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Attenzione alla scadenza della Tari

Ci giunge notizia che il Comune di San Fermo della Battaglia sta inviando a domicilio gli f24 relativi al pagamento della Tari 1° e 2° rata.
Attenzione perchè la scadenza è oggi, 16 maggio.
Ma solo circa una persona su 4 l’ha ad oggi ricevuta.
Nel caso di ricevimento oltre il termine, essendo un f24 con scadenza 16 maggio, si rischierebbe concretamente di incappare in una qualche forma di sanzione, qualora il pagamento venisse effettuato oltre il termine.
L’inadempienza NON è però del Comune di San Fermo, che pure ha provveduto in tempo alle spedizioni delle bollette, ma delle Poste Italiane che si sono perse le missive, forse anche complice il cambiamento del codice postale, da 22020  a 22042.
Alla luce di questa notizia dell’ultima ora, la nuova scadenza per pagare la Tari a San Fermo è il 16 giugno 2017.

Ultim’ora:
alcuni lettori hanno inviato in redazione foto del loro bollettino scadente oggi e ricevuto oggi.
Si può notare che la scadenza è fissata nel 16 maggio (oggi) e non vi è cenno di alcuna proroga, inoltre l’Ufficio Tributi di San Fermo ha riportato il CAP errato: 22020 e non il 22042 che ha sostituito il precedente.

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Mascetti uomo di parola

Da gennaio subito giù le tasse

Da gennaio le tasse locali alzate al massimo dalla giunta Ronchetti saranno equiparate a forte ribasso con quelle di San Fermo; è il primo e più importante atto dell'”effetto fusione”e la conferma che Mascetti é un uomo d’onore che mantiene la parola data.

* nella foto che segue l’articolo de La Provincia a cura di Paola Mascolo
effetto-fusione-articolo

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Elogio del voucher

Le piccolissime imprese soffrono oggi come non mai.
I negozi continuano a chiudere a ritmi vertiginosi.
Anche chi è sul mercato non riesce a guadagnare.
Si prevede che entro il prossimo decennio il cosiddetto ‘negozio di quartiere’ scomparirà del tutto.
Cavallasca e Parè ne sono l’esempio.
Fra pochi giorni anche l’edicola, purtroppo, chiuderà i battenti.

I costi di gestione delle attività, come gli affitti, incidono notevolmente, e il costo del personale è troppo alto.
Sopravvivono solo coloro che possiedono l’immobile in cui hanno il negozio e le conduzioni strettamente famigliari, ove la flessibilità è portata al massimo e le regole contrattuali non vengono applicate o, almeno, applicate con intelligente elasticità, come i permessi retribuiti, gli straordinari legati ai turni notturni o festivi e le ferie in generale.voucher

Per questo quando leggiamo le critiche ai voucher, il fatto che i sindacati come la CGIL abbiano individuato nell’uso sempre più diffuso di questi la causa prima del crollo delle assunzioni, sentiamo la necessità di mostrare al lettore anche l’altra parte della medaglia, quella che sta dalla parte di chi il lavoro teoricamente lo offre e non lo cerca.

Ci domandiamo, in particolare, se sia davvero chiaro al nostro sistema politico che ad oggi, in molti settori, come non si possano fare assunzioni a tempo indeterminato, finchè non si interverrà sulla pressione fiscale e sul costo del lavoro, oltre che sui permessi e sul numero globale delle ferie a cui i dipendenti hanno diritto per contratto.
Anche il settore della farmacia italiana, risente di questo stato di cose ed ha visto i costi del lavoro aumentare oltre i limiti negli ultimi anni.

E tutto ciò senza che il dipendente di farmacia abbia visto alcun beneficio pecuniario in busta paga, eccezion fatta per alcuni servizi invero assurdi inclusi nell’assunzione, come il costo annuo dei camici dei dipendenti e il loro relativo lavaggio e stiro a carico della farmacia.

Ma per i commercianti in genere, in questo passaggio storico, i voucher sono diventati una necessità assoluta.
Senza gli incentivi alle assunzioni come il Jobs act, il voucher è rimasto l’unico strumento per permettere all’aziendina di restare sul mercato senza tagliare i costi del personale, cioè licenziando.

In quest’ottica, qualcuno dovrebbe spiegare ai sindacati che hanno levato gli scudi contro il voucher chiedendone la soppressione, che l’alternativa per l’aspirante lavoratore non è l’assunzione a tempo indeterminato – come sostenuto – ma il restarsene a casa con le mani in mano o l’espatrio in nazioni meglio governate ove la pressione fiscale legata al mercato del lavoro è inferiore.
Il voucher ha quindi il merito di aver mosso un poco il mercato del lavoro diminuendo il rischio del ‘lavoro nero’.

vittorio belluso

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Il vero costo del ripiano del ‘buco di bilancio’ se vincerà il NO

Errata corrige a quanto riportato sul volantino NO Fusione

L’aumento dell’addizionale Irpef porterà (si stima salvo evasione già verificatasi) nella casse del Comune di Cavallasca un maggior introito di 200 mila euro e dell’Imu un maggior introito di 29 mila euro( dati forniti dall’amministrazione di Cavallasca).

Con questa somma si ottiene il pareggio di bilancio.

Se il ripianamento del debito è di 46 mila euro l’anno per dieci anni, ciò significa che comunque al termine di 10 anni e per sempre sono necessari per ottenere il pareggio 186 mila euro.( €229.000 – €46.000).
Questo con i trasferimenti per asilo parrocchiale ridotti, tariffe elevate e addizionale che comunque non potrà scendere allo 0,35 come è a San Fermo.

Pro capite sono:
€ 229.000,00 : 3000 (n°abitanti di Cavallasca) = 76,33 euro di maggior prelievo rispetto a quanto fa pagare San Fermo della Battaglia.

Dopo i 10 (o 8 anni non è chiaro) anni 186.000/3000 abitanti 62 euro pro capite per il resto dei giorni. ( e non 16 euro come erroneamente dichiarato da Gagliardi in assemblea ieri sera)
A meno che si riducano i costi o ci siano altri tipi di ricavi, cosa che appare assai improbabile.
Questa riflessione è doverosa alla lettura del volantino distribuito ieri Ieri.
Ragionateci anche Voi, cari lettori, e correggeteci se i nostri conti Vi appaiono non corretti.

Autore firmato.
volantino

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A proposito dell’aumento della tariffa dell’acqua

Dai calcoli effettuati dal sig. Johannes Agterberg, risulta che il costo dell’acqua a Cavallasca è aumentato in maniera differente a seconda dei casi (vedi specchietto).
Chi consumo poco, diciamo 20/25 m3 a semestre, paga più o meno quanto nel 2015.
Viceversa, chi consuma di più, pagherà proporzionalmente di più perché l’abolizione in 2016 della quota fissa non è più sufficiente a coprire l’aumento delle tariffe.

calcolo consumo acqua

 

 

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In consegna nelle case di Cavallasca bollette dell’acqua rincarate del 20%

Ormai è confermato, equiparando le bollette dell’acqua di quest’anno, con quelle del 2015, chi possiede una casa a Cavallasca si sta amaramente accorgendo che il buco di bilancio causato dall’amministrazione si tenta di ripianarlo anche aumentando il costo del bene primario per eccellenza: l’acqua potabile.

(Da notare nella foto la quota destinata alla depurazione, la stessa che non è stata versata al consorzio ‘Alto Seveso’ per 5 anni di fila e quindi indebitamente trattenuta dal Comune e immessa a bilancio come dato positivo, con la logica conseguenza di falsarlo.  Gli anni in cui la quota non è stata versata – lo ricordiamo- sono il 2012-2013-2014-2015).

fattura acqua

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Ai simpatici e conservatori git

La maggioranza dei GIT pensionati, dovranno prestare molta attenzione il prossimo anno quando riceveranno da parte dell’ INPS il prospetto CU 2017 unificato e confrontarlo con quello del 2016. Allora e solo allora sarà evidente la legnata subita per la cattiva gestione dei soldi pubblici.

Attenzione dovuta perché anche l’INPS potrebbe commettere errori nei conti di conguaglio a causa dell’aumento dell’Addizionale Comunale, che passa da progressiva per scaglioni sul reddito complessivo a fissa con il massimo di 0,8% voluta da Ronchetti.

Il saldo dell’Addizionale Comunale 2016 verrà esposto al punto 27 della CU (Certificazione Unica 2017) mentre l’acconto 2017-pari al 30%- sarà al punto 29

Certamente il sindaco potrà illuminarci personalmente e darci spiegazione di questi aumenti sulle pensioni per non parlare dei redditi da lavoro dipendenti e dire che la colpa è dell’INPS dello Stato o del datore di lavoro.

tempi difficili 3

 

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800 euro di Irpef

800 euro.
400 più di prima visto che è raddoppiata. (377 per la precisione)
Questa è la cifra di sola addizionale Irpef, calcolata ieri dal mio commercialista, che mi toccherà sborsare annualmente per 10 anni per fare fronte al ‘buco di bilancio’.
L’Irpef, che passa dallo 0,4 allo 0,8%, da sola è già un sala1400486073146_IMU-TASIsso.

A ciò vanno aggiunte tutte le altre tasse, compresa l’IMU sull’immobile commerciale, fissata al 10,6 x 1000.
Quindi non mi pare proprio che sia giustificato chi, all’interno dell’amministrazione, minimizza sui reali importi che i cittadini saranno costretti a versare all’erario municipale per ripianare il disavanzo non causato certo da loro.irpef 2
Non si tratta – come abbiamo sentito dire direttamente da alcuni membri della maggioranza – “ che vuoi che sia, sarà più o meno una cinquantina di euro all’anno …”, ma di molto, molto di più.

un cittadino di Cavallasca

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Se ne ricordino gli elettori che domenica andranno a votare: serve un cambiamento

Debito pubblico a 2230 miliardi

ll nuovo debito pubblico, aumentato di 2 miliardi di euro solo nell’ultimo periodo, ha raggiunto quota 2230 miliardi!!
Ciò sta a significare 2 cose:

1) le entrate tributarie sono diminuite e questo perchè le aziende falliscono e i dipendenti perdono il lavoro, abbassando il loro reddito, e quindi il loro gettito all’erario.

2) Il Governo non è credibile, ovverosia mente sapendo di mentire,  nel momento in cui annuncia la ripresa che nessuno ancora ha visto: non può esistere ripresa se i tuoi conti sono fallimentari. Punto.

E perchè sono fallimentari?
Sono fallimentari perchè il denaro pubblico viene rubato o speso male, cioè speso per comprare indirettamente voti, attraverso la politica clientelare del voto di scambio.
Ora sono stufo di ripetere sempre le stesse cose.irpef 2
L’Italia va male al nord, come al sud, nelle grande città come nella piccola comunità.
E’ ora di cambiare, di mandare  a casa senza tanti riguardi chi ci sta portando al fallimento in nome del proprio ego e degli interessi del solo grande capitale.
Se ne ricordino gli elettori che domenica andranno a votare: serve un cambiamento.
Serve per il bene dell’Italia.

vittorio belluso

Link correlato: leggi l’articolo de Il Fatto Quotidiano:
Bankitalia, nuovo record del debito pubblico ad aprile: 2.230 miliardi

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L’addizionale comunale di Cavallasca destinata ad essere elevata

L’addizionale comunale IRPEF è un’imposta che si applica al reddito complessivo determinato ai fini dell’IRPEF nazionale ed è dovuta se per lo stesso anno risulta dovuta quest’ultima. E’ facoltà di ogni singolo comune istituirla, stabilendone l’aliquota e l’eventuale soglia di esenzione nei limiti fissati dalla legge statale.

Ad oggi, l’addizionale comunale IRPEF, nel Comune di Cavallasca, trattiene ben 320.000 euro all’anno dai redditi dei lavoratori residenti.irpef 2

A differenza di Colverde, ove è stata abolita.
Ma, per far fronte al disavanzo di bilancio, è prevedibile che verrà aumentata fino al 1,1%, dall’attuale 0,4%.
Ovverosia, è prevedibile che saranno proprio coloro che in busta paga, (o nella pensione), si vedono già oggi l’odiosa trattenuta, coloro che, più di altri, saranno chiamati a sopperire all’incapacità gestionale di chi li sta amministrando dal 2009.

Vi terremo informati.

 

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Il bilancio consuntivo è un documento prettamente contabile che si giudica in base ai dati che vengono forniti

Qualcuno spieghi a chi, non senza una sorprendente dose di sciacallaggio politico e di opportunismo spiccio, che il bilancio comunale viene votato sotto forme diverse, fatte di indirizzi politici di investimento o prettamente contabili.

Mi è stato segnalato che talune persone, in cerca di visibilità riflessa, non trovano niente di meglio se non attaccare il sottoscritto con inesattezze e omissioni, contraddicendo quanto da me dichiarato -che confermo- di aver votato contro all’approvazione del bilanci nelle ultime sedute.
Vanno chiarite alcune cose, per meglio fare comprendere al lettore di cosa stiamo parlando.

1 anno fa ho votato a favore dell’Esame e approvazione del rendiconto esercizio finanziario 2014. (foto in basso; sottolineo che l’esercizio finanziario è un documento prettamente di natura contabile, che non ha nulla a che fare col bilancio comprensivo di pluriennale e il triennale delle opere pubbliche, in cui si estrinseca la volontà politica di un’amministrazione piuttosto che un’altra e sulla quale la minoranza ha diritto e dovere di esercitare controllo e critica).
Mi si accusa strumentalmente di aver votato a favore.

Tengo a specificare, in nome della correttezza di informazione, che il bilancio consuntivo si basa su dati nudi e crudi.
Quei dati dicevano che vi era un attivo di oltre 110.000 euro.(immagine).
Sulla base dei dati di cui disponevo, quindi, era corretto votare a favore.
Una atto tecnicamente dovuto che rifarei anche oggi e di cui non devo vergognarmi.
Il bilancio passa dal voto del Consiglio Comunale attraverso varie forme. Vediamo quali per comprendere meglio la pretestuosità e la parzialità degli argomenti che mi si contestano.
In Consiglio Comunale si approva con votazione il bilancio comprensivo di pluriennale e il Bilancio triennale delle opere pubbliche.
Poi se del caso, durante l’anno, a seconda delle esigenze, si approvano delle eventuali variazioni di bilancio.
Entro luglio (prima era settembre) si approva l’equilibrio di bilancio ed entro il 30 Aprile dell’anno dopo si approva il Bilancio consuntivo.

La mia relazione di quella seduta del Consiglio Comunale_che segue_è stata politica e ritengo corretta.
I punti deboli li avevo individuati e denunciati come trascritto nella lettura integrale dei verbali del Consiglio Comunale dalla segretaria comunale.
Ecco di seguito il testo del mio intervento del 30 aprile 2015:
Verbale del Consiglio Comunale aprile 2015 leggibile dal sito internet del Comune:

Belluso:
Voto a favore, ma non senza qualche critica che vorrei brevemente esporre Sebbene non ritenga che il bilancio presentato stasera sia quanto di meglio la politica locale potesse presentare, devo constatare che i conti risultano essere in ordine e non ho rilevato le marchiane anomalie dell’anno scorso:
l’addizionale IRPEF non risulta più essere crollata, ma, anzi, segna un lieve incremento, passando da € 101.800 (del 2013) a € 116.400 ( del 2014). Ugualmente, un avanzo di cassa di € 111.129,20 mi risulta assai difficile considerarlo dovuto sull’altare del rispetto del patto di stabilità, nel momento in cui tali proventi, sono parte dei sacrifici dei Cavallaschini e, come tali, ritengo che si sarebbe potuto rischiare qualcosa in più, cosa certamente non incline all’indole di codesta amministrazione. Avere in cassa € 111.123,000 e dover constatare le pessime condizioni di arterie importanti per Cavallasca, quali la via Cavour (sulle cui condizioni presento stasera un’interrogazione), via Valgrande e via Volta, tanto per fare 3 eclatanti esempi, risulta essere quasi una beffa ordita ai danni dei contribuenti locali, che non possono e non vogliono comprendere come ci possano essere in cassa 111.123,000 euro con tutte le asfaltature che ci sarebbero da fare. Forse occorreva più coraggio! Le entrate tributarie seguono un -7%, passando da € 1.267.906 (2013) a €1.145.882 (2014), e questa è l’unica anomalia che ho registrata, sia pure attenuata se confrontata coi primi dati ufficiosi e parziali che la cortese responsabile dell’ufficio ragioneria e tributi mi aveva fornito, il che lo leggo (prego smentirmi se sbaglio) col fatto che negli ultimi due o tre mesi sono stati recuperati dei crediti. Si è poi leggermente
contratta la spesa corrente, da € 2.124.000 (2013) a € 1.964.822 (2013). -8%. Ciò è solo un bene.
In definitiva: complimenti alla ragioniera per il buon lavoro svolto, ma non all’amministrazione, che, una volta ancora, si dimostra incapace di produrre sviluppo, ma si limita a gestire l’oggi al meglio che può, secondo una politica di corto respiro.
Voto 6 meno, ma favorevole.

vittorio belluso
saldo ativo 2014

delibera bilancio aprile 2015

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Quando la stupidità non ha mai fine

Di Aurelio C.

Lo squallore di questa classe politica non smette di sorprendermi,
l’ultima notizia diramata dai mas media in ordine di tempo, che
dimostra la stupidità e la mediocrità di chi ci governa e quella di voler collegare la pensione di reversibilità all’indice Ise familiare.
Attualmente le pensioni di reversibilità spettanti al coniuge sopravvissuto corrisponde al 60% della pensione percepita dal defunto durante la sua vita.
Orbene è risaputo che la stragrande maggioranza delle famiglie italiane durante la loro attività lavorativa si sono comportate da formiche facendo del risparmio e della casa di proprietà il loro obiettivo finalizzato ad una vecchiaia serena .
Pertanto è abbastanza comune che molte vedove e vedovi oggi siano proprietari di casa propria ed abbiano da parte un gruzzolo di denaro grazie alla liquidazione a suo tempo percepita e messa da parte alla fine del percorso lavorativo.
Senza contare che gli anziani, in modo particolare di questi tempi di crisi e disoccupazione, fungono da ammortizzatori sociali per figli e nipoti dato che questo Stato di sociale fa poco e niente per i suoi cittadini.
Non solo eroga servizi scarsi facendoli pagare pure cari ma impone una pressione fiscale che non ha ricadute degne di uno stato civile.
Se questa iniziativa dovesse andare in porto ci sarebbe principalmente un ulteriore crollo dei consumi dato che oggi chi spende per se e per gli altri sono i pensionati, basta vedere da chi sono frequentati i supermercati alimentari.
Ma questo i nostri politici non si rendono conto dato che vivono nel
privilegio.
Appartengono ad una casta ben retribuita e garantita sfiorata appena dai veri problemi della gente comune che percepiscono sbadatamente e infastiditi solo nei Talk Show televisivi.
Quello che mi fa più pena che tutte queste iniziative a carico dei ceti
meno abbienti provengono da un governo di centro sinistra il cui nucleo forte di sostegno è composto da ex esponenti del vecchio partito comunista mentre i vari tagli di spesa su cui si sostiene il sistema, fatto di privilegi e sprechi, non viene minimamente intaccato.
Signor presidente del consiglio prima di impoverire completamente e definitivamente il Paese faccia meno demagogia sui mas media, cominci a dare l’esempio, sia meno megalomane si tolga il mega aereo di stato che ci costa a noi cittadini una enormità e prenda esempio dai veri statisti come De Gasperi che hanno servito con umiltà e povertà lo Stato.

Aurelio

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Banco Farmaceutico: occorre rendere legale il riciclaggio senza fini di lucro dei farmaci inutilizzati

Una delle cose che, nell’esercizio della mia professione, riscontro che è oggettivamente sbagliato e socialmente oneroso, è lo spreco di farmaci che viene fatto nel nostro paese.

Nel mio piccolo, nella mia comunità, quasi giornalmente assisto a persone che riportano in farmacia sacchetti pieni zeppi di farmaci inutilizzati ch’io non posso prendere in carico, nuovi, intatti, che non si usano più.
Vuoi perchè il medico o lo specialista ha cambiato la cura, vuoi perchè il parente a cui venivano somministrati è venuto improvvisamente a mancare, vuoi perchè, ma questo è il caso più raro, prescritti in più.
Uno spreco che, se confrontato su scala nazionale, ritengo che costituisca almeno 1 punto di PIL, forse addirittura di più.
Milioni e milioni di euro che vanno all’inceneritore.
E perchè vanno all’inceneritore?

Perchè, essendo già stati dispensati dal Sistema Sanitario Nazionale, sono privi di fustella adesiva, e quindi, come tali, per legge, non detenibili in farmacia.

I farmaci dispensabili dal SSN, infatti, sono su ricetta del medico prescrittore e solo a lui ne compete la prescrizione.

Aggiungiamo che, la detenzione di farmaci sprovvisti di fustella, è vietata anche al medico di base, agli ospedali, a chiunque.
A mio modesto avviso, occorre mettere a punto una legge che permetta di reimmettere tali confezioni nel circuito, chiaramente in forma gratuita, magari attraverso la raccolta annua che si fa in concomitanza con il giorno indetto al Banco Farmaceutico per i farmaci autoprescrivibili, cosiddetti OTC.(over the counter).
Con la supervisione di una equipe di farmacisti, si potrebbe vagliare l’integrità e lo stato di conservazione dei farmaci inutilizzati riportati in farmacia, qui raccolti, e poi spediti a specifici centri di raccolta, pronti ad essere forniti ad ospedali o associazioni benefiche.

Sono sicuro che, attraverso questa semplice operazione a costo quasi zero, si potrebbero salvare milioni di vite nel terzo mondo, dove malattie da noi debellate da anni ancora mietono centinaia di migliaia di vittime.
Basta volerlo.

vittorio belluso

banco 6

 

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Economia in Italia

Come già detto altre volte non è stata colpa ne di Berlusconi ne di Prodi ne ora di Renzi se l’economia in Italia oggi va male ma per il fatto che non siamo più competitivi in niente e noi tutti abbiamo vissuto e viviamo al di sopra delle nostre possibilità.
Molti danno la colpa all’euro, ma la colpa è tutta nostra anche se l’euro è stato gestito male sin da giorno della sua introduzione.
Anche senza euro e con ancora la lira ci troveremmo ugualmente in questa situazione, una situazione che non siamo in grado di gestire.
Le nostre aziende sia per la burocrazia sia per altro (vedi cinesi che producono anche cose belle e di lusso a costi inferiori ai nostri ignorando regole e leggi.)
Il nostro è un paese povero e noi abbiamo una mentalità diversa dai tedeschi con i quali non possiamo competere avendo loro un paese molto ricco.
Dobbiamo prendere atto delle nostre possibilità e imporci un comportamento consono alla nostra portata per non finire come la Grecia ove c’era una assistenza statale fuori da ogni norma e dove quei pochi che lavoravano non rendevano un bel niente.
Per stare al passo con l’Europa (Euro si euro no) dobbiamo renderci conto che siamo un paese un pochino superiore al terzo mondo (altro che settima potenza mondiale) e non possiamo più vivere al di sopra delle nostre possibilità e imporci delle regole, come abbassare il tenore di vita, rinunciare al superfluo, ridurre numericamente gli immigrati (non abbiamo niente per noi figurarsi per gli altri) gestire meglio le risorse turistiche naturali, reagire a darsi da fare e acquisire con la nostra consapevolezza intelligenza e previdenza un comportamento da cui dipende l’avvenire delle nostre future generazioni.

MOIREGIRF

frigerio

 

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Tagliare e razionalizzare la spesa pubblica non è una scelta: è una necessità

Il denaro non pesa tutto allo stesso modo

Avere una capacità produttiva industriale in costante diminuzione, a fronte di una spesa pubblica improduttiva in costante aumento, significa che l’Italia sta andando verso la bancarotta.
E ci sta andando quanto più speditamente quanto più, per mantenere la spesa pubblica in aumento a causa della corruzione e della politica clientelare, si fa ricorso all’aumento delle tasse.
Sono le aziende che producono che, generando posti di lavoro e vendendo i loro prodotti dall’estero, importano quella liquidità che genera benessere e sostiene il Paese.
Lo Stato non produce né genera nulla, si limita a gestire 3 milioni e mezzo di dipendenti pubblici retribuiti coi proventi che le aziende private versano a questo attraverso le tasse.
Le tasse che pagano i dipendenti pubblici, sono secondarie al mantenimento degli equilibri finanziari dello Stato, perchè altro non sono se non una partita di giro: lo Stato elargisce e poi chiede indietro (o trattiene alla fonte) parte di quanto ha elargito.
Una spesa pubblica, per essere sostenibile, non deve superare quanto entra nelle casse dello Stato dal solo mondo della libera professione, l’unica in grado di produrre reddito reale,
In questa ottica l’ottimismo di Renzi è assolutamente fuori luogo, a misura della sua inadeguatezza a fronteggiare l’attuale situazione economica, aggravata da una politica di accoglienza all’immigrazione clandestina irresponsabile, dissennata, insostenibile.
Tagliare e razionalizzare la spesa pubblica, in primis riducendo il numero dei dipendenti pubblici, non è una scelta: è una necessità.
Chiudere le porte all’immigrazione clandestina, non è una scelta: è una necessità.

vittorio belluso

popolo governo

 

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Tutta colpa dei cinesi!

L’Italia, l’Europa, il mondo, stanno andando verso il baratro, in quanto non è più sostenibile questo progresso.

In poco più di cinquant’anni siamo passati da una vita semplice e non dispendiosa (nelle case non c’era riscaldamento se non il camino, le strade non erano asfaltate, l’acqua si attingeva dai pozzi) a una vita dispendiosa con tutte le comodità e i servizi possibili con costi non più sostenibili.
C’era tutto da impiantare, le fabbriche lavoravano e producevano (vedi automobili elettrodomestici, insomma un po’ di tutto), ora il mercato è saturo e le poche fabbriche rimaste in piedi stanno chiudendo anch’esse perchè i cinesi ci hanno dato il colpo di grazia producendo a prezzi ultracompetitivi.

Se l’economia va male la colpa non è dei governi, in Italia nè di Berlusconi nè di Prodi nè di Renzi, ma dei cinesi: i nostri governanti non potevano e non possono fare nulla per opporsi ad un processo globale che trascende dalla volontà dei singoli Stati, e solo l’innalzamento di specifiche barriere doganali potrebbe fermare unitamente dall’uscita da un mercato economico europeo e mondiale che non conosce etica ma solo il guadagno.
Per mantenere questo tenore di vita, Monti ha pensato di mettere tasse su tutto e su tutti e il sistema è imploso, in quanto non si possono spremere i cittadini come limoni quando nemmeno c’è il limone.
Le fabbriche non ci sono più, i cittadini non guadagnano niente, come facciamo a sostenere questa vita cosi’ dispendiosa?
Non c’è che un solo mezzo: ritornare al passato, ridurre le spese a scapito dei servizi, dobbiamo accontentarci e non volere tutto se no il sistema scoppia, anzi è già scoppiato. Vedi Grecia poi seguirà Portogallo e poi l’Italia.

Il troppo progresso è finito e i servizi costano sempre di più, non potremo pagarli e finiremo nel baratro.marco frigerio 126

Marco Augusto Frigerio

general lee

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E’ il voto clientelare che fa aumentare il debito pubblico

L’editoriale di oggi

Il sindaco di Roma , ormai è chiaro a tutti tranne che a lui, per vincere le elezioni ha fatto ricorso al voto di scambio, al voto clientelare.
Dei loschi figuri, cioè di affaristi sempre pronti a ‘cogliere’ le opportunità che fuoriescono in quantità dai centri di potere, l’Italia ne è piena, a diverso titolo e con diverse intelligenze e dimensioni.
Ad essere sotto accusa, a nostro avviso non è tanto il singolo, ma l’intero sistema Italia, di cui Roma è capitale e maestra.
Il debito pubblico aumenta perchè i Governi, come le amministrazioni delle città grandi e piccole, così come i sindaci delle piccole comunità, chi più, chi meno, devono fare i conti con questa mentalità cialtronesca e profittatrice.
Chi più, chi meno, ma tutti!
I profittatori non conoscono altra bandiera se non quella delle 500 euro sventolanti, e per questo son pronti a tutto: a tradire, talvolta anche ad uccidere.
E se manca la pistola, esiste sempre il proiettile dell’infamia.

vittorio belluso

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