati e sede municipale aveva ospitato lo stato maggiore dei Cacciatori delle Alpi offrendo informazioni a Garibaldi prima della Battaglia di San Fermo. Altri meriti e altre vicende lo resero sempre più popolare.

Il nomignolo di Peppot affibbiatogli dai suoi conterranei disegna con incisiva efficacia le sue qualità fisiche e morali. Due matrimoni e sette figli. Agricoltore esperto e cultore appassionato delle sue vigne, produttrici del non dimenticato “bianco di Cavallasca”. Hobby ben nutriti dalle sue possibilità finanziarie e dalla sua generosità: la caccia e l’opera lirica.
A lui, botanico eccellente e promotore di convivi letterari e musicali, capitò, per motivi e legami familiari , di ospitare nella sua villa anche il giovane Luigi Pirandello.
Era l’anno 1889. Il futuro celebre scrittore siciliano vi trascorse qualche settimana prima della sua trasferta in Germania per gli studi universitari. Si parlò allora persino del fidanzamento di una figlia dell’esuberante sindaco con un fratello di Pirandello.
Giuseppe Butti morì ad 81 anni per una polmonite contratta andando a piedi al teatro Sociale di Como per assistere, come sempre aveva fatto, ad uno spettacolo della stagione lirica. Il busto di marmo che lo ricorda, custodito nella casa dei pronipoti Frigerio, Marco e Giovanni, lo ritrae con la dovuta dose di verismo.
Il figlio Luigi Butti, quartogenito  del vigoroso Peppot, divenne sindaco nel 1898. La sua gestione dorò sino al 1920, immersa nella trasformazione del paese prima e dopo la guerra mondiale. Primi insediamenti artigianali e industriali nel tessuto economico locale, anche quì sino all’alba del Novecento radicato quasi solo nella produzione agricola. Anni contrassegnati dalla costruzione del primo acquedotto, dalle fortificazioni del Monte Sasso, dalla strada che da Carbonera porta alla cima del monte Sasso stesso.
Un altro esponente della famiglia , Giovanni Butti per qualche mese del 1920 era subentrato nella carica di sindaco a Luigi Butti.
Il fratello Francesco Butti, sindaco di San Fermo della Battaglia dal 1896 al 1910, venne nominato podestà di Breccia, San Fermo e Cavallasca nel 1926. Designazione di breve durata, essendo egli morto nell’ottobre del 26.
I Butti nel 1919 avevano venduto la storica villa Imbonati  al barone belga Ernesto Bayet e si erano trasferiti nella meno nobile, ma pur sempre spaziosa ed antica Carbonera.

Quì arrivava con una certa frequenza l’ammiraglio, conte Raffaele De Courten, ministro della marina dal 1943 al 46, che aveva sposato una cugina di Augusto e Giuseppina Butti, ultimi eredi di un casato cui resta intensamente legato anche lo sviluppo demografico e sociale del paese (abitanti quasi raddoppiati nel decennio 1961 1971.)
La riconquistata autonomia comunale, nel 1957, ebbe tra i protagonisti il mite e bonario Augusto Butti, eletto proprio in quell’anno. Rimase in carica sino al 1971: promosse la costruzione della scuola elementare, l’adeguamento della rete di illuminazione e di quella idrica nella fase di espansione residenziale registrata con l’arrivo do notevoli flussi migratori prima dalla Valtellina e dal Veneto e poi dal meridione.
I quindici anni di guida pacata e saggia del Comune da parte del nipote dell’esplosivo ed impulsivo Peppot hanno chiuso con dignità la serie dei sette sindaci Butti.
Le vicende liete tristi del ceppo familiare riflettono l’evoluzione dell’intero paese.

 

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Famiglia Butti, non solo famiglia di sindaci, ma anche di sacerdoti

Riproponiamo l’articolo sui sacerdoti Butti pubblicato a suo tempo da Renato Leoni

E’ nota come Villa Imbonati, perchè erano stati questi nobili milanesi a farla costruire nell’attuale sede municipale di Cavallasca.

Ma dal 1801 alla fine della prima guerra mondiale la villa fu residenza di quella famiglia Butti che diede el paese una vera e propria ” dinastia ” di sindaci in poco più di un secolo e per la precisione dal 1864 al 1971.

Sono stati infatti sette i primi cittadini presenti sull’albero genealogico del casato che aveva qui possedimenti già nel 1642 quando il vescovo Lorenzo Carafino fece compilare un inventario dei beni parrocchiali.

Le vicende ottocentesche dei Butti e della loro spaziosa ed elegante residenza annoverano pure le nascite di sacerdoti, don Giuseppe e don Francesco, che furono il primo parroco di Drezzo dal 1823 al 1882 e l’altro parroco di Trevano quando questa comunità assunse una sua autonomia ecclesiale.

Don Giuseppe Butti si è guadagnato un posto nelle cronache risorgimentali comasche come consulente topografico di Giuseppe Garibaldi avendo segnalato al generale proprio su sua richiesta di percorso da compire per conquistare Como e l’insediamento austriaco in quel di san Fermo.

A lui oltre che ovviamente all’omonimo nipote detto Peppot che aveva ereditato Villa Imbonati si deve l’accampamento in casa Butti del quartier generale dei Cacciatori delle Alpi alla vigilia dell’arcinota battaglia di San Fermo. Estroso e ricercato poeta il vivace parroco di Drezzo una raccolta di versi da lui espressi in occasione di avvenimenti, di nozze, di anniversari.

Un’altra presenza di rilievo in qull’epoca in casa Butti fu quella di don Giuseppe Livio, cognato dei Butti avendo un fratello suo sposato Luigia Butti sorella del parroco di Drezzo. cappellano del ” Benefizio Butti” e quindi della chiesetta di San Carlo di pertinenza del casato, fu il primo sindaco di Cavallasca dopo l’unità d’Italia.

E per altri quindici anni fu assessore dello stesso comune.

Un ottocento quindi non privo di impegni e di allori della famiglia Butti che vide preti e garibaldini accomunati dalla volontà di porre fine alla dominazione austriaca ed inizio all’indipendenza dello Stato italiano.

 

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Viola_88: storia di un progetto meritevole

Ecco, secondo la nostra ricostruzione, la vera storia della Viola 88, la squadra di calcio nata dalla fusione delle squadre del Cavallasca e la Cacciatori delle Alpi di San Fermo della Battaglia, avvenuta negli anni 80.

Un progetto ambizioso che, purtroppo, ebbe una vita relativamente breve.

La storia

La collaborazione tra Gs Cavallasca e Cacciatori delle Alpi fu promossa da inizialmente dal prof. Luciano Manuini, di Cavallasca e da Enrico Corti e dal compianto Parravicini.

L’iniziativa ebbe modo di decollare grazie a Vittorio Panzeri, (foto) in qualità di sponsor e Presidente onorario, coinvolto nella nobile iniziativa da Bruno Rovetta, personaggio eclettico e sempre pieno di iniziativa.

Il prof. Manuini, grazie all’esperienza 25ennale in qualità di allenatore della squadra di football di Cavallasca, mise la propria persona a disposizione del progetto viola 88.

La nobiltà dello scopo dell’iniziativa, cui aderì esternamente anche Marco Frigerio, fu di tentare di strappare quanti più giovani fosse possibile alla droga, allora dilagante in tutta la provincia di Como, i cui effetti devastanti sulla formazione dell’individuo cominciavano ad essere evidenti a tutti.

Lo scopo dell’iniziava era non tanto l’insegnamento di una disciplina sportiva, pur affrontata con cipiglio semiprofessionistico, ma l’importanza di alcuni valori societari, primi fra tutti l’educazione comportamentale ed il rispetto per il prossimo, creando una linea di continuità fra lo sport praticato ed il processo educativo.(mens sana in corpore sano).

Tale nobile iniziativa durò alcuni anni ed ebbe effetti molto positivi sulla formazione di tanti giovani sia di San Fermo che di Cavallasca, come molti di loro, ancora oggi,a distanza di oltre 20 anni, ricordano bene.

Iniziativa che si sostenne solo grazie al mecenatismo di persone del calibro di un Vittorio Panzeri, di un Luciano Manuini e di un Enrico Corti.

L’iniziativa venne poi superata dalla promozione, da parte del Gruppo Sportivo di Cavallasca guidato dall’appena nominato Presidente (1992) Gerardo Marcello, dall’iscrizione a pagamento alla scuola calcio, con iscrizione alla terza categoria dei tornei provinciali.

Questa è la storia della Viola 88.

Di seguito, le iniziative che furono promosse dalla dirigenza sopra elencata per il Gs Cavallasca:

  • La festa di S, Rocco,
  • La oggi tradizionale Festa di fine anno dell’atleta con SS Messa e omaggio del panettone,
  • Il Calendario omaggiato dai volontari insieme ai sacchi di raccolta dell’immondizia.
  • La castagnata in piazza della Chiesa.

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In Italia 500 farmacie a rischio chiusura

Sono oltre 500 le farmacie italiane, distribuite su tutto il territorio nazionale, che sono praticamente fallite, coi libri contabili già sui tavoli dei Curatori fallimentari.

L’insolvenza è tale che gli esercizi privati non riescono a rientrare dall’esposizione finanziaria contratta con banche, grossisti e istituiti di leasing.

Ciò è innanzitutto responsabilità dei rispettivi titolari che non hanno compreso e, conseguentemente, non sono stati in grado di adeguarvisi, i tempi che corrono, dati i margini della farmacia italiana in caduta verticale, ormai da almeno due o tre anni.

In quest’ottica, va detto che le tasse e le spese per il personale e per gestire i costi di gestione ordinari, non sono affatto diminuite, anzi, sono aumentate.

Qualche eccezione c’è, come la farmacia di Cavallasca, che ha visto, in controtendenza nazionale, aumentare nel 2014 la domanda dell’utenza nella misura dell’8%, ma mantenendo, causa riduzione dei prezzi dei farmaci dovuti alla scadenza dei brevetti, circa lo stesso fatturato dell’anno precedente.

Di drammatica situazione godono anche le farmacie comunali, che fisiologicamente lavorano con spese di gestione mediamente più alte delle corrispondenti farmacie private, ma le cui perdite economiche vengono scaricate sulle collettività locali di appartenenza, sotto forma di tassazione locale.

Da qui l’impennata di vendite su tutto il territorio nazionale: le amministrazioni, un tempo fiere di annoverare nel proprio organigramma anche una o più farmacie comunali, ora si ritrovano con un fardello di cui cercano di disfarsi, per risollevare i rispettivi bilanci.

Il 2016 si preannuncia dunque come un anno di selezione, anche nell’ambito di un comparto, quello della farmacia italiana, che erroneamente viene considerato al di sopra della crisi economica che attanaglia l’Europa e l’Italia in particolare e che vedrà, salvo cambiamenti di rotta radicali in tema di regimi fiscali da parte sia del Governo centrale che delle amministrazioni locali, diminuire il numero complessivo di farmacie aperte al pubblico.

 

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Le Paratie a lago di Como: deciso ciò che noi avevamo proposto

Le Paratie a lago di Como_deciso oggi quel che noi avevamo proposto e scritto il 7 agosto 2015 e prima ancora il 22 marzo 2014

Già nel 2014 poi ripetute nel 2015 avevamo parlato delle paratie antiesondazione del Lago.
Ora dopo l’incontro promosso dal gionale “La Provincia” con esponenti della società civile si è addivenuto ad una conclusione  che rispecchia quello che noi avevamo detto nel 2014  e nel 2015.
Senza essere dei supertecnici ma solo persone di buon senso abbiamo dimostrato dsi essere all’avanguardia nella risoluzione del problema.
Rportiamo quì di seguito lo scitto a suo tempo pubblicato.

Questi lavori vennero progettati    sfruttando la Legge Valtellina, in quanto venivano erogati dei soldi a fondo perduto contro le esondazioni.

Gli Amministratori del Comune di Como pensarono di cogliere l’occasione favorevole per allargare e abbellire la passeggiata a lago (in tanti punti due persone appaiate facevano fatica a passare) ed, ad un tempo, con le cosiddette Paratie realizzare un’opera all’avanguardia nel mondo.

Come tutti sanno, in seguito tutto è degenerato e ora si parla di eliminare le Paratie e posizionare, in caso di uscita del lago delle parancole da montare a mano, che sono cose da far ridere, tornando indietro di un secolo, quando si posizionavano i sacchetti di sabbia.

Alzando la passeggiata nella zona d i Piazza Cavour di un 30 centimetri (probabilmente si salverebbero i fondi già erogati)elimineremo le piccole esondazioni, (un geologo ne aveva proposti 40 che sono anche troppi)e il Sindaco Lucini, essendo un geologo, può valutare bene la situazione) che sono la maggior parte dei casi .

Se poi ci fosse una esondazione ogni 10 anni, questa, con ogni probabilità, finirebbe anche per fungere da attrazione turistica.

Penso che sarebbero contenti anche gli esercenti che si affacciano su Piazza Cavour.

L’allargamento della passeggiata è stata una cosa utile in quanto prima era troppo stretta, non si poteva nemmeno passeggiare comodamente, come si fa ora nella passeggiata provvisoria.

Le Paratie sono un’opera inutile anzi dannosa, in caso di esondazione con le paratie il lago uscirebbe all’hangar e causerebbe chissà quanti altri problemi, come alle fognature, alle tombinature ecc.
L’allargamento come detto sopra è stato utile in quanto prima dell’allargamento in quel tratto di passeggiata provvisoria non passeggiava quasi nessuno.
Con la passeggiata allargata e sistemata e con un buon arredo e senza Paratie si risparmierebbero soldi che si potrebbero utilizzare riqualificando e sistemando anche Piazza Cavour, senza pensare a opere faraoniche di dubbia funzionalità che richiedono ingenti somme per il funzionamento e la manutenzione e a costi infiniti che aumentano di giorno in giorno.

Marco Augusto Frigerio

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lungolago

 

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Butti, Pozzi e Rinaldin. E CL sovraintendeva dal cielo

All’origine del crollo del centro destra liberale,
dopo chi ha creduto che i consensi comaschi sarebbero durati per sempre

Gli anni bui per il centro destra comasco sono stati quelli intercorsi nel quadriennio 2008/2012, anni in cui il Popolo della Libertà riuscì a dissipare una maggioranza di stampo bulgaro, consegnando le chiavi della città ai fans dell’accoglienza selvaggia, ai fans dell’ideologia gender, ai fans dei vari decreti svuota-carceri, che tanto stanno mettendo a repentaglio la sicurezza nostra e delle nostre dimore.

Rinaldin, Pozzi e Butti, con le varie correnti, da Gaddi alla Veronelli, da Tambini a Laura Bordoli, sono stai i principali protagonisti di un dissidio poi clonato in tutta Italia, che ha fatto crollare il centro destra liberale, che pareva, almeno sulla carta invincibile, tanto che il territorio comasco era universalmente considerato una roccaforte del centro destra.
Un dissidio alimentato anche e soprattutto dai protagonismi interni, ma anche dalle diverse anime in campo, in cui, Comunione e Liberazione, l’associazione cattolica vicina all’ex presidente della Regione Lombardia,
Roberto Formigoni, ha avuto una componente importanterinaldin pozzi

L’effetto è stato a scoppio ritardato, ma, nel momento in cui ha cominciato a manifestarsi, è stato un crollo verticale dei consensi, un’emorragia senza soluzione di continuità.
Si può dire che la sconfitta della Moratti ad opera di Pisapia, a Milano, 4 anni fa, abbia segnato il punto di non ritorno, l’inizio di una caduta a ruota libera che, a tutt’oggi, non è ancora terminata, ma che aveva già da tempo dato segnali del suo manifestarsi, senza che nessuno l’avesse presa nella giusta considerazione l’eventualità.
In questa ottica, quel che è successo nella provincia di Como, è eclatante, è il vero specchio di quella che, solo all’apparenza, era una gigantesca macchina cattura-consensi, ma che, in realtà, si dimostrò un’accozzaglia di potere che rispondeva al nome di Popolo della Libertà, in cui convivevano anime le più disparate, laiche e cattoliche, talune liberali e tali altre vicine alla destra di Almirantiana memoria. Personalmente, essendo stato amministratore del PdLdal 2009 al 2013 ( periodo dello scioglimento del Popolo della Libertà divisosi in Forza Italia, Fratelli d’Italia e Nuovo centro destra), credo di essere in una posizione assolutamente privilegiata per esprimere e raccontare quella che è stata la mia esperienza.
Per me, che arrivavo alla politica dopo anni ed anni in cui avevo pensato sempre solo al lavoro, era tutto nuovo, lindo, entusiasmante.gaddi veronelli

Ma con la candidatura a sindaco del 2009, per altro non decisa da me ma dall’allora coordinatore provinciale, presi coscienza che la comunità nella quale mi proponevo non gradiva affatto la presenza di un grande partito politico, sebbene, grazie a questi e solo a questi, qualora mi avesse arriso la vittoria al netto dei voti annullati in maniera invero ingiusta, sarebbero arrivati i finanziamenti per cambiare ed ammodernare la viabilità del paese.
La vittoria non arrise per 21 voti ufficiali e i milioni non arrivarono, con buona pace dei proprietari terrieri.
Ma la prima presa di coscienza che c’era qualcosa che veramente non andava nel Popolo della Libertà, la ebbi solo l’anno dopo, nel 2010, allorchè, nominato l’allora senatore della Repubblica Alessio Butti come nuovo coordinatore provinciale al posto di Giorgio Pozzi, all’interno del partito si scatenò una guerra senza quartiere, fra i sostenitori di Pozzi e quelli di Rinaldin. Una battaglia senza esclusione di colpi che vide il partito, a livello provinciale, frantumarsi in due.
La cosa fu per noi di Cavallasca doppiamente dolorosa perchè eravamo in buoni rapporti con entrambi i contendenti e non desideravamo affatto doverci schierare.
Ma, alla fine, fummo costretti a farlo dalle insistenze del coordinatore e ci schierammo dalla parte di Pozzi, suscitando le ire dell’altro contendente, che si sentì, a torto od a ragione, tradito.
Allo spoglio, cui partecipai, ricordo che rimasi allibito: agli elettori, delle vicissitudini interne al PdL, non era arrivato nulla o quasi ed il partito stravinse sul PD, mandando a Milano entrambi i contendenti, sia Pozzi che Rinaldin risultarono quindi eletti, così da perpetuare la guerra interna in corso anche negli anni a venire.

Scoppiò anche il caso del muro a lago, la giunta Bruni fu sull’orlo di cadere ed il nostro consiglio all’allora coordinatore, consiglio basato sui discorsi che sentivamo nei salotti cosiddetti ‘bene‘ della città, fu quello di non salvare la giunta, di lasciarla cadere, perchè i comaschi erano veramente furiosi non tanto con Bruni, quanto con Butti e, di riflesso, con Berlusconi.
Gli scricchiolii, insomma, avevano cominciato a trasformarsi in vere e proprie crepe nello scafo da cui fuorientrava acqua a tutto spiano.butti bordoli

Intanto i dissidi continuano.
Il PdL_Como, di fatto, era spaccato e incalzavano le elezioni comunali per la nuova giunta.
Da una parte vi era Sergio Gaddi, da sempre in Forza Italia, con la Veronelli, con Rinaldin e con Pozzi, che nel frattempo aveva fatto il salto della quaglia, passando da Butti al suo alter ego Rinadin, e con Tambini e quindi con Comunione e Liberazione rappresentata da Formigoni, al fianco di Alessio Butti, che estrae dal cilindro un candidato uoutsiders: quella Lura Bordoli che poi impiegherà, una volta perdute le elezioni, pochi mesi per passare con Alfano, nel Nuovo Centro Destra, formazione fantoccia d’appoggio e puntello al governo Renzi in cambio di poltrone.
Le primarie per scegliere il candidato sindaco di Como, ebbero l’effetto di dividere ancora di più un partito i cui membri, se si incontravano per strada, non si salutavano.
La morale fu che la Bordoli vinse le primarie del partito e Lucini diventò il primo sindaco di sinistra dal dopoguerra ad oggi.

Ma al peggio non c’è mai fine. Di lì a poco arrivò il colpo di stato mascherato, ordito dall’Europa e dalla massoneria ai danni del Governo Berlusconi, che dovette lasciare il campo al professor Monti, il peggior primo ministro che l’Italia abbia avuto dai tempi di Nerone.
Un pontificatore tassatore pieno di sé che ha ridotto l’Italia nelle condizioni in cui, con l’ausilio di Letta e
Renzi, si ritrova oggi.
A questo punto il Popolo della Libertà va in frantumi. E comincia a dividersi a livello nazionale come di fatto era già diviso a livello provinciale.
Nel marasma generale è tutto il comparto che ne risente: ad oggi, pur su posizioni diverse, sia Forza Italia che Fratelli d’Italia sono oggettivamente deboli,
Soprattutto Fratelli d’Italia, che a Como col pur ottimo Marco Butti, vero e proprio esempio di amministratore puntiglioso coscienzioso e puntuale, non credo abbia alcuna c
hange di vittoria qualora si presentasse col simbolo di FdI contro Lucini, per assurgere alla carica di primo cittadino del capoluogo lariano
Dalla parte di Forza Italia abbiamo un Fermi, ex sindaco di Albavilla ed eletto consigliere regionale fra le fila di FI, che sta dimostrando grandi capacità, ma, attorno a sé, vi è poco.

Alessandro Fermi e Marco Butti godono entrambi di un crescente consenso, frutto del lavoro puntuale e metodico, che stanno svolgendo.
Ma, tale consenso, specie nel caso del Fermi che ricopre la prestigiosa carica di consigliere regionale, di cui gode, è rivolto tutto e solo alla sua persona specifica e non al partito, quella Forza Italia che non garantisce più, come era nel caso del PdL di soli pochi anni fa, un successo assicurato.alessandro fermi

Questi, altro non sono che dei dati di fatto che debbono fare riflettere.
Il simbolo non ha più appeal, non conta cambiare sigla e colori, occorre cambiare le persone, ripartendo dal merito.
Puntare sul merito nel ricambio generazionale di Forza Italia, così come di Fratelli d’Italia, come sostenni personalmente in un duro faccia a faccia pubblico con Alessio Butti giusto un anno fa, non è un atto di coraggio: è divenuta una necessità imperativa per tentare di riguadagnare percentuali di elettorato perduto.
Si prenda atto, ed io questo lo dissi di fronte a centinaia di persone alcuni anni fa a Pero, che Berlusconi non possiede più da un pezzo il ‘sole in tasca’, e quindi sono passati i tempi in cui, per essere eletti, bastava associare il proprio nome al suo.
Da ora, o si premia il merito o sarà un lento ma inesorabile declino.

Più rosea la situazione dell’altro partito del centro destra italiano, la Lega Nord, ma di cui parleremo con un successivo articolo.rinaldin bruni

Se mai vi è una conclusione da trarre, da questa breve sintesi delle vicende che hanno segnato il destino del centro destra comasco nell’ultimo lustro, è che a dissipare una maggioranza che pareva inattaccabile sono stati i personalismi.
I Butti, i Rinaldin, i Pozzi,ognuno col suo stuolo personale di yes man, con Comunione e Liberazione a sovraintendere dall’alto della nuvoletta michelangelesca, tutti quanti in attesa che i voti piovessero dall’alto come per grazia ricevuta, quasi fossero un diritto acquisito e scontato, tutti quanti erano, fazione contro fazione, sempre più pronti a festeggiare la sconfitta del nemico interno che la vittoria vera e propria sugli altri partiti dell’arco costituzionale.
Così facendo, non solo non si è costruito nulla, ma si sono poste le basi perchè, pur ad effetto ritardato, il castello crollasse.
Avrà insegnato qualcosa il concatenamento stretto di tutti questi avvenimenti?
Riuscirà chi rappresenta l’elettorato moderato e liberale a non dividersi più come in passato e a trovare nuove basi comuni?
Non sappiamo.
Di sicuro, i cocci lasciati delle battaglie del passato, sono ancora tutti a terra, lì da vedere.


vittorio belluso

 

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Mozione Gender_il testo approvato in Consiglio Comunale il 30 novembre 2015

Mozione

(visto l’articolo 10 e relativi comma del Regolamento per il funzionamento del Consiglio Comunale), per dire NO all’ideologia Gender nelle scuole di Cavallasca, come da disegno di legge n.1680, per iniziativa della Senatrice PD Valeria Fedeli, per l’introduzione dell’educazione di genere e della prospettiva di genere nelle scuole.

Premesso
Che la società sta deviando a causa di ideologie laiciste ed irrispettose della naturale differenziazione dei sessi, già presente nei testi sacri quali Bibbia e Vangelo, da cui la necessità di invertirne la rotta in difesa e nell’interesse delle generazioni future.

Considerato
che in questi ultimi periodi sta prendendo piede nelle scuole italiane l’insegnamento dell’ ideologia “gender“, ovvero la teoria di negare che l’umanità sia divisa tra maschi e femmine mirando ad eliminare le identità sessuali “naturali”.
Non è il corpo in cui si nasce a determinare l’essere maschio o femmina di ogni essere umano, ma una scelta personale alla quale contribuiscono anche le condizioni della società in cui si vive.
Tale ideologia, inoltre, prevede l’abolizione di termini quali “madre” e “padre” a favore di
“genitore 1” e “genitore 2” e il termine “parentalità” al posto di “famiglia“.

Ritenuto e premesso
che non abbiamo alcun pregiudizio nei confronti dell’omosessualità in generale, non riteniamo opportuno l’insegnamento di questa ideologia sopra indicata a bambini o ragazzi minorenni

Pertanto
il sottoscritto Vittorio Belluso, capogruppo della lista “Forza per Cavallasca“, chiede l’impegno dell’Amministrazione comunale di attivarsi affinchè tale ideologia non venga genericamente promulgata sul nostro territorio.

Commento

Con la mozione gender, Forza per Cavallasca segna il ritorno ad una linea politica di alto livello, incentrata su temi umanistici ed etici.

Dopo la mozione del 2009 sulla caduta del muro di Berlino, affinchè anche a Villa Imbonati se ne onorasse la memoria ( bocciata col voto contrario, già allora, di Ronchetti e Gagliardi), con la mozione sul crocefisso negli edifici pubblici in seguito al ricorso, poi respinto, alla Corte di Strasburgo di una cittadina italiana che ne chiedeva la rimozione ed infine, con le due mozioni 2013 e 2014 sulla vergognosa quanto ingiusta detenzione, nel disinteresse delle nostre autorità, dei nostri due marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone in India, ( anch’esse bocciate dalle altre due liste), è ora il turno della mozione contro la volontà governativa di introdurre l’ideologia gender nell’insegnamento nelle scuole, cosa che noi riteniamo semplicemente sbagliata.

Sappiamo bene che la nostra scelta non verrà condivisa da quella maggioranza di cittadini che non ne comprenderà il senso.
Sappiamo bene che in molti penseranno che a Cavallasca non ci siano le condizioni per trattare argomenti così importanti.
Eppure, costoro, si sbagliano di grosso!
E’ la coscienza figlia della cultura informativa che manca a Cavallasca ed è è proprio lì che noi batteremo il chiodo nei prossimi anni.

Denunceremo le cose che riteniamo sbagliate, come già abbiamo cominciato a fare, come certe grossolani sprechi della nostra amministrazione, che sa solo tassare e tentare di nascondere all’opinione pubblica le proprie mancanze.

Ma non proporremo più, come anni fa ci venne chiesto da più parti, le famose proposte costruttive.
E questo perchè esse, fra cui, tanto per citarne alcune, quelle sul pannello informativo comunale, sugli orti pubblici, sulla parità di premio fra gli alunni provenienti dalle scuole pubbliche che private, la mozione per installare un parapetto di fronte alla piazzetta del Centro Servizi ove si erano già registrati degli episodi potenzialmente pericolosi, ecc.ecc, esse sono state tutte dapprima bocciate, poi lasciate macerare in qualche cassetto comunale, e poi, quando ormai la popolazione se n’era bella che dimenticata, estratte e fatte proprie da una maggioranza scorretta quanto priva di idee.

Con la mozione gender, intendiamo porre l’attenzione del lettore sul fatto che la politica entra sempre nelle nostre case, anche quando non ce ne accorgiamo e pensiamo di averla chiusa fuori dal nostro uscio, e vi entra, come nell’ideologia gender, in maniera subdola attraverso addirittura l’insegnamento che i nostri figli subiscono a scuola.
Il disegno di legge.

La finalità è la seguente:
il superamento degli stereotipi di genere educando le nuove generazioni, lungo tutte le fasi del loro apprendimento scolastico, al rispetto della differenza di genere”.
Dunque, insegnare la ‘differenza di genere’ sin dalla scuola primaria attraverso nuovi libri di testo.

Per soddisfare tale finalità il ministero dell’Istruzione intende adottare provvedimenti per integrare l’offerta formativa dell’educazione ‘di genere’ dei bambini.
I piani dell’offerta formativa delle scuole di ogni ordine e grado adottano criteri educativi finalizzati alla promozione di cambiamenti nei modelli comportamentali, al fine di eliminare stereotipi, pregiudizi, costumi, tradizioni e altre pratiche socio-culturali fondati sulla differenziazione delle persone in base al sesso di appartenenza e sopprimere gli ostacoli che limitano di fatto la complementarità tra i sessi nella società» (art. 1).
Inoltre si prevedono anche corsi sulla “differenza di genere” a discrezione degli insegnanti (art. 3).

Il disegno di legge sembra riguardare solamente la valorizzazione del ruolo della donna nella società e la tutela del principio di uguaglianza al di là delle differenze di sesso, invece le cose non stanno così, perchè, stando alla relazione ministeriale, occorre ‘incoraggiare gli studenti a intraprendere percorsi di studi e professionali superando visioni tradizionali che tendano a individuarli come tipicamente “maschili” o “femminili”.

A nostro avviso, così facendo, si vanno a ledere le differenze che sono naturali fra maschio e femmina che, nella terminologia gender, non a caso vengono chiamate
“differenze di genere”, come se fossero un qualcosa di vecchio e da doversi superare.
Si tenta criminalmente di cancellare le peculiarità che fanno di un uomo un uomo, e di una donna una donna, insegnando che ciò è male.

Questa lege altro non è che un piede di porco, atto a scardinare le basi su cui si poggia la nostra già cadente e corrotta società.
Quindi, secondo il nostro Governo laicista e filo marxista, con l’ideologia gender si vorrebbe superare lo schema uomo_donna perché considerato vecchio e stereotipato, figlio di una cultura conservatrice e bigotta, stimolando nell’alunno il riconoscimento dell’identità di genere attraverso quei modelli comportamentali già presenti nella società.
Quindi, a nostro avviso, il disegno di legge, una volta riuscito a distruggere il concetto di rapporto uomo_donna, per come è dalla notte dei tempi fin nei testi sacri, si prefigge di porre le basi per una società in cui le variabili omosessuale, bisessuale, transessuale, transgender, costituirebbero la norma e non più una curiosa eccezione figlia anch’essa, entro determinati limiti, della natura..
Tutto ciò, per noi, è inaccettabile, perchè riteniamo essere la differenziazione degli esseri umani in base al sesso è la cosa più bella ed interessante che Dio ci ha dato sulla terra.

vittorio belluso

Paper Dolls 2

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Nazismo e jihadismo_potere religioso che si fa anche potere politico_controsensi della Costituzione italiana

Ho una riflessione che reputo importante da fare sulle religioni e sulla nostra Costituzione, che mi nasce dopo aver ascoltato l’intervista di Sky al direttore di Charlie, Gerard Biard

Il titolo dell’articolo, “Nazismo e islamismo_potere religioso che si fa anche potere politico, potere politico che si fa anche religioso_controsensi della Costituzione italiana” , dice già tutto.

E quali sarebbero questi controsensi, che rendono la Costituzione italiana obsoleta, secondo Belluso?

Sono due.
Andiamoli a vedere ed analizzare:

Nella XII° disposizione transitoria e finale della Costituzione italiana, con la legge del 20 giugno 1952 n. 645 (cosiddetta legge Scelba), si istituisce il reato di apologia di fascismo ovverosia si vieta nella Costituzione stessa di costituire associazioni o gruppi di movimenti che richiamino i principi del fascismo, perchè in palese contraddizione coi principi democratici della nuova Italia uscita dal conflitto mondiale.

Secondo Belluso questo articolo, è incompleto e parziale, perchè se è vero che sottintende con la parola ‘fascismo’ anche l’ideologia nazista, che pure non è espressamente menzionata e che si rese artefice di atrocità inaudite nei confronti dell’umanità intera, tralascia in maniera assolutamente voluta l’ideologia comunista.
Nel 1952, Stalin, era vivo e vegeto ed il comunismo stava perseguitando ebrei, cattolici e avversari politici, confinandoli nei propri campi di sterminio, non secondi ai lager di hitleriana memoria, denominati gulag.

Ma, dal momento che Stalin aveva vinto la guerra, e che di comunisti l’Italia era così piena che ne annoverava anche fra coloro che avevano appena finito di stendere la nuova Costituzione italiana, si preferì tacere sulle fosse di Katyn, sulle foibe istriane e sui milioni di morti delle purghe staliniane, parzializzando la discriminazione politica al solo nazifascismo.

Ciò fu un errore.
Ma andiamo oltre, perchè vi è un controsenso ancora maggiore a cui vorrei arrivare col ragionamento, specie se analizziamo un altro punto della nostra Costituzione, quello che pretende di essere fautore del dialogo fra le genti, di pace e di amore, quel punto della nostra Costituzione che traccia un solco apparentemente insormontabile fra il mio modo di intendere la religione e quella del mio compagno di banco a villa Imbonati.

Mi riferisco all’articolo 8, che recita testualmente :

‘Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.
Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano.’

Ora, analizziamo questo articolo, che pone tutte le religioni sullo stesso piano, la cattolica con la protestante, la protestante con la fede islamica, la fede islamica con l’induismo.

E qui vengo al punto, perchè vi ravvedo non uno, bensì due controsensi:

Il primo si rifà al punto in cui si vieta l’apologia di nazismo, senza tenere conto che il nazismo, esattamente come il comunismo, non si limitano ad essere solo un modello politico di società, ma si autoproclamano vere e proprie forme di religione stessa.
Il Nazismo, prima della guerra, organizzò addirittura una spedizione in Tibet e in Nepal in cerca del sacro Gral, origine della sua mistica religiosa prima ancora che politica.
Quindi, se noi prendiamo atto che il comunismo staliniano così come il nazismo hitleriano sono state a tutti gli effetti delle forme di religione, non possiamo far coesistere i due punti che, ad un tempo, vietano e promuovono la stessa forma di associazione.

Il secondo controsenso è insito nell’articolo 8, che pone le religioni, tutte le religioni, sullo stesso piano.

Secondo il direttore di Charlie_Gerard Biard_non è possibile accettare forme di politica che siano anche religiose.

E ciò perchè le religioni, tutte le religioni, mirano all’intimo dell’essere umano, alla coscienza dell’individuo, cioè a quella forma di spiritualità che è assolutamente soggettiva, cioè che muta ad ogni essere umano.
Ora, non è possibile_ spiega Biard_che un messaggio che mira al singolo, si standardizzi e diventi messaggio univoco per le masse, cioè un sistema politico che governa i popoli.
Chi lo fa sta solo strumentalizzando la fede per fin prettamente politici.
Ma ciò, si dà il caso, è esattamente ciò che stanno facendo quelle nazioni che hanno implementato nella propria Costituzione i dettami di una dottrina religiosa.
Ciò è già successo in tante nazioni ove la Shari’a_ legge islamica_ si è fatta legge dello Stato.

Non è possibile_sostiene il neodirettore subentrato a Charb ucciso nell’attentato_immaginare che possa mai esistere un dialogo fra chi si ispira ad ideali quali la libertà_in ogni sua forma_in questo caso di stampa e di satira vignettistica_di fraternità ed ugualianza, con chi concepisce come obbligo per la donna l’infibulazione, il matrimonio poligamo per un solo sesso, la pena di morte per il reato di adulterio_sempre e solo per un solo sesso_la soppressione fisica di chi non professa la fede divenuta legge dello Stato.
Tutto ciò non è più possibile accettare.
Quindi, per noi italiani, occorre immediatamente dare il via ad un processo revisionista nei confronti della nostra Costituzione stessa, aggiornandola alla gravità dei tempi, prima che la violenza che tutto il mondo ha veduto con orrore a Parigi, dilaghi anche a Roma.

vittorio belluso

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Variante della Tremezzina: Soprintendenza contro le necessità di decine di migliaia di cittadini

Quella della bocciatura della variante della Tremezzina è grossa!

La Soprintendenza, unica a votare no, contraddicendo il SI dei comuni direttamente coinvolti nella fattibilità dell’opera dal costo di € 330.000.000, ha dato parere negativo circa la fattibilità dell’opera a causa di un ritenuto eccessivo impatto ambientale.
A nulla sono serviti i dati riscontrati sul campo, che parlano di un’opera fondamentale, non solo in termini di sveltimento di traffico, ma anche di messa in sicurezza di un tratto che vede un gran numero di incidenti spesso dall’esito mortale.
Si tratta di 2 milioni e mezzo di euro, tutti provenienti dalle tasche degli italiani, letteralmente buttati via.

Ma chi ci ha guadagnato?

Uno scandalo che va denunciato con forza.
La gente va informata, in fondo, dei loro sacrifici e dell’uso scellerato dei loro risparmi stiamo parlando!
Vanno pubblicate parcelle, nominativi e quanto altro.
Chi si è assunto l’onere di vanificare lo sforzo finanziario della collettività, e di 40 tecnici specializzati, deve assumersi le sue responsabilità.
Di risorse pubbliche bruciate, stiamo parlando!
Non é possibile che basti il parere del solito ambientalista ascetico e un po’ beota, 
che nel NO trova la sublimazione delle proprie frustrazioni e l’affermazione dell’io professionale, esattamente come succede troppo spesso nell’anacronistico e parassitario mondo della Pubblica Amministrazione diretta o indiretta che sia, per vanificare investimenti, anni di studi, esigenze di viabilitá e di sicurezza, di decine di migliaia di persone che ogni giorno si recano in ufficio, in fabbrica, a scuola.

variante tremezzina

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Difficile viabilità per il Centro Polifunzionale Spina Verde

Difficile viabilità per il Colombirolo_Chiesetta dei pittori di S.Rocco_Centro Polifunzionale Spina Verde_Cavallasca

Di Marco Augusto Frigerio

Quest’anno, complice il bel tempo ed i tanti inviti che mi sono stati rivolti, sono andato più volte alla sagra di San Rocco.
E ancora una volta ho constatato la difficoltà esistente per raggiungere la località del Colombirolino, per l’inadeguatezza della strada, causata dalla sua carreggiata molto stretta ed in pendenza.
Due automobili, quando si incrociano, fanno fatica a passare, e non potendo farlo assolutamente in alcuni punti, creano degli ingorghi per chi sale e per chi scende.
Il fatto che anche i parcheggi, molto spesso, non siano sufficienti a contenere tutte la auto in arrivo, dato che sono molte le auto che, una volta arrivate in cima al Colombirolino, devono poi ridiscendere, rinunciando alla Sagra, con la strada troppo stretta, a loro volta incrociandosi con quelle che salgono, peggiora ulteriormente le cose.
Non riescono a passare, si generano anche delle liti fra gli automobilisti e alle parolacce sono seguite anche delle percosse tra i guidatori che si sono malmenati. (agosto 2015).
La difficoltà di transito su questa strada è confermata anche dalla giornalista Paola Mascolo, che più volte ha scritto articoli sulla Sagra, dal presidente del Gruppo Sportivo di Cavallasca Gerardo Marcello e dal consigliere comunale e capogruppo della minoranza che ha presentato in comune una mozione sin dal 16 agosto 2012.
A suo tempo più volte avevo segnalato che era necessario trovare una soluzione, e anche una sistemazione di via alla Torre (l’unica strada attualmente percorribile per raggiungere il Colombirolo), in quanto non è un bel biglietto da visita per Cavallasca, per gli utenti locali e per i molti cittadini svizzeri che frequentano la Sagra, il trovarsi sempre più spesso bloccati lungo la via, senza più la possibilità di muoversi, né in avanti, né indietro.

Vediamo qui di seguito le possibili e non facili soluzioni:

  1. Ripristinare la strada Comunale della Vetta come suggerito sia da Vittorio Belluso sia da Gerardo Marcello, in modo da creare un flusso in uscita di auto atto ad evitare che la strada si blocchi con potenziali ripercussioni anche sull’eventuale transito di mezzi di soccorso.
    (Però va considerato che questa strada_foto in entrata ed in uscita in calce all’articolo_è troppo ripida e poi l’uscita sulla provinciale risulta quasi impossibile se non realizzando un adeguato svincolo).
    Ritengo che, tale soluzione, risulti alquanto costosa e di difficile realizzazione.
  2. Vi è un progetto di Valerio Rossoni che però non sono a conoscenza del tracciato proposto e quindi non sono in grado di dare sia pure un mio modesto giudizio.
    (Si tratta di rendere percorribile all’utenza una strada privata con diritto di passo pubblico che è stata chiusa dai proprietari con una sbarra che passa a fianco della villa ‘Ricci’).
  3. Un’altra soluzione potrebbe essere la formazione di un tratto di marciapiede sul lato sinistro di via alla Torre, in ascesa partendo dalla Provinciale, con modifica di qualche ingresso privato che crea dei restringimenti, eliminando così una evidente bruttura.
    Inoltre se risultasse troppo problematico realizzare una strada di proseguimento (vedi strada della Vetta), si potrebbe eseguire l’allargamento dal primo curvone (all’altezza della residenza di un noto professore ex consigliere comunale) verso destra sempre in ascesa (tratto ora stretto in cui due auto non ci passano) e formare una rotonda sotto la scalinata della chiesetta di San Rocco per agevolare il ritorno.
    Soluzione possibile ma anch’essa costosa in quanto l’allargamento dal primo curvone in avanti necessita di un muraglione di sostegno della strada molto alto. (e quindi costoso).
  4. Per ultimo, in attesa di poter trovare una soluzione e per il solo periodo della Sagra, si potrebbe posizionare un semaforo al primo curvone e uno in vetta, per creare un’alternanza per le auto sia in ascesa che in discesa, eliminando così l’incrocio contemporaneo di due auto.

    Per le soluzioni molto costose si potrebbe interessare sia il Comune sia l’Ente Parco della Spina Verde essendo il tutto all’interno del Parco.
    Moiregirf

    via comunale della vetta provinciale copiavia comunale della vetta colombiriolo copia

     

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