Interesse composto e Tempo … due preziosi alleati!

Interesse composto e Tempo - ...due preziosi alleati !!!Interesse Composto unito ad una buona dose di Tempo e si creano i capitali….la pensione integrativa, …la serenita’ finanziaria.

L’interesse viene detto composto quando invece di essere “goduto” viene aggiunto al capitale iniziale che lo ha prodotto.
Un recente studio americano presenta un esempio di due dipendenti coetanee assunte nello stesso momento dalla stessa azienda: una che aderisce subito al fondo pensione con una stima di accantonamento a scadenza ( a 65 anni di eta’)di 620.000 $ contro  un versamento complessivo di 68.800$.
L’altra collega decide di sottoscrivere il fondo pensione otto anni dopo….con un capitale stimato a scadenza di 368.000 $……un effetto tempo imponente…otto anni di ritardo presentano un minor capitale di 252.000 $ !!!!!!
Cosa puo’ succedere se procrastiniamo ancora di piu ????
Per ottenere 100 € di pensione e’ necessario accantonarne 20 se si hanno 25 anni.
Per ottenere 100 € di pensione  e’ necessario accantonarne 55  se si hanno 40 anni.
Oltre si arrivera’ a dover accantonare 100 € ogni mese per averne 100 ….fino ad arrivare a doverne accantonare 134 € ogni mese per averne 100 !!!!!
Chi prima inizia e’ gia a meta’ dell’opera….e non parlo solo di previdenza,…ma di investimento in generale…..l’interesse composto unito al tempo crea le condizioni per potersi costruire sia flussi reddituali che capitali , un esempio su tutti e’ il piano di accumulo, dove la grossa differenza la faranno i versamenti dei primi periodi magari anche effettuati in momenti di mercato piu’ favorevoli di altri….

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Cambiare si può, sempre …

trovare nuovi interlocutori nel mondo dei servizi finanziari

cambiare si può, sempre..... - trovare nuovi interlocutori nel mondo dei servizi finanziariLo scorso Ottobre la Consob nel consueto rapporto ci comunica che il 57 % degli italiani dice di ricevere una consulenza passiva e/o generica.

Inoltre sempre gli italiani dichiarano di non essere in grado di valutare la qualità del servizio che viene loro fornito….

Con l’arrivo della direttiva Mifid II  l’aspetto consulenziale verrà sicuramente e maggiormente evidenziato e promosso, ma qui c’è da iniziare un grande lavoro di educazione finanziaria con la propria clientela, e quella potenziale, per offrire una vera consulenza personalizzata in maniera tale che le lacune e le carenze di cui sopra possano venire nel tempo rimediate.

Non sono mai riuscito a capire come si possano spendere giorni e giorni nella scelta di una automobile o delle piastrelle di un bagno e contemporaneamente decidere frettolosamente come allocare i risparmi di una vita, magari delegando totalmente senza capire cosa si stia facendo…..sto parlando di situazioni limite ….ma ne esistono e temo non siano ad oggi rare.

Molto probabilmente la responsabilità è’ anche degli operatori del settore , alcuni poco formati ed alcuni non particolarmente interessati a far evolvere la cultura finanziaria del proprio cliente, ma temo sia un errore strategico nel lungo termine.

D’altro canto e’ indubbio che cambiare intermediario finanziario rappresenti una fonte di stress ( ogni cambiamento ci destabilizza nel breve….) analoga ad un trasloco….non arrivo a fare analogie con il divorzio, non esageriamo.

Eppure molte situazioni di non soddisfazione derivano dalla procrastinazione , e questo succede in tutti i settori della nostra vita, ma il tempo in questo caso ci potrebbe remare contro…

La concorrenza si farà più accesa e le qualità del consulente andranno potenziate, ma il cliente dovrà essere disponibile anche a ricevere  sempre un educational advice dal proprio interlocutore in primis per poter decidere meglio……..e per poter raggiungere nel tempo la propria felicità finanziaria.

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Il risparmio tradito

di Andrea Poggi
Se fosse stata fatta una corretta pianificazione finanziaria, molte persone non avrebbero visto l’azzeramento delle loro posizioni

Il risparmio tradito dai fallimenti bancari - Se fosse stata fatta una corretta pianificazione finanziaria, molte persone non avrebbero visto l'azzeramento delle loro posizioniSono in pausa pranzo e mi e’ venuto in mente tutto quello che e’ successo relativamente ad una banca italiana  ma in generale relativamente ai diversi defaults bancari che si sono succeduti e che, forse, si succederanno ancora.
A me premono le implicazioni che coinvolgono i risparmiatori, la clientela.
Secondo me quello che i mass media non hanno evidenziato, tra le mille cose che avrebbero dovuto evidenziare, e’ che se fosse stata fatta una corretta pianificazione finanziaria e conseguente consulenza, molte persone non avrebbero potuto vedere l’azzeramento delle loro posizioni.
E’ evidente che un cliente di una certa eta’, con una bassa propensione al rischio, dovrebbe in primis presentare una profilatura mifid di carattere molto prudente, e che quindi evita ex ante la sottoscrizione massicia di prodotti rischiosi e che rappresentano magari anche  la quasi totalita’ del portafoglio.
Ad un cliente che arrivava dai titoli governativi italiani  non puo’ essere collocata una obbligazione strutturata subordinata emessa dalla stessa banca. E’ decisamente un’altra cosa, e non per una bassa percentuale, per magari cifre determinanti. Il consulente deve esplicitare il rischio, mostrando ex ante la perdita potenziale massima del portafoglio e delle sue singole componenti. Ripeto, ex ante!!!!
Chiudo qua. Sull’argomento sono state spese fin troppe parole. Mi sento di dire che se ci fosse stata una buona consulenza in fase di costruzione delle proposte di investimento, possibilmente scevra da conflitti di interesse, qualcuno avrebbe perso meno o addirittura niente. Il risparmio va tutelato…non delegate troppo, chiedete sempre il rischio che andrete a correre in termini numerici. Anche se la finanza non e’ una scienza esatta, aiuta molto ad acquisire la consapevolezza che in finanza, come nella vita, no free lunch!!!
A presto.
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21 milioni di italiani nella morsa di Equitalia

21 milioni di italiani nella morsa di Equitalia, di cui il 96% con presunti debiti sotto i cento mila euro.
Un credito preteso dallo Stato di oltre 810 miliardi di euro.
Ma chi ci dice che parte di queste cartelle non sia pretestuosa?
Che vengano emesse cartelle induttivamente sulla base del nulla o di regole cambiate in corso d’opera e con valore retroattivo?
Cioè a dire, un’estorsione legalizzata nei confronti della parte che, da sola, tiene in piedi l’Italia: quella delle ‘piccole’ partite iva.
Bersagliati con le tasse dirette e quelle, come queste, occulte.

Ricordiamocene il 4 marzo!

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… “che bravi che siamo, non abbiamo alzato le tasse!”

L’amministrazione sanfermina si autoincensa, anche grazie ad articoli benevoli, ribaltando la realtà dei fatti, che vedono le tasse invariate rispetto all’anno scorso nonostante le entrate erariali straordinarie seguite alla fusione.
Cioè a dire, un capolavoro di contorsionismo politico che fa presa su di una popolazione evidentemente superficiale e succube di una informazione a senso unico, che si ferma alla forma, senza entrare nella sostanza delle decisioni deliberate dal consiglio comunale.

E così, enfatizzata, spicca a caratteri cubitali la frase dell’assessore al bilancio, come se fosse un qualche cosa di cui andar fieri, anziché vergognarsi: ”non aumentiamo le tasse!”, e il popolo sanfermino se la beve ed è contento.
Un po’ meno quello cavallaschino, che, seppur ancora traumatizzato dall’incedere degli eventi che hanno visto venduta nel 2017 la propria sovranità in nome di una impunità dei responsabili del buco di bilancio, si ritrova ad essere, niente di più e niente di meno, che periferia del Comune incorporante.

Nell’ultimo consiglio comunale, con un articolo pubblicato leggi qui, ho attaccato l’amministrazione sul fatto che non aveva abbassato le tasse pur a fronte di entrate in enorme aumento, in parte provenienti dagli incentivi di Stato per l’avvenuta incorporazione di Cavallasca.
Proponevo di sopprimere l’IRPEF.
E ritenevo la cosa un dovere morale prima ancora che politico.
La risposta ufficiale dell’amministrazione si è fatta attendere una ventina di giorni, ed è arrivata per mezzo  del giornale locale.
A fronte dei fatti che avrebbero dovuto far esclamare: “nonostante le notevoli entrate non abbiamo voluto diminuire le tasse“, rispondono con un “non abbiamo alzato le tasse!“. Una bella differenza! Che ne dite?
Una frittata rigirata bella e buona!
E i lettori del gruppo fb di San Fermo sembrano in maggioranza bersi la fregnaccia, illusi che non si potesse altrimenti.
Ergo, i residenti son contenti! (fa anche rima).
Ma invece si sarebbe potuto fare molto, molto meglio di così.
La voragine di Cavallasca è stata coperta ampiamente dai 752 mila euro annui per 10 anni che entreranno annualmente nelle casse del comune, ( 752 mila son già entrate), come da me sostenuto con forza fin da 4 anni fa.

L’irpef, per esempio, era un dovere morale toglierla, così come altri Comuni più virtuosi di noi non la fanno comparire nel bilancio da anni.
Sarebbe stato un incentivo alle imprese ed ai lavoratori.
Perché non l’hanno fatto?
Per tenersi le mani libere di spendere altri soldi, e ciò a spese soprattutto dei residenti di Cavallasca?
Aggiungo infine che le tasse sono relativamente basse (io direi nella norma) solo per i privati.
Le imprese a San Fermo pagano molto, come abbiamo già documentato in passato, a conferma della inestinguibile sete di denaro pubblico di chi ci amministra.

vittorio belluso

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Tempo di tasse …

Lo Stato italiano è due volte esoso, quando ti chiede di pagare le tasse:
perchè oltre a chiederti di lavorare per lui per poco meno di 8 mesi l’anno (e questo solo con le tasse dirette, senza contare quelle occulte che pure pesano nel bilancio), ti chiede anche l’acconto sugli ipotetici ricavi che la tua azienda farà l’anno successivo.
E’ la politica che deve dare delle risposte. E’ la politica, con la sua voracità, la prima responsabile della crisi economica in cui versa il nostro paese con la conseguente perdita di posti di lavoro.

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Attenzione alla scadenza della Tari

Ci giunge notizia che il Comune di San Fermo della Battaglia sta inviando a domicilio gli f24 relativi al pagamento della Tari 1° e 2° rata.
Attenzione perchè la scadenza è oggi, 16 maggio.
Ma solo circa una persona su 4 l’ha ad oggi ricevuta.
Nel caso di ricevimento oltre il termine, essendo un f24 con scadenza 16 maggio, si rischierebbe concretamente di incappare in una qualche forma di sanzione, qualora il pagamento venisse effettuato oltre il termine.
L’inadempienza NON è però del Comune di San Fermo, che pure ha provveduto in tempo alle spedizioni delle bollette, ma delle Poste Italiane che si sono perse le missive, forse anche complice il cambiamento del codice postale, da 22020  a 22042.
Alla luce di questa notizia dell’ultima ora, la nuova scadenza per pagare la Tari a San Fermo è il 16 giugno 2017.

Ultim’ora:
alcuni lettori hanno inviato in redazione foto del loro bollettino scadente oggi e ricevuto oggi.
Si può notare che la scadenza è fissata nel 16 maggio (oggi) e non vi è cenno di alcuna proroga, inoltre l’Ufficio Tributi di San Fermo ha riportato il CAP errato: 22020 e non il 22042 che ha sostituito il precedente.

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Mascetti uomo di parola

Da gennaio subito giù le tasse

Da gennaio le tasse locali alzate al massimo dalla giunta Ronchetti saranno equiparate a forte ribasso con quelle di San Fermo; è il primo e più importante atto dell'”effetto fusione”e la conferma che Mascetti é un uomo d’onore che mantiene la parola data.

* nella foto che segue l’articolo de La Provincia a cura di Paola Mascolo
effetto-fusione-articolo

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Elogio del voucher

Le piccolissime imprese soffrono oggi come non mai.
I negozi continuano a chiudere a ritmi vertiginosi.
Anche chi è sul mercato non riesce a guadagnare.
Si prevede che entro il prossimo decennio il cosiddetto ‘negozio di quartiere’ scomparirà del tutto.
Cavallasca e Parè ne sono l’esempio.
Fra pochi giorni anche l’edicola, purtroppo, chiuderà i battenti.

I costi di gestione delle attività, come gli affitti, incidono notevolmente, e il costo del personale è troppo alto.
Sopravvivono solo coloro che possiedono l’immobile in cui hanno il negozio e le conduzioni strettamente famigliari, ove la flessibilità è portata al massimo e le regole contrattuali non vengono applicate o, almeno, applicate con intelligente elasticità, come i permessi retribuiti, gli straordinari legati ai turni notturni o festivi e le ferie in generale.voucher

Per questo quando leggiamo le critiche ai voucher, il fatto che i sindacati come la CGIL abbiano individuato nell’uso sempre più diffuso di questi la causa prima del crollo delle assunzioni, sentiamo la necessità di mostrare al lettore anche l’altra parte della medaglia, quella che sta dalla parte di chi il lavoro teoricamente lo offre e non lo cerca.

Ci domandiamo, in particolare, se sia davvero chiaro al nostro sistema politico che ad oggi, in molti settori, come non si possano fare assunzioni a tempo indeterminato, finchè non si interverrà sulla pressione fiscale e sul costo del lavoro, oltre che sui permessi e sul numero globale delle ferie a cui i dipendenti hanno diritto per contratto.
Anche il settore della farmacia italiana, risente di questo stato di cose ed ha visto i costi del lavoro aumentare oltre i limiti negli ultimi anni.

E tutto ciò senza che il dipendente di farmacia abbia visto alcun beneficio pecuniario in busta paga, eccezion fatta per alcuni servizi invero assurdi inclusi nell’assunzione, come il costo annuo dei camici dei dipendenti e il loro relativo lavaggio e stiro a carico della farmacia.

Ma per i commercianti in genere, in questo passaggio storico, i voucher sono diventati una necessità assoluta.
Senza gli incentivi alle assunzioni come il Jobs act, il voucher è rimasto l’unico strumento per permettere all’aziendina di restare sul mercato senza tagliare i costi del personale, cioè licenziando.

In quest’ottica, qualcuno dovrebbe spiegare ai sindacati che hanno levato gli scudi contro il voucher chiedendone la soppressione, che l’alternativa per l’aspirante lavoratore non è l’assunzione a tempo indeterminato – come sostenuto – ma il restarsene a casa con le mani in mano o l’espatrio in nazioni meglio governate ove la pressione fiscale legata al mercato del lavoro è inferiore.
Il voucher ha quindi il merito di aver mosso un poco il mercato del lavoro diminuendo il rischio del ‘lavoro nero’.

vittorio belluso

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Il vero costo del ripiano del ‘buco di bilancio’ se vincerà il NO

Errata corrige a quanto riportato sul volantino NO Fusione

L’aumento dell’addizionale Irpef porterà (si stima salvo evasione già verificatasi) nella casse del Comune di Cavallasca un maggior introito di 200 mila euro e dell’Imu un maggior introito di 29 mila euro( dati forniti dall’amministrazione di Cavallasca).

Con questa somma si ottiene il pareggio di bilancio.

Se il ripianamento del debito è di 46 mila euro l’anno per dieci anni, ciò significa che comunque al termine di 10 anni e per sempre sono necessari per ottenere il pareggio 186 mila euro.( €229.000 – €46.000).
Questo con i trasferimenti per asilo parrocchiale ridotti, tariffe elevate e addizionale che comunque non potrà scendere allo 0,35 come è a San Fermo.

Pro capite sono:
€ 229.000,00 : 3000 (n°abitanti di Cavallasca) = 76,33 euro di maggior prelievo rispetto a quanto fa pagare San Fermo della Battaglia.

Dopo i 10 (o 8 anni non è chiaro) anni 186.000/3000 abitanti 62 euro pro capite per il resto dei giorni. ( e non 16 euro come erroneamente dichiarato da Gagliardi in assemblea ieri sera)
A meno che si riducano i costi o ci siano altri tipi di ricavi, cosa che appare assai improbabile.
Questa riflessione è doverosa alla lettura del volantino distribuito ieri Ieri.
Ragionateci anche Voi, cari lettori, e correggeteci se i nostri conti Vi appaiono non corretti.

Autore firmato.
volantino

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A proposito dell’aumento della tariffa dell’acqua

Dai calcoli effettuati dal sig. Johannes Agterberg, risulta che il costo dell’acqua a Cavallasca è aumentato in maniera differente a seconda dei casi (vedi specchietto).
Chi consumo poco, diciamo 20/25 m3 a semestre, paga più o meno quanto nel 2015.
Viceversa, chi consuma di più, pagherà proporzionalmente di più perché l’abolizione in 2016 della quota fissa non è più sufficiente a coprire l’aumento delle tariffe.

calcolo consumo acqua

 

 

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In consegna nelle case di Cavallasca bollette dell’acqua rincarate del 20%

Ormai è confermato, equiparando le bollette dell’acqua di quest’anno, con quelle del 2015, chi possiede una casa a Cavallasca si sta amaramente accorgendo che il buco di bilancio causato dall’amministrazione si tenta di ripianarlo anche aumentando il costo del bene primario per eccellenza: l’acqua potabile.

(Da notare nella foto la quota destinata alla depurazione, la stessa che non è stata versata al consorzio ‘Alto Seveso’ per 5 anni di fila e quindi indebitamente trattenuta dal Comune e immessa a bilancio come dato positivo, con la logica conseguenza di falsarlo.  Gli anni in cui la quota non è stata versata – lo ricordiamo- sono il 2012-2013-2014-2015).

fattura acqua

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Ai simpatici e conservatori git

La maggioranza dei GIT pensionati, dovranno prestare molta attenzione il prossimo anno quando riceveranno da parte dell’ INPS il prospetto CU 2017 unificato e confrontarlo con quello del 2016. Allora e solo allora sarà evidente la legnata subita per la cattiva gestione dei soldi pubblici.

Attenzione dovuta perché anche l’INPS potrebbe commettere errori nei conti di conguaglio a causa dell’aumento dell’Addizionale Comunale, che passa da progressiva per scaglioni sul reddito complessivo a fissa con il massimo di 0,8% voluta da Ronchetti.

Il saldo dell’Addizionale Comunale 2016 verrà esposto al punto 27 della CU (Certificazione Unica 2017) mentre l’acconto 2017-pari al 30%- sarà al punto 29

Certamente il sindaco potrà illuminarci personalmente e darci spiegazione di questi aumenti sulle pensioni per non parlare dei redditi da lavoro dipendenti e dire che la colpa è dell’INPS dello Stato o del datore di lavoro.

tempi difficili 3

 

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800 euro di Irpef

800 euro.
400 più di prima visto che è raddoppiata. (377 per la precisione)
Questa è la cifra di sola addizionale Irpef, calcolata ieri dal mio commercialista, che mi toccherà sborsare annualmente per 10 anni per fare fronte al ‘buco di bilancio’.
L’Irpef, che passa dallo 0,4 allo 0,8%, da sola è già un sala1400486073146_IMU-TASIsso.

A ciò vanno aggiunte tutte le altre tasse, compresa l’IMU sull’immobile commerciale, fissata al 10,6 x 1000.
Quindi non mi pare proprio che sia giustificato chi, all’interno dell’amministrazione, minimizza sui reali importi che i cittadini saranno costretti a versare all’erario municipale per ripianare il disavanzo non causato certo da loro.irpef 2
Non si tratta – come abbiamo sentito dire direttamente da alcuni membri della maggioranza – “ che vuoi che sia, sarà più o meno una cinquantina di euro all’anno …”, ma di molto, molto di più.

un cittadino di Cavallasca

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Se ne ricordino gli elettori che domenica andranno a votare: serve un cambiamento

Debito pubblico a 2230 miliardi

ll nuovo debito pubblico, aumentato di 2 miliardi di euro solo nell’ultimo periodo, ha raggiunto quota 2230 miliardi!!
Ciò sta a significare 2 cose:

1) le entrate tributarie sono diminuite e questo perchè le aziende falliscono e i dipendenti perdono il lavoro, abbassando il loro reddito, e quindi il loro gettito all’erario.

2) Il Governo non è credibile, ovverosia mente sapendo di mentire,  nel momento in cui annuncia la ripresa che nessuno ancora ha visto: non può esistere ripresa se i tuoi conti sono fallimentari. Punto.

E perchè sono fallimentari?
Sono fallimentari perchè il denaro pubblico viene rubato o speso male, cioè speso per comprare indirettamente voti, attraverso la politica clientelare del voto di scambio.
Ora sono stufo di ripetere sempre le stesse cose.irpef 2
L’Italia va male al nord, come al sud, nelle grande città come nella piccola comunità.
E’ ora di cambiare, di mandare  a casa senza tanti riguardi chi ci sta portando al fallimento in nome del proprio ego e degli interessi del solo grande capitale.
Se ne ricordino gli elettori che domenica andranno a votare: serve un cambiamento.
Serve per il bene dell’Italia.

vittorio belluso

Link correlato: leggi l’articolo de Il Fatto Quotidiano:
Bankitalia, nuovo record del debito pubblico ad aprile: 2.230 miliardi

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L’addizionale comunale di Cavallasca destinata ad essere elevata

L’addizionale comunale IRPEF è un’imposta che si applica al reddito complessivo determinato ai fini dell’IRPEF nazionale ed è dovuta se per lo stesso anno risulta dovuta quest’ultima. E’ facoltà di ogni singolo comune istituirla, stabilendone l’aliquota e l’eventuale soglia di esenzione nei limiti fissati dalla legge statale.

Ad oggi, l’addizionale comunale IRPEF, nel Comune di Cavallasca, trattiene ben 320.000 euro all’anno dai redditi dei lavoratori residenti.irpef 2

A differenza di Colverde, ove è stata abolita.
Ma, per far fronte al disavanzo di bilancio, è prevedibile che verrà aumentata fino al 1,1%, dall’attuale 0,4%.
Ovverosia, è prevedibile che saranno proprio coloro che in busta paga, (o nella pensione), si vedono già oggi l’odiosa trattenuta, coloro che, più di altri, saranno chiamati a sopperire all’incapacità gestionale di chi li sta amministrando dal 2009.

Vi terremo informati.

 

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Il bilancio consuntivo è un documento prettamente contabile che si giudica in base ai dati che vengono forniti

Qualcuno spieghi a chi, non senza una sorprendente dose di sciacallaggio politico e di opportunismo spiccio, che il bilancio comunale viene votato sotto forme diverse, fatte di indirizzi politici di investimento o prettamente contabili.

Mi è stato segnalato che talune persone, in cerca di visibilità riflessa, non trovano niente di meglio se non attaccare il sottoscritto con inesattezze e omissioni, contraddicendo quanto da me dichiarato -che confermo- di aver votato contro all’approvazione del bilanci nelle ultime sedute.
Vanno chiarite alcune cose, per meglio fare comprendere al lettore di cosa stiamo parlando.

1 anno fa ho votato a favore dell’Esame e approvazione del rendiconto esercizio finanziario 2014. (foto in basso; sottolineo che l’esercizio finanziario è un documento prettamente di natura contabile, che non ha nulla a che fare col bilancio comprensivo di pluriennale e il triennale delle opere pubbliche, in cui si estrinseca la volontà politica di un’amministrazione piuttosto che un’altra e sulla quale la minoranza ha diritto e dovere di esercitare controllo e critica).
Mi si accusa strumentalmente di aver votato a favore.

Tengo a specificare, in nome della correttezza di informazione, che il bilancio consuntivo si basa su dati nudi e crudi.
Quei dati dicevano che vi era un attivo di oltre 110.000 euro.(immagine).
Sulla base dei dati di cui disponevo, quindi, era corretto votare a favore.
Una atto tecnicamente dovuto che rifarei anche oggi e di cui non devo vergognarmi.
Il bilancio passa dal voto del Consiglio Comunale attraverso varie forme. Vediamo quali per comprendere meglio la pretestuosità e la parzialità degli argomenti che mi si contestano.
In Consiglio Comunale si approva con votazione il bilancio comprensivo di pluriennale e il Bilancio triennale delle opere pubbliche.
Poi se del caso, durante l’anno, a seconda delle esigenze, si approvano delle eventuali variazioni di bilancio.
Entro luglio (prima era settembre) si approva l’equilibrio di bilancio ed entro il 30 Aprile dell’anno dopo si approva il Bilancio consuntivo.

La mia relazione di quella seduta del Consiglio Comunale_che segue_è stata politica e ritengo corretta.
I punti deboli li avevo individuati e denunciati come trascritto nella lettura integrale dei verbali del Consiglio Comunale dalla segretaria comunale.
Ecco di seguito il testo del mio intervento del 30 aprile 2015:
Verbale del Consiglio Comunale aprile 2015 leggibile dal sito internet del Comune:

Belluso:
Voto a favore, ma non senza qualche critica che vorrei brevemente esporre Sebbene non ritenga che il bilancio presentato stasera sia quanto di meglio la politica locale potesse presentare, devo constatare che i conti risultano essere in ordine e non ho rilevato le marchiane anomalie dell’anno scorso:
l’addizionale IRPEF non risulta più essere crollata, ma, anzi, segna un lieve incremento, passando da € 101.800 (del 2013) a € 116.400 ( del 2014). Ugualmente, un avanzo di cassa di € 111.129,20 mi risulta assai difficile considerarlo dovuto sull’altare del rispetto del patto di stabilità, nel momento in cui tali proventi, sono parte dei sacrifici dei Cavallaschini e, come tali, ritengo che si sarebbe potuto rischiare qualcosa in più, cosa certamente non incline all’indole di codesta amministrazione. Avere in cassa € 111.123,000 e dover constatare le pessime condizioni di arterie importanti per Cavallasca, quali la via Cavour (sulle cui condizioni presento stasera un’interrogazione), via Valgrande e via Volta, tanto per fare 3 eclatanti esempi, risulta essere quasi una beffa ordita ai danni dei contribuenti locali, che non possono e non vogliono comprendere come ci possano essere in cassa 111.123,000 euro con tutte le asfaltature che ci sarebbero da fare. Forse occorreva più coraggio! Le entrate tributarie seguono un -7%, passando da € 1.267.906 (2013) a €1.145.882 (2014), e questa è l’unica anomalia che ho registrata, sia pure attenuata se confrontata coi primi dati ufficiosi e parziali che la cortese responsabile dell’ufficio ragioneria e tributi mi aveva fornito, il che lo leggo (prego smentirmi se sbaglio) col fatto che negli ultimi due o tre mesi sono stati recuperati dei crediti. Si è poi leggermente
contratta la spesa corrente, da € 2.124.000 (2013) a € 1.964.822 (2013). -8%. Ciò è solo un bene.
In definitiva: complimenti alla ragioniera per il buon lavoro svolto, ma non all’amministrazione, che, una volta ancora, si dimostra incapace di produrre sviluppo, ma si limita a gestire l’oggi al meglio che può, secondo una politica di corto respiro.
Voto 6 meno, ma favorevole.

vittorio belluso
saldo ativo 2014

delibera bilancio aprile 2015

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