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2 anni senza Giuliana

Il prossimo 25 novembre, ricorrerà il secondo anniversario della scomparsa di Giuliana Pertusi, una delle fondatrici di Forza Cavallasca, la miglior collaboratrice e scrittrice che noi tutti abbiamo mai avuto, portataci via da un male incurabile.
In questi due anni sono successe molte cose, e quanto da Lei previsto, inizialmente nell’incredulità e nello scherno generale, si è poi puntualmente realizzato fin nei minimi particolari.

Sembra ieri quell’indomani delle seconde elezioni cavallaschine (maggio 2014), in cui molti dei membri di Forza Cavallasca cercavano il modo di ‘smarcarsi’ dalla compagine sconfitta, nel pavido tentativo di accreditarsi agli occhi del vincitore.
Ma lei percepì nell’aria che qualcosa stava per cambiare, che l’era dei cosiddetti “git” era finita, che era solo una questione di tempo e che qualcosa di sconvolgente sarebbe successo, tanto da non permettere all’amministrazione risultata vincitrice delle elezioni – che appariva inattaccabile – di finire il suo mandato. e quindi di perseverare nella linea politica già tracciata -Progetto fusione con San Fermo in Testa- che godeva di un 30% di consenso fra i cittadini.
E così poi è di fatto stato.
Il ‘buco di bilancio’ c’era già, era solo una questione di tempo, perchè qualcuno di molto addentro ai conti del Comune lo scoprisse e denunciasse.
Giuliana aveva ragione su tutto.

vittorio belluso

pertusi giuliana

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La scelta di impegnarsi in politica locale è altamente formativa

Messaggio ai giovani di San Fermo e Cavallasca

Dopo 8 anni di politica attiva, e dopo aver deciso di non candidarmi alle prossime elezioni contro il sindaco attuale, ovverosia colui che ho supportato più di ogni altro nel progetto di incorporare Cavallasca senza ‘colpo ferire’, è arrivato il momento di tirare le conclusioni di questo lungo periodo che mi vede oggi diverso da come ero allora, nel 2009, quando scelsi di candidarmi la prima volta.
Mi rivolgo in particolar modo ai giovani, a quei giovani rampanti ed intraprendenti, ma anche pieni di voglia di dare, che si affacciano alla vita politica, con curiosità e generosità:
andate avanti nel vostro progetto, non curatevi di coloro che vi sconsigliano facendo di tutta un’erba un fascio.
La politica locale è di fatto, se fatta con coscienza, abnegazione e onestà, la forma più sublime di volontariato.
Non vi è partecipazione ad associazione alcuna che regga al confronto di scegliere di fare politica, esponendosi in prima persona, cioè mettendoci la faccia e rispondendo pubblicamente delle proprie azioni.
Fra coloro che vi criticheranno, molti, se non tutti, gente che le vostre palle non ha.

Impegnarsi diventa un dovere laddove la vostra sensibilità ed il vostro senso di giustizia vedono cose che non ritenete essere giuste.
Il semplice restare in disparte, il semplice non denunciare talune situazioni che i vostri occhi vedono, significa automaticamente divenirne complici.
E fa niente se coloro che vedete sbagliare sono in condizioni di vendicarsi su di voi, attraverso 1000 meschinità.
Dovete essere più forti.
Dovete andare avanti.
Dovete imparare a leggere nelle critiche, specie quelle più aspre e ingiuste, e magari anche nelle menzogne che sentite dire su di voi, come delle implicite ammissioni del vostro valore, uno sprone ad andare ulteriormente avanti.
Quindi, giovani che mi leggete, ascoltate:  andate avanti, offrite la vostra candidatura a chi ritenete essere più rispondente alla vostra visione del mondo!
E non pensate alla politica come fonte di reddito, o come risoluzione della vostra vita lavorativa.
La politica deve essere una parentesi, non un mestiere, e non deve durare oltre le due legislature.
Tre già son troppe.

vittorio belluso

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Frigerio risponde a chi lo vorrebbe candidato sindaco in coppia con Gentile

Caro Vittorio non so se la tua proposta sia una stima nei miei confronti o una presa per il culo.
Del resto come avrai notato in questi giorni ero demoralizzato vedendo come stanno andando le cose e mi son detto: cosa ci sto a fare a Cavallasca che non c’è più?
Io ho già cambiato tre paesi di residenza senza muovermi da casa (Lieto Colle, Cavallasca, San Fermo) e non me la sento in un prossimo futuro di cambiare ancora residenza e diventare cittadino di Como, ciò è inevitabile è solo questione di tempo.

Nel mio piccolo ho sempre cercato di fare qualche cosa per la mia Cavallasca, ma mi hanno sempre tenuto al margine, anche se mi sarebbe piaciuto amministrare Cavallasca, non per il potere ma per il bene del mio paese e magari continuare come i miei avi che sette di loro hanno fatto il sindaco, ma non mi hanno mai dato la possibilità perchè ero un pericoloso “fascista”.
In una commissione in cui ero entrato durante l’amministrazione di mio zio, a fine mandato dello stesso, mi hanno sbattuto fuori.
Persino quando ero stato nominato presidente di seggio, hanno fatto pressione su mio zio perchè rinunciassi a tale incarico, e su consiglio di mio zio rinunciai.

Come vedi una parte di Cavallasca mi ha sempre osteggiato.

Anche durante la stesura del primo libro di Cavallasca edito dal Comune mi hanno lasciato fuori dalla commissione nominata dal Comune per aiutare l’autore.
Sono entrato successivamente per volere dello stesso autore.
Ora considerando la proposta una cosa seria e non una cosa da ridere, come realmente è, devo fare presente che ormai il tempo è passato, la voglia anche,gli anni pure e le armi oramai si sono spuntate, e pensare di battere la corazzata Mascetti è una vera utopia.

In considerazione di tutte le cose dette sopra. sto pensando di tarsferirmi a Rio de Janeiro in Brasile a spaparanzarmi al sole di Copa Cabana.

Ciao Vittorio un saluto Marco.

nella foto, Marco Frigerio durante la leva militare al comando di un semovente

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31 dicembre 2016, ultimo giorno da consigliere comunale

Dunque, cari amici e care amiche di Cavallasca, domani si chiude l’anno, questo 2016 che è stato a dir poco appassionante e ricco di avvenimenti.
Con lunedì, dopo oltre 7 anni come capogruppo di una lista comunale, tornerò ad essere un cittadino come gli altri.
Non avrò più l’obbligo di leggere tutte le delibere per controllare che sia tutto a posto ed in regola, non dovrò più presentare mozioni o interrogazioni su questo o quell’argomento risultato non sufficientemente chiaro o da approfondire, non dovrò più rispondere alle mail di cittadini che scrivono per segnalare qualche problema inerente il funzionamento del Comune.
Con lunedì, potrò fare quel che vorrò, se lo vorrò, quando lo vorrò.

Il punto è proprio questo.
Con lunedì Cavallasca diventa una frazione di San Fermo ed a me si chiede di continuare a fare informazione.
Presenziare i Consigli Comunali ed, in quanto membro della commissione di rappresentanza cavallaschina che si formerà nei prossimi giorni, raccogliere le istanze dei residenti di Cavallasca per poi farle presenti al Consiglio Comunale già esistente in quale modo ancora non si sa.
L’idea di ricoprire questa nuova veste, mi stimola ma non mi entusiasma.
Per 4 anni di mandato saremo solo spettatori delle decisioni che persone non elette da noi prenderanno su di noi.
Questo è il dramma della fusione per incorporazione.
Siamo stati inglobati, mangiati da San Fermo della Battaglia.
(Speriamo almeno di non venire anche digeriti!)

Cosa rimane quindi di questi 7 anni?
Quale il bilancio?

Devo dire che, da un punto di vista politico, considero la nostra azione di questi anni come un qualcosa che ha smosso certamente le acque.
Un nuovo modo di pensare si è coagulato attorno a me, arrivando a contare sulla compartecipazione sentita di centinaia di persone.

Quasi un cuore ed un’anima, oserei affermare.
Ciò ha rappresentato un’esperienza esaltante e responsabilizzante, che ha modificato il modo di rapportarmi col prossimo, ora divenuto più riflessivo e pronto all’ascolto.
Si, cari amici, perchè solo chi l’ha provata (l’esperienza politica intendo) può comprendere quanto questa sia formativa ed impegnativa.
Come questa non lasci spazio all’impulsività che pure, almeno fino a qualche anno fa, era una delle mie caratteristiche caratteriali principali.
La politica mi ha insegnato a divenire calcolatore, metodico, talvolta anche cinico.
Ma anche a spendermi per il prossimo senza secondi fini, ovverosia a comprendere la quinta essenza dell’animo del volontariato.
Si, amici, volontariato!
Perchè fare politica contro i propri interessi, talvolta attaccato sotto la cintola da coloro i quali la politica la facevano per mestiere o per ego personale, tentando senza soluzione di continuità di sbattermi fuori dal ring, non è stata cosa da poco.
Senza metodicità e capacità di assorbire i colpi bassi sia da parte mia e sia di chi mi è stato vicino, non sarebbe successo quel che è successo, e noi cavallaschini saremmo rimasti nel limbo in cui eravamo ancora per chissà quanti anni, in balia di figure di secondo piano convinte magari di essere Dio in terra.

In questi anni di attività, mi sento in dovere di ringraziare alcune persone in particolare:
Giuliana Pertusi, Michele Fuccilo, Tonino Beatrice, Vittorio Panzeri, Mario Palermo, Maurizio Dori e Fiorenzo Gerna, tutti coloro che si sono presentati con la lista Forza Cavallasca alle ultime elezioni e tutti coloro che ci hanno aiutato e sostenuto in questi anni.

vittorio belluso

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Grazie Vittorio

Pubblico questa lettera inviatami nella notte da un cittadino residente a Cavallasca – San Fermo sottolineando che questa mi è arrivata dritta dritta al cuore, rendendo d’un colpo sensati e giusti gli sforzi fatti in tutti questi anni.
D’un colpo, tutto trova un senso, la sua giusta collocazione.
Grazie a te, cittadino anonimo, grazie di aver partecipato a questa avventura nel tentativo disperato di fare il bene della nostra comunità.
vittorio

Un cittadino scrive al consigliere Belluso

Mentre con il camice bianco serve un cliente pensa ” …ma chi me lo ha  fatto fare a mettermi in politica? Quanti soldi ho perso?” …poi il cliente gli dice ” grazie dottore se non  fosse stato per lei chissà cosa ancora sarebbe successo”. E lui ritorna di là nel suo ufficio e torna ad occuparsi di politica. Ritorna ad informare i cavallaschini.
E si il nostro farmacista in questi mesi è colui che da consigliere di minoranza ha informato i cittadini di tutto quello che stava succedendo in municipio.
Si chiama Vittorio Belluso ed è il farmacista di Cavallasca un ridente paese della provincia di Como,  un comune  che dal primo gennaio 2017 scomparirà dalle cartine geografiche (sarà incorporato da San Fermo della Battaglia). Il dottor Belluso è noto per le sue campagne contro l’amministrazione comunale che ha fatto scomparire Cavallasca.

Secondo molti cittadini il dottor Belluso è una specie di giornalista che ha fatto vera informazione e che non ha avuto paura di raccontare ciò che stava succedendo in municipio.  Così facendo ha rotto il muro di silenzio che stavano erigendo. belluso ronchetti

Da quando ha creato il blog Forza Cavallasca Vittorio Belluso informa tutti i giorni i cittadini di Cavallasca. Infatti attraverso il blog denuncia tutti i fatti che avvengono a Cavallasca e dintorni.

“Vittorio il rompi palle” : così è stato soprannominato il consigliere di minoranza. Il dottor Belluso ne va fiero di quell’appellativo perché dice di esserselo guadagnato perché è uno  che ama andare a fondo alle cose anche se questo gli ha fatto perdere tanti clienti in farmacia. Infatti il suo racconto senza filtri sulla realtà cavallaschina e la sua volontà di denunciare attraverso il blog il disastro dell’amministrazione comunale gli hanno causato diversi problemi. Negli anni ha  perso tanti soldi ed avuto alcune  minacce.

Rompere il muro di silenzio attraverso il blog ha portato a una presa di coscienza da parte di molti cittadini che hanno deciso di dire basta ad una amministrazione che ha distrutto la loro serenità: il 9 ottobre l’80 percento dei cavallaschini ha votato (con il cuore a pezzi) SI all’incorporazione.
Inoltre, il blog non è passato inosservato ai media locali, provinciali e  nazionali  che hanno contattato Belluso in varie occasioni per chiedergli di utilizzare il materiale del blog.

Grazie Vittorio.
Un cittadino

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Una prece per Alberto

A funerali avvenuti,
sentiamo la necessità di spendere alcune parole su Alberto, mancato improvvisamente la settimana scorsa.
Ci sentiamo vicini al papà ed alla sorella, vogliamo trasmettere loro la nostra solidarietà.
Riconosciamo in Alberto una brava persona, che negli ultimi anni della sua breve vita, aveva saputo trovare una dimensione dignitosa nella società ed una dimensione che ora vogliamo riconoscergli.
E vogliamo anche spendere 2 parole sul sindaco, spesso da noi criticato ed osteggiato, per tributargli stavolta un grande merito: aver avuto il coraggio di puntare su Alberto ed aver visto la sua fiducia ricambiata.
Tutto qui.
Ciao Alberto.

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Considerazioni strettamente personali sul referendum del 9 ottobre

Cari amici, cari lettori,

tanto per cambiare, su questo blog, parliamo del referendum del 9 ottobre.
Anzi, meglio, parliamo dell’esito del referendum del 9 ottobre.
E ne voglio parlare dopo aver staccato da tutto e da tutti ed essere andato via per qualche giorno.
Ho riflettuto e credo sia il caso che i cittadini che mi hanno votato vengano messi al corrente di come vedo questa situazione, per certi versi storica, per Cavallasca.
Dunque il 9 ottobre, col SI passa il cambiamento.
Col NO tutto resta com’è.
Compreso il debito ed il sindaco (non me ne voglia il primo cittadino ma è lui stesso che ha chiaramente fatto capire che nemmeno in caso di vittoria del NO si dimetterà, come invece avrei fatto io al suo posto).
Quella del 9 ottobre è la terza occasione di cambiamento per i cavallaschini in 7 anni.
Occasione di cambiare, ed in meglio, l’organizzazione del municipio, la qualità, la quantità ed il costo dei servizi.
La prima volta è stato nelle elezioni del 2009, ma per 21 voti pieni zeppi di lunghe ombre, vinse la conservazione, la stasi, l’immobilismo.
La seconda occasione, sempre legata al mio nome, Cavallasca l’ha avuta nel 2014, ma l’ha mancata per la seconda volta.
Al cambiamento che noi auspicavamo e che è in sintesi lo stesso di oggi, ovverosia la fusione del nostro comune con San Fermo, vinse il NO.
Tutto doveva restare com’era.
Ora abbiamo la terza occasione, ma stavolta non sarà più una sorta di plebiscito su di me, ma su Mascetti: Mascetti SI, Mascetti NO.
Ed ancora una volta l’immaginario collettivo sta sbagliando.
E grandemente anche!
Sta sbagliando perchè, ancora una volta, si bypassa sui contenuti delle proposte, e ci si ferma all’immediato, ci si concentra sulle innegabili criticità dell’operazione incorporazione, perdendo però di vista tutto il resto che è invece largamente positivo.

A questo punto, ragionavo fra me e me mentre ero a zonzo per chiese e musei, mi chiedo, nel malaugurato caso che vincesse il NO, se valga ancora la pena impegnarmi come ho fatto in questi anni per una comunità che è recalcitrante al cambiamento, che ha paura di tutto, che diffida di tutti, che vede il male anche dove non c’è, e non lo vede dove c’è: spesso sotto gli occhi.
Non so cosa farò, se passerà il NO.
Di sicuro, però, sarà la terza sconfitta politica.
Ma un dubbio mi è assalito mentre facevo questo ragionamento e mi sono detto: sconfitta per chi?
Per te?
No, è la popolazione di Cavallasca che, ancora una volta, perderà il suo treno.
Questa volta l’ultimo.

vittorio belluso

nella foto che segue, uno scorcio del chiosco dell’abbazia dei frati cistercensi di Piona (CO)

abbazia di Piona

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Ragionando sullo spunto dello Scanegatti-pensiero

Nell’ultimo numero della rivista ‘Strategie aministrative’, un mensile che viene inviato a tutti gli amministratori comunali d’Italia a cura dell’ANCI, l’associazione nazionale comuni d’Italia, vi è un fondo, edito dal presidente PD dell’Anci, Roberto Scanegatti, che credo meriti di essere analizzato, perchè chiarificatore di una mentalità che non ci appartiene, anzi che noi rifuggiamo con tutte le nostre forze, ma che è tuttora imperante nel nostro Paese.
Da qui tutta una serie di considerazioni che vorrei fare paragrafandole ed evidenziandole insieme a voi, cari lettori.
Dunque, estrapolando il paragrafo che ha destato la mia attenzione, riporto quanto scrive Scanegatti, nell’editoriale dal titolo: “Comuni: gli obiettivi raggiunti e le strade aperte dentro e fuori l’Italia”:

…“L’Italia è una delle porte d’Europa verso cui si rivolge chi è in fuga dalla guerra e miseria (attenzione, tema caro alla sinistra italiana: ‘poverini, scappano dalla guerra, tutta l’Africa scappa dalla guerra, anche quella che la guerra non sa cosa sia’), e i comuni sono in prima fila nei programmi di accoglienza.
Solo che continuano ad essere spettatori e ciò non è più possibile (lo dice lui, il popolo dice altro, per esempio che non ne può più di clandestini sfaccendati che gironzolano cuffiette alle orecchie in cerca di cosa?), perchè non basta solo il mantenimento dei profughi (chi l’ha deciso, lui? E’ Scanegatti che ha deciso di abbandonare gli italiani in difficoltà a beneficio dei clandestini? Se è così, abbia il coraggio di dire a chiare lettere, dica che la sua priorità non sono gli italiani in difficoltà), nell’attesa che venga loro riconosciuto, o meno, il diritto di asilo. (Ma noi sappiamo che solo ad una sparuta minoranza, attorno al 10%, viene riconosciuto lo status di rifugiato politico, tutti gli altri sono solo dei vacanzieri a scrocco, dei parassiti che, per un intollerabile periodo di tempo, scelgono di vivere completamente sulle spalle delle comunità che li ospitano).
L’accoglienza non può essere una partita diretta tra prefetture e strutture private o cooperativistiche (noi a Cavallasca lo sappiamo bene: è grazie ad una cooperativa sociale che un numero mai del tutto chiarito variabile tra 22 e 25 richiedenti asilo politico in rotazione fra di loro con altre strutture si è installato permanentemente sul nostro territorio garantendo affari d’oro a chi li gestisce e senza che venisse minimamente chiesto alla popolazione residente cosa ne pensasse in merito): il ruolo dei comuni è essenziale per capire come calare nelle comunità i progetti (badate bene cosa scrive questo signore rappresentante del popolo, usa il termine CALARE, ‘calare dall’alto’,’ imporre’, ‘infilare’, un numero imprecisato di individui, senza minimamente chiedere alla popolazione residente se è d’accordo o meno), come accompagnarli in modo che gli stranieri non siano visti dai cittadini come problema ma come RISORSA (altro tema caro ai postcomunisti, i clandestini, poi migranti, poi profughi, ora vengono addirittura definiti ‘risorse’ ancorchè ‘temporanee’, come se queste persone, anziché pesare sulla nostra economia in maniera insostenibile come tutti i dati economici stanno ad indicare, rappresentassero un beneficio per la popolazione italiana che, al contrario, viene, da questi governanti, messa completamente da parte e abbandonata a se stessa, costretta a lavorare fino in tarda età, perchè deve sostenere in toto il peso di una politica di accoglienza indiscriminata che mira a consolidare il potere sinistro costituito, la rete clientelare messa in piedi dalle cooperative rosse e bianche tutte asservite al partito democratico, con la complicità di un Vaticano che ha perso, dopo la defenestrazione di papa BenedettoXVI, la ragione stessa del suo credo, piegato, o meglio, asservito, ad un materialismo che non distingue più fra credo e credo, mettendo su di un unico livello il sacro col profano. In altre parole, un nuovo credo in parte eretico che la massa dei credenti stenta a riconoscere come tale).

vittorio belluso
Copyright©fC diritti riservati

scanegatti b

 

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La fusione dei Comuni classica non è quella di resa incondizionata dell’incorporazione

Lettera aperta ai consiglieri di idea Comune

Cari Adriano Corradini e Paolo Carpi,
Cari Guarascio, Balzaretti e Sala,
avete a disposizione ancora un paio di occasioni per riabilitarvi, per smarcarvi da chi vi ha usato trascinando il vostro nome nel ridicolo.
Spero e credo che ormai – sia pure con un ritardo imperdonabile – vi siate resi conto di essere stati usati.
Come altri qualche anno prima di voi, sono convinto che anche voi vi siate resi conto che Rongatti non meriti il vostro appoggio incondizionato.
Credo sia ora di assumervi delle responsabilità che fino ad oggi, con ogni probabilità,  non sapevate nemmeno che esistessero.
Siamo ancora in tempo.
Siamo ancora in tempo a riprenderci nelle mani il nostro destino.
Siamo ancora in tempo per organizzare delle nuove elezioni che producano una maggioranza realmente rappresentativa di Cavallasca, voluta dalla maggioranza reale dei residenti, in grado di contrattare coi vicini una resa migliore di quella che -anche alle vostre spalle- qualcuno  ha contrattato  per se. Solo per se.
La fusione dei Comuni classica non è quella di resa incondizionata dell’incorporazione.
Anche i consiglieri di San Fermo lo sanno.
I tempi si allungherebbero, è vero.
Le tasse ai massimi di legge si abbatterebbero sulle nostre teste per almeno 1 anno /1 anno e mezzo, senza che noi si possa fare nulla.
Sarà allora che la  popolazione capirà fino in fondo la portata della cattiva guida che ci ha amministrato in questi anni e in cui anche i vostri nomi compaiono.
Ma voi, voi potete ancora riabilitarvi.
Sfiduciate la giunta!
Votate con noi opposizioni e costringete Sindaco e vicesindaco alle dimissioni.
Non c’è altro mezzo per evitare che sia Rongatti a rappresentarci, assolutamente immeritatamente, nei prossimi 5 anni.
Dipende da voi. Ormai solo da voi.

vittorio belluso

 

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3 passi fra le nuvole

Dedicato alla collega ed amica Alessandra Cattaneo

Alessandra Cattaneo é stata una grande farmacista, una buona moglie ed una buona mamma di due splendidi ragazzi.

Ho avuto l’onore di lavorare gomito a gomito con lei per alcuni anni, durante i quali nacque una profonda stima reciproca.

Questa è la debita premessa che è doveroso fare per chi leggerà questo articolo.

Alessandra non è più di questo mondo dal luglio del 2002, eppure, per me, Fabio, suo marito, per i suoi due ragazzi, non è mai andata via, e quest’articolo è qui per dimostrarlo.

Ho conosciuto Alessandra a casa di amici nel 1994, quando ero direttore della farmacia comunale di Fino Mornasco.

A quei tempi, l’amministrazione comunale, mi aveva affiancato una fervente comunista, moglie di un sindacalista della CGIL, con la quale mi scannavo nel più vero dei sensi della parola ogni santo giorno.

Io arrivavo in farmacia con L’Indipendente di Vittorio Feltri, lei con L’Unità.

Passai due anni d’inferno, nei quali mi resi conto di quanto la forma mentis sinistrorsa fosse semplicemente opposta a quella di una persona che, come me, si riconosceva nella nascente Forza Italia, e che, alla base di tanto gratuito astio, ci fosse, con ogni probabilità, semplicemente l’invidia.

Durante le vacanze estive del 1995, prodromo ad una riapertura della farmacia in concomitanza con la chiusura per ferie dell’altra, quindi con un più che ipotizzabile aumento esponenziale di mole di lavoro, venni raggiunto al telefono da mio suocero, mentre mi trovavo a Parigi.

Mi annunciava che la ”collega”, con ogni probabilità volutamente, quindi con calcolo, aveva rassegnato le dimissioni, per cui, di lì ad una settimana, avrei dovuto cavarmela da solo.

“E desso, cosa faccio?”- pensai.

D’un tratto mi venne in mente Alessandra, che, alcuni mesi prima, si era offerta come collaboratrice part-time.

La chiamai e, cosa incredibile, in 1 minuto e mezzo accettò la proposta di lavoro e le implicite condizioni, prima fra tutte che, da lì a pochissimi giorni, avrebbe dovuto “attaccare” lavorando sodo, 44 ore settimanali e per tre settimane consecutive.

Credo che lo fece per il semplice fatto che capì in quale guaio mi ero trovato, ed aveva inteso porgermi il suo aiuto.

Pochi giorni dopo, cominciò una collaborazione lavorativa che durò circa 2 anni, e che ancora adesso rimpiango per la serenità e la perfetta sintonia che si era instaurata fra di noi.

Buona parte del fardello che giornalmente portavo sulle spalle, se lo caricò lei.

Inoltre non smettevo di ammirarne la classe e la cultura.

Fino Mornasco era un posto di grande passaggio, la farmacia era situata lungo la statale dei Giovi.

Giornalmente, nell’esercizio, capitava gente straniera.

Alessandra parlava correntemente il francese e l’inglese, il che, in quel luogo, era importantissimo.

Alessandra mi raccontò della sua vita, della sua famiglia che amava sopra ogni cosa e per la quale viveva.

Aveva avuto una infanzia difficile, essendo rimasta orfana della mamma in tenerissima età.

Il padre, noto avvocato comasco, avendo avuto solo lei come figlia, le era attaccatissimo, e lei a lui.

Ma un giorno, Alessandra non si presentò al lavoro.

Inutili furono i miei tentativi di contattarla.

Solo a sera, Fabio, suo marito, mi chiamò dalla Grecia, per annunciarmi che lui e la moglie avevano dovuto accorrere al capezzale del padre di lei, deceduto sul colpo in un incidente stradale in quella terra lontana e straniera.

Pochi giorni dopo, a funerali avvenuti, Alessandra mi comunicò l’intenzione di lasciare il lavoro fino a nuovo termine, essendo rimasta troppo turbata dai dolorosi avvenimenti.

Credo che il “rifugiarsi”nella sua adorata famiglia, fosse un modo per reagire all’immenso dolore.

Dopo alcuni mesi dalla dipartita del Padre, Alessandra scoprì, attraverso una mammografia di routine, di avere un tumore al seno.

Nessuno mai mi toglierà dalla mente, la convinzione che sia esistita una correlazione fra i due fatti.

Ciononostante, grazie anche al carattere forte che possedeva, Alessandra si sottopose all’operazione ed alle cure che ne seguirono con coraggio e determinazione.

Fu un periodo duro per tutti, in cui la nostra amicizia si rafforzò ulteriormente.

Nelle mie intenzioni, c’era sempre il tornare a lavorare insieme.

Ed è a questo punto che la mia vita subisce una svolta.

In seguito alla vendita, da parte di mia madre, della farmacia di famiglia ch’ella aveva ereditato alla mia nascita da mio nonno, la mia vita professionale pareva essere già arrivata al capolinea, senza più possibilità di sbocchi gratificanti.

Fu proprio una Alessandra convalescente, a cercarmi per offrirmi tutta la sua solidarietà per lo scellerato atto compiuto da chi mi aveva generato, lei, Alessandra, che dopo due anni di lavoro in stretta collaborazione con me, conosceva, di tutta la vicenda da me vissuta, anche i minimi dettagli.

E fu proprio a lei che, unica custode per mesi e mesi, comunicai la notizia segretissima ed entusiasmante, all’uscita dallo studio notarile dove avevo appena “opzionato” la farmacia di Cavallasca, impegnandomi a riversare il rimanente da lì ad 8 mesi, .

Mi parve emozionata quanto me, felice quanto me.

Che soddisfazione!

Che rivincita!

Ma, per la riuscita dell’operazione, possedendo dei beni da dover dismettere per fare andare in porto l’intera operazione, occorreva il silenzio assoluto.

Ed Alessandra tacque.

Tacque con tutti, per 8, lunghissimi, mesi!

L’anno seguente, finalmente, mi ritrovai, a soli 38 anni, titolare di una farmacia che mi ero conquistato da solo.

Mi occorreva aiuto.

Pensai ad Alessandra, chi meglio di lei?

Le feci la proposta di venire a lavorare con me, la farmacia distava solo un paio di km da casa sua.

Alessandra nicchiò: stava attraversando un periodo di riabilitazione, dopo le pesanti cure subite, inoltre, non aveva particolare bisogno di lavorare, essendo il marito un ottimo professionista.

Fui perseverante ed insistente.

Alla fine… accettò. Avrebbe cominciato a settembre.

Tutto appariva, finalmente, andare nel verso giusto.

Ma, purtroppo, arrivò una sua telefonata, giusto pochi giorni prima dell’inizio della nuova collaborazione:

” non ho buone notizie. Dobbiamo rimandare. Mi hanno trovato ancora qualcosa.”

Parole come il piombo.

Ciò che ne conseguì furono per lei mesi di vera e propria passione.

Non ho mai visto nessuno sopportare con tanta dignità e coraggio una eguale sofferenza.

Che, poi, arrivò all’epilogo.

L’ultima volta che la vidi fu su di un letto d’ospedale.

Conversammo amabilmente di banalità inerenti alla farmacia. Lei lo voleva. Aveva bisogno di riposare la mente attraverso il calore di una “normalità”che oramai era divenuta solo un ricordo.

Le sue condizioni erano gravi. Non si reggeva, poverina, nemmeno più in piedi.

Quando arrivò il momento del commiato, a causa della visita medica di routine in procinto di essere effettuata, credo che entrambi capimmo che non ci saremmo mai più rivisti.

Lo capimmo, ma ci salutammo con la semplice cordialità di sempre.

All’uscita, lo spostamento d’aria delle pale dell’elicottero che avevano cominciato a muoversi, mi procurarono uno strano senso di fresco in viso.

E solo allora mi accorsi che stavo piangendo.

vittorio

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Il buon padre di famiglia

Cosa è un “buon padre di famiglia”?
Un “buon padre di famiglia” è colui che sa prendere le decisioni giuste al momento giusto, che vede il futuro che si avvicina e sa adottare i correttivi giusti se è il caso di adottarli.
Che costruisce la casa nuova quando gli affari vanno a gonfie vele, che tira i remi in barca e vende la casa al mare per finanziare l’attività e gli studi dei figli quando le cose vanno male e il mutuo si è fatto troppo pesante.ronal reagan
Viceversa, il padre di famiglia che non ha il coraggio di ridurre il tenore di vita e pretende di mantenere i lussi del passato a fronte di entrate che non ci sono più, è colui che sta ponendo le basi per un futuro quanto meno incerto e difficoltoso per i suoi stessi figli.

vittorio belluso

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Ronchetti costretto a vendere se vuole salvarsi

Mai calcolo si sarebbe rivelato più errato

Ronchetti, nel maggio del 2014, vinse su di noi con 180 voti di scarto, con, dalla sua, tutti i 200 voti dell’associazione anziani che temevano di venir sloggiati da villa Butti venduta per far cassa e quasi tutti i voti dei dipendenti comunali, che votarono per lui per paura che prendesse corpo il nostro progetto di fusione con San Fermo.
Votarono l’attuale sindaco nella convinzione che questi non avrebbe intaccato la loro tranquillità, mantenendo intatti, in verità solo in alcuni e sporadici casi,  i privilegi di natura economica acquisiti e sommatisi negli anni.

Ora, a soli due anni dal quel giorno, il sindaco, se vorrà veramente salvare il suo posto, dovrà per forza metter mano agli stipendi dei dipendenti comunali, riducendo le indennità di ruolo e congelando per un tempo indeterminato i salari accessori.
Dovrà inoltre, per poter accedere al mutuo del fondo di rotazione, unica e ultima speranza di salvezza, alienare tutti i beni immobili di proprietà comunale che potrà, villa Butti compresa, visto che l’immobile dell’ex posta vale poco o niente e altro non c’è, se non dei terreni di scarso valore, vista la politica adottata in PGT di “crescita zero”.
Si può quindi, a buona ragione, affermare che mai calcolo si sarebbe rivelato più errato

vittorio belluso

meno giovani

 

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La trappola dei topi e il gatto

Nel secolo scorso, si parlava spesso di strani rumori in villa Imbonati, come lo strisciare di catene e sonagli.

Una notte, in villa Imbonati, quando abitavano ancora la famiglia Butti, più precisamente Giovanni Butti, sua moglie Edvige, i figli Giuseppina e Augusto, essi sentirono degli strani rumori, come dei tonfi, uno dietro l’altro!
Spaventatissimo, Giovanni, si alzò da letto per andare a constatare il motivo degli stranissimi rumori, armato di carabina, pensando di avere a che fare con dei malfattori introdottisi nella sua bella villa seicentesca; aprì le porte con estrema cautela una ad una, scese lo scalone passo passo col dito ben disteso sul grilletto quando … tutto ad un tratto, si ritrovò di fronte Nerina, il gatto di casa, il quale, poverina, aveva lo zampino incastrato nella trappola dei topi nel tentavo di mangiarsi il formaggio. (anche i gatti son golosi di formaggio).nina

Il gatto, con la zampa incastrata, si stava trascinando dietro la trappola giù dallo scalone, lo stesso che a giorni d’oggi percorre il sindaco quando va a presiedere i Consigli Comunli.
La trappola, sbattendo su ogni scalino, man mano che il gato lo discendeva, era la fonte dei rumori.

Giovanni Butti, constatando che non si trattava di intrusi, tirò un sospiro di sollievo, dopo che il cuore gli era finito fino in gola.

Marco augusto Frigerio

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Lettera aperta a Vittorio Belluso

Caro Vittorio,

da anni leggo spesso quello che tu scrivi nel tuo blog, nel quale ogni tanto cerco di dare un mio modesto contributo, devo dire con tutta sincerità che di questi tempi ti ammiro, ammiro la costanza con cui difendi le tue idee e le tue posizioni politiche, il tuo spirito battagliero e combattivo, ti fa onore la difesa ad oltranza delle tue idee che possono essere condivise o meno ma che porti avanti con coerenza e con quel coraggio e desiderio di manifestarle anche a costo di farti molti nemici.
Per quel poco che ho il piacere di conoscerti credo che tu lo faccia perché ci credi, per coerenza con la tua coscienza, non credo per ambizione personale di potere o di denaro, d’altronde chi te lo farebbe fare potresti fare il benestante agiato grazie ai proventi della tua attività professionale ma invece ti piace metterti in gioco, sentirti membro attivo di una comunità di persone.
Sei l’opposto di coloro che nella vita anche potendo non fanno mai
nulla, che non rischiano o non fanno sentire la propria voce per prendere posizioni, non si compromettono per non disturbare o farsi nemico il potere.
Non appartieni alla maggioranza degli uomini che amano stare alla finestra, ad osservare quello che succede e si muovono solo per applaudire ed accodarsi all’uomo forte di turno, a salire sul carro del vincitore e a questa ultima categoria di uomini Panagulis ha dedicato questa bellissima poesia:

Voi, tombe che camminano
insulti viventi della vita
assassini del vostro pensiero
fantocci in forme umane
Voi che avete invidia delle bestie
che offendete l’idea del creato
che chiedete rifugio all’ignoranza
che accettate per guida la paura

Voi che avete dimenticato il passato
che vedete il presente con occhi appannati
che non avete interesse per il futuro
che respirate solo per morire

Voi che avete mani solo per applaudire
e che domani applaudirete
con più forza di tutti come sempre
e come ieri e come oggi

Sappiate allora voi
scuse viventi di ogni tirannia
che i tiranni li odio tanto
tanto quanto ho schifo di voi

Un abbraccio

Aurelio

Gustave Caillebotte: “Young Man at His Window” 1875 Olio su tela. Collezione privata.

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Lettera aperta a Johannes Agterberg

Caro Giovanni,
in passato ci sono stati fra noi dissidi ed incomprensioni e, da parte tua, anche affermazioni che io ho ritenuto essere offensive, sia nei miei riguardi che di quelli della mia famiglia.
Affermazioni, invero poi da te rimosse dalla pagina fb di un collega di Consiglio Comunale, che mi portarono a esporre querela contro di te.
Ora, a distanza di oltre 1 anno da quell’episodio, anche su consiglio di amici comuni, ho deciso, al dunque, di ritirare la querela.
Spero che ciò non ti induca a pensare ad una mia eventuale debolezza, ma alla volontà di metterci una pietra sopra, nell’interesse sia nostro che della collettività.
Quindi, se tu sei d’accordo, io la chiuderei qui.
In attesa di poterti stringere nuovamente la mano, augurio a te ed alla tua famiglia i miei auguri per il Santo Natale.
Ciao Giovanni,

vittorio

consigliere b

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In ricordo di Giuliana

Il presente ricordo di Giuliana Pertusi vuole essere un tributo alla statura morale e politica della persona scomparsa ieri pomeriggio.
Un tributo visto dai miei occhi di amico, ma anche di compagno di tante battaglie combattute insieme dal 2009 fino a qualche tempo fa, allorchè i segni implacabili della malattia cominciarono a minarne l’azione giornalistica e politica, relegandola al solo ruolo di consigliera.

Di carattere umile e schivo, la mia conoscenza di Giuliana risale alla prima metà degli anni 2000, dietro al bancone della farmacia.
Parlando ed approfondendo la conoscenza, via via che il tempo passava, ci rendemmo conto di avere molte cose in comune, prima fra tutte la visione politica nazionale ed internazionale.
Fu così che, nel 2009, allorchè mi candidai per Berlusconi e perdemmo per 21 voti grazie a schede annullate e a rendicontazioni differenti le une con le altre a distanza di un quarto d’ora, Giuliana divenne di fatto la penna più affilata della nostra squadra.
Memorabili sono stati i suoi reportage dei Consigli Comunali, in cui, con sferzante satira aderentissima alla realtà, sapeva mettere in risalto le ipocrisie, le incongruenze e l’inconsistenza di chi aveva appena cominciato ad amministrarci.
Le mozioni che diedero una vera e propria sferzata ad una opinione pubblica fin lì totalmente acerba ed impreparata a comprendere che con noi lo scenario politico amministrativo locale era totalmente cambiato, furono le nostre mozioni sulla caduta del muro di Berlino e sulla volontà europea di farci togliere i crocefissi nelle scuole e nei luoghi pubblici.
Le due mozioni., presentate oltre 6 anni fa, sono oggi più che mai attuali, tanto che in tutta Italia se ne parla ogni giorno, vennero accolte con stupore dalle altre liste che non si resero affatto conto dell’importanza dei documenti sottoposti all’attenzione del Consiglio.
Idem, l’anno seguente, con la mozione sui marò, sempre di ispirazione pertusiana.
Anche allora la minoranza comunista fece comunella con quella cattocomunista e bocciarono insieme le nostre proposte.

Memorabili anche alcuni articoli di natura sociologica locale, scritti dalla Pertusi, in cui si metteva in spietata evidenza la vigliaccheria con cui i nostri detrattori, attraverso vie sempre e rigorosamente anonime, ci investivano_me in particolare_ di insulti provocatori ogni santo giorno.
Lo scopo era fiaccare la nostra azione, la mia in particolare, visto che nel confronto dialettico la vittoria era 99 volte su cento, a nostro appannaggio ed, ad un tempo, provocare qualche mia reazione scomposta utile ad avvalorare la tesi dipintami addosso di essere un facinoroso ed un estremista.
Fu così che i vari Apass e Baragia (ed altri nomignoli sempre inventati dai nostri detrattori per nascondere la loro vera identità nel mettersi in contatto con noi), uno dopo l’altro, vennero letteralmente disintegrati dalla penna di Giuliana, che ormai, come nessuna altra, aveva assunto il ruolo di mia protettrice, vedendo di persona quanti subdoli attacchi il suo capogruppo riceveva_sempre sotto la cintola e talvolta alle spalle_quasi ogni giorno.
Nel 2013/2014, a campagna elettorale avviata, Giuliana più di ogni altro mi mise in guardia delle trame che si ordivano alle nostre spalle, a tutti i livelli, visto che eravamo visti dalla classe dominante come il vero pericolo da abbattere, cui impedire ad ogni costo di vincere le elezioni, al fine di poter mantenere intatti prebende e privilegi.
In questo contesto degradato e degradante, fu lei mettermi in guardia che persino all’interno del Comune vi era chi tramava alle nostre spalle, perchè spaventato dell’ipotesi di una nostra vittoria che, in quei momenti, appariva ogni giorno di più possibile.
I tentacoli giunsero persino all’interno della nostra stessa lista, e fu proprio all’indomani della sconfitta del 2014 nei confronti del conservatorismo più arcigno ed oscurantista, che persino all’interno della lista Forza per Cavallasca cominciarono i dissapori.
Il problema formale per cui venni messo sotto accusa era il mio carattere autoritario, la mia propensione a prendere decisioni importanti in autonomia e senza consultare sufficientemente gli altri membri del gruppo, 3 in particolare.
Il problema sostanziale era che queste persone non erano mosse da vera volontà di cambiamento, ma dal desiderio di acquisizione di potere personale, opportunità che appariva svanita e dopo la sconfitta elettorale, e dopo che il sottoscritto aveva cominciato a denunciare con chiarezza e documenti alla mano, tutte le schifezze che venivano fatte alle spalle e sulle spalle dei cittadini, sempre tenuti all’oscuro delle manovre di palazzo.
L’ambizione di due vecchi, di cui uno millantato laureato, sfociò in una riunione interna che ebbe il sapore della resa dei conti.
La riunione si concluse con una sofferta vittoria mia personale, ma con la fuoriuscita di alcune persone che non capirono mai fino in fondo cosa fosse realmente successo, e la bassezza del tiro che mi era stato portato dagli anziani del gruppo, spinti da ambizione e volontà di conformarsi alla morale dominante, in ossequio al conformismo strisciante.
Se io l’avessi data vinta ai 3 rinnegati, avrei tradito il mandato datoci dagli elettori che, allora come oggi, credono in noi e ci riconoscono antitetici agli altri.
In questo contesto, non posso non ricordare il ruolo fondamentale che ebbe Giuliana Pertusi.
Perchè lei, tirata in mezzo e messa nelle condizioni di dover scegliere, suo malgrado, da che parte stare, pur vedendo tutti i miei limiti e riconoscendo che molto di ciò che mi veniva contestato era vero, scelse di schierarsi al mio fianco, in coerenza con la linea politica adottata, di denuncia degli affarismi, delle inefficienze, degli sprechi e, ultimo ma non ultimo, degli interessi di taluni, che si materializzano all’ombra di villa imbonati.
Tale scelta fu comunque straziante e quindi due volte meritevole, perchè ciò per Giuliana comportò l’essere messa in disparte da coloro i quali, nei precedenti 5 anni, avevano con lei lavorato gomito a gomito per il bene del paese e per costruire una lista che si sperava vincente.pertusi giuliana
Quindi GiuIiana scelse di restarmi a fianco, ben sapendo cosa ciò avrebbe comportato.
Ma Giuliana era così, una combattente, un’eroina d’altri tempi, una pronta a dare la vita per una causa in cui credeva.
Con lei io perdo, almeno dal punto di vista politico, la parte migliore di me.
Ora sarà a me il non mollare.
Ancora domenica me l’hai chiesto.
Ed io non mollerò.

vittorio belluso

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La delibera n° 63 di approvazione del piano delle performance per l’anno 2015

Finitela con queste buffonate!
La delibera n° 63 di approvazione del  piano delle performance per l’anno 2015 di alcuni dipendenti della Pubblica Amministrazione locale, apre le porte al pagamento del salario accessorio su basi assolutamente autoreferenziali, distanti 1000 anni luce dai reali bisogni del popolo, che, come al solito,  non ha alcuna voce in capitolo

Mi fa semplicemente sorridere la documentazione che ho ricevuta dal Comune, che attesta l’approvazione del piano di performance di alcuni dipendenti comunali per l’anno 2015.
Stavolta non vado nemmeno a vedere chi siano i beneficiari, da tanto consideri essere cosa poco seria e da tanto non mi interessi la cosa.
E’ la solita manfrina messa in atto dalla Pubblica Amministrazione di quel fatiscente Paese che si chiama Italia.
In pratica, con un meccanismo che vorrebbe essere meritocratico e che invece è totalmente autoreferenziale, alcuni dipendenti della Pubblica Amministrazione locale attestano che alcuni altri hanno compiuto il proprio dovere ‘a progetto’, dando quindi il via al pagamento successivo dei relativi salari accessori.
In pratica, un modo del tutto legale per mettere le mani su dei soldi pubblici, secondo il meccanismo del potenziale boicottaggio di chi detiene il potere se questi non accetta infine quanto proposto.
Per cui i sindaci firmano per quieto vivere o opportunismo, schiavi come sono della infernale macchina burocratica che sono chiamati solo nominalmente a dirigere, ma che in realtà temono come la peste bubbonica, finendo con l’esserne sudditi.

Uno scandalo che passa nell’indifferenza della gente, che mai è informata e mai si informa, anche perchè il linguaggio aulico e tecnico, volutamente semi incomprensibile che viene usato nei documenti di delibera, è fatto apposta per confondere le idee al popolo e far si che non si intrometta in cose che si considerano non riguardarlo.

L’unica forma di riconoscimento pecuniario meritocratico, a mio immodesto avviso, sarebbe la risultante di un questionario da fare compilare all’utenza che si reca in Comune per ricevere un servizio, in cui si attesta l’indice di gradimento del servizio usufruito, sotto la responsabilità del dipendente comunale Caio o Sempronia, che, in conseguenza della preferenza espressa dall’utente, acquista o perde punti.
Alla fine dell’anno, chi ha punti viene premiato e chi ha ottenuto segnalazioni di demerito, viene mandato a casa.

Ma già … sto sognando.
E, parallelamente, mi sto creando nemici fra i potenziali fruitori dei premi, pronti a ‘farmela pagare’ alla prima tornata elettorale utile.

vittorio belluso

delibera 63

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