Tutti gli articoli di vittorio belluso

Ma sto autovelox funziona o non funziona?

Ripristinato l’autovelox di via Ravona (la via rettilinea che porta al nuovo Ospedale St.Anna) distrutto dai vandali nei mesi scorsi.
Stamattina abbiamo fatto un sopralluogo e ci è parso essere il classico specchietto per le allodole.
Un giornalista, incuriosito da un nostro post su di un social network, ha ripreso la notizia riportandola sul suo giornale online ed ha anche  interpellato il sindaco Mascetti, il quale – ma secondo noi non poteva fare altro – ha dichiarato che il marchingegno trappola è funzionante e tarato sulla velocità di appena 50 km/h.

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2 anni senza Giuliana

Il prossimo 25 novembre, ricorrerà il secondo anniversario della scomparsa di Giuliana Pertusi, una delle fondatrici di Forza Cavallasca, la miglior collaboratrice e scrittrice che noi tutti abbiamo mai avuto, portataci via da un male incurabile.
In questi due anni sono successe molte cose, e quanto da Lei previsto, inizialmente nell’incredulità e nello scherno generale, si è poi puntualmente realizzato fin nei minimi particolari.

Sembra ieri quell’indomani delle seconde elezioni cavallaschine (maggio 2014), in cui molti dei membri di Forza Cavallasca cercavano il modo di ‘smarcarsi’ dalla compagine sconfitta, nel pavido tentativo di accreditarsi agli occhi del vincitore.
Ma lei percepì nell’aria che qualcosa stava per cambiare, che l’era dei cosiddetti “git” era finita, che era solo una questione di tempo e che qualcosa di sconvolgente sarebbe successo, tanto da non permettere all’amministrazione risultata vincitrice delle elezioni – che appariva inattaccabile – di finire il suo mandato. e quindi di perseverare nella linea politica già tracciata -Progetto fusione con San Fermo in Testa- che godeva di un 30% di consenso fra i cittadini.
E così poi è di fatto stato.
Il ‘buco di bilancio’ c’era già, era solo una questione di tempo, perchè qualcuno di molto addentro ai conti del Comune lo scoprisse e denunciasse.
Giuliana aveva ragione su tutto.

vittorio belluso

pertusi giuliana

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Il problema dell’Italia sono gli italiani

Con le casse dell’Inps in profondo rosso, Berlusconi promette che – se vincerà – alzerà la pensione minima di anzianità a 1000 euro.
Promessa populistica. Irresponsabile. Truffaldina.
In piena sintonia con quel che prometteva l’altro venditore di pentole, tal Matteo Renzi.
Ora, il problema non sono i politici, ma noi italiani: fintanto che premiamo chi ci promette di più punendo chi ha il coraggio e l’onestà di dirci la verità, saremo sempre un popolo di serie B dai problemi che si tramandano, peggiorando, di generazione in generazione.
Winston Churchill, nel 40, in un momento drammatico per la sua nazione assediata, ebbe il coraggio di promettere lacrime, sudore e sangue.
E vinse.

vittorio belluso

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Tempo di tasse …

Lo Stato italiano è due volte esoso, quando ti chiede di pagare le tasse:
perchè oltre a chiederti di lavorare per lui per poco meno di 8 mesi l’anno (e questo solo con le tasse dirette, senza contare quelle occulte che pure pesano nel bilancio), ti chiede anche l’acconto sugli ipotetici ricavi che la tua azienda farà l’anno successivo.
E’ la politica che deve dare delle risposte. E’ la politica, con la sua voracità, la prima responsabile della crisi economica in cui versa il nostro paese con la conseguente perdita di posti di lavoro.

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0-0 a casa Ventura, Tavecchio & co

L’eliminazione della nazionale italiana di calcio dai mondiali – fatto che non accadeva dai tempi dei tempi – deve farci tutti quanti riflettere, perchè non è stato un caso.
E’ un dato di fatto che quest’Italia mediocre non meritava di andare ai mondiali. E nemmeno e soprattutto il suo quadro dirigente, a sua volta nominato dalla politica.
Non si creda che la politica non c’entri niente. C’entra! Eccome se c’entra!
Ora occorre che gli italiani comprendano che è ora di voltare pagina e che il calcio non è altro che il loro specchio.
Visto che gli italiani pensano solo al calcio, forse con l’Italia fuori dai mondiali cominceranno a capire qualcosa di se stessi.

Ventura è solo un impiegato signorsì. Non solo lui va mandato a casa ma anche chi è sopra chi è sopra di lui in quanto l’allenatore è solo l’ultima ruota del carro.
Caso mai ci si interroghi del perchè, persone capaci e vincenti ma scomode, sono state emarginate dal grande calcio, coi risultati che si sono visti ieri sera.

Perchè, ipotizziamo, non un Claudio Gentile al posto di Ventura? E di un Arrigo Sacchi al posto di Tavecchio? E Malagò?
Un Malagò sempre in prima fila a dire signorsì al politico al potere di turno, a vendere la propria immagine, ma ultimo nel fare il vero ‘bene’ dell’ente che presiede.
Lo sport italiano è in crisi perchè in crisi vi è il Paese che c’è dietro, invaso dagli stranieri fin dentro le squadre di calcio.
I nostri migliori giovani o non trovano sbocco, o devono emigrare. Tanto vengono ignorati.

Claudio Gentile meriterebbe quella nazionale da cui fu cacciato il giorno dopo avergli promesso la carica di CT per motivi che solo oggi appaiano chiari: non era un signorsi, non avrebbe mai preso ordini dal politicante di turno.
Il calcio in Italia è lo specchio della politica.
Il calcio è politica.
E bisogna ripartire da zero.

Ad ogni livello.

Vittorio Belluso

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La casa dei puffi spacca il paese

E’ divisa l’opinione pubblica sulla concessione edilizia che il nostro ufficio tecnico ha concesso in mezzo a Cavallasca per la costruzione di una casetta lillipuzziana fra due grandi condomini, in rapporto ai quali, la casetta in costruzione, stona al punto di apparire una specie di cuccia per cagnolini.
O forse sarebbe più carino definirla la casetta di Biancanave , anche se, oggettivamente, dubiatiamo che nemmeno i 7 nani riuscirebero ad entrarvi tutti quanti insieme.

Voi cosa ne pensate?

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L’associazione ‘Amici di Cavallasca’ si è estesa a San Fermo

Si è svolta ieri sera il tradizionale convivio dell’associazione ‘Amici di Cavallasca’ che, almeno una volta l’anno, da ormai molti anni, si svolge di questi tempi.
Piatto forte della serata era il cinghiale della Spina Verde, splendidamente cucinato dai cuochi dell’Agriturismo Agrifoglio del Monte Sasso.

Ma il vero motivo della serata, come ha spiegato il presidente dell’associazione – Marco Augusto Frigerio – è stata la ‘riappacificazione’ del cavalier Alberto Botta (nella foto col sindaco di San Fermo e con il reverendo Alexey Carpineanu, rappresentante del patriarcato di Mosca a Como) e il titolare dell’Agriturismo, Walter Saglio, dopo almeno 4 lustri di freddezza glaciale.

La riappacificazione, sancita da una forte stretta di mano, è stata immortalata da diversi fotografi.
Numerose le personalità che hanno partecipato alla cena, fra cui alcuni ex sindaci e consiglieri comunali di Cavallasca e Dongo, oltre che all’ex parroco di Cavallasca (ora vice del vescovo) don Renato Pini, il sindaco Pierluigi Mascetti, la giornalista Paola Mascolo accompagnata dal marito artista scultore e scrittore Enzo Salvadori.

Oltre a questi il cavalier Spada, guardia reale e d’onore del Pantheon, l’ ex sindaco di Dongo,  l’onorevole Cantoni – consigliere diplomatico per il turismo alle ambasciate europee – la dottoressa Michela Frascoli, guardia ecologica volontaria della Spina Verde, il presidente della Spina verde Giorgio Casati e gli ex sindaci di Cavallasca Fausto Ronchetti e Giuseppe Fattorini, accompagnati dai loro ex consiglieri, Sergio Tuia e Ezio Corradini.

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Matrimonio con rito civile, nuova frontiera del businness locale

Apprendiamo dai media che il sindaco ha dato il suo benestare al fatto che, sul territorio di san Fermo, da oggi si possano celebrare matrimoni con rito civile anche fuori dal contesto del municipio o dello splendido contesto di villa Imbonati.
Ci si perdoni l’immodestia, ma anche questa volta intravediamo la nostra attività sociale e politica locale in questa scelta.

Infatti è da anni che ci battiamo perchè i matrimoni con rito civile, sempre più numerosi a discapito di quelli celebrati in chiesa, possano fungere da volano per la nostra economia locale.
Sono anni che parliamo di ditte di catering specializzate in questo genere di eventi, senza dimenticare i battesimi, le cresime, gli anniversari vari, i meeting, cui daremmo volentieri in appalto l’uso della villa Imbonati, ora, a dispetto dei trionfalistici quanto sterili proclami di buoni intendimenti, viene lasciata abbandonata pressochè a se stessa, in un clima di degrado già non più solo apparente.

Villa Imbonati la vera ‘gatta da pelare‘ ereditata dalla fallimentare avventura politica della giunta precedente.
Sulla carta la villa seicentesca è un qualcosa che nessun altro comune qua intorno possiede, con un parco bello esteso, rimesso a nuovo ma semi inutilizzabile, con panchine rotte e accessi scomodi e limitati.
Un parco che non svolge l’attività di parco, cioè di spazio ove giovani e le famiglie, specie dalla primavera all’autunno, possano vivere il meraviglioso contatto con la natura.
Niente di tutto questo.

Ma, dicevamo, il problema più grosso è cosa fare di villa Imbonati, coi suoi altissimi costi di gestione legati al riscaldamento, ad infissi realizzati ai tempi di Garibaldi, agli splendidi affreschi che necessitano di temperature costanti e un ambiente non troppo umido, alle infiltrazioni che in alcuni punti già cominciano a farsi strada da un tetto che andrebbe rifatto anch’esso, visto che contiene il pericolosissimo eternit.

Di tutte queste cose, noi modestamente abbiamo cominciato a parlare non meno di un lustro fa, nell’indifferenza e spesso nell’ostracismo di una realtà locale spesso prevenuta nei nostri confronti, che arrancava senza idee e senza soldi senza un chiaro piano di sviluppo da applicare.
Già un lustro fa, quindi in tempi non sospetti, noi avanzammo l’ipotesi di trasformare villa Imbonati in un centro congressi ed eventi, sulla falsa riga di villa Serbelloni a Bellagio, che implementasse il business dei matrimoni laici.
Questa idea sbarcò, tramite il mio lavoro di consigliere comunale, in Consiglio comunale, ove sguardi sorpresi e ironici praticamente mi risero in faccia, tanto loro appariva bizzarra l’idea.
Peccato che i “bizzarri”, i “fuori dal tempo”, in definitiva, “gli inadueguati”, erano loro, e non certo io, unica voce fuori dal coro, a proporre soluzioni nuove per problematiche vecchie.

Ora, alla luce della nuovo ordinamento che incentiva i matrimonio con rito civile sul territorio di San Fermo, ci permettiamo di avanzare l’ipotesi di coinvolgere una ditta specializzata nel catering e ristorazione, addentro al mercato dei matrimoni, sia laici che religiosi.
Si potrebbe, con contratti di locazione con ammortizzatori nel caso le cose andassero male e incentivi al locatario se bene, affidare a tale ditta la gestione dell’intera Villa Imbonati, ove gli eventi, ovverosia matrimoni, meeting aziendali, mostre artistiche ecc. ecc. fossero fonte di reddito per il gestore e quindi per il Comune di San Fermo.

Ho anche un’idea su chi potrebbe  accollarsi questa enorme responsabilità:
i fratelli Saglio: Massimo e Walter.
Chi più di loro?

Gli stessi che con tenacia e capacità imprenditoriali hanno appena ottenuto che i matrimoni civili si possano svolgere nel loro agriturismo, sul Monte Sasso.

Da bravi git conoscono la realtà locale da sempre perchè l’hanno in parte fatta, amano la loro terra, rispettano le tradizioni, e sono due bravi imprenditori.

Ripetiamo, chi meglio di loro?

vittorio belluso

* nella foto sopra i due fratelli Saglio, Walter e Massimo

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Se a Voi sta bene così …

Fermiamoci un momento a ragionare sui numeri, e di come le nostre risorse finanziarie vengono spese da chi abbiamo eletto a governarci.

E’ dall’oculatezza con cui si spendono i fondi disponibili che si differenzia il buon amministratore dal politicante che cerca di galleggiare aumentando i punti d’appoggio cui aggrapparsi.
Dunque, a circa due mesi dall’incasso da parte del Comune di San Fermo dei contributi statali per l’avvenuta fusione (oltre 750.000 euro), i primi finanziamenti della nostra amministrazione vanno alle due parrocchie.

Apprendiamo che 25 mila euro sono state erogate per il rifacimento del cornicioni della chiesa di St.Maria e che altri 15 mila sono previsti a breve, in aggiunta ai 15 mila già erogati alla parrocchia di Cavallasca.
40 mila euro, in definitiva, che invece che essere investite per il rifacimento di strade ed od acquedotti fatiscenti, vengono regalate alla parrocchia di San Fermo, il cui sacerdote, evidentemente, anziché andare a batter cassa dal ricchissimo arcivescovado, ha fatto prima a recarsi dal nostro sindaco, confidando di trovare esaudiente risposta.

Ora, cari lettori, se a Voi sta bene così e non ci trovate nulla di scandaloso … allora avete ragione voi.

vittorio belluso

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Paga Pantalone. Cioè … NOI!

… Non si può star zitti di fronte a questo modo di governare.
La nostra amministrazione sta spendendo le risorse arrivate dalla fusione dei due paesi per consolidare il proprio potere, lasciando irrisolti ben altri e più grandi problemi, specie sul territorio cavallaschino, che viene da anni di incuria ed avrebbe bisogno di lavori urgenti di manutenzioni e di rifacimenti.

Così si fanno contenti i vari “capetti”, che portano voti e la parrocchia di San Fermo,  che vede una proprietà diocesale scaricare sul Municipio spese che invece avrebbero dovuto competere esclusivamente a lei stessa.
A nostro  avviso, è così che l’Italia sta andando a fondo. Politica locale e nazionale seguono le medesime logiche di potere, e la gente … la gente … non vede troppo spesso oltre la punta del proprio naso e si aspetta sempre “l’imbeccata” della figura di riferimento per sapere cosa è giusto e cosa è sbagliato, confondendo praticamente sempre la parrocchia per un ente municipale, cosa che non è, nè è mai stata.

Una chicca?

Il ponteggio usato per restaurare la chiesa è stato di tipo ‘mobile’, a noleggio, veloce nel permettere l’effettuazione dei lavori di restauro ma con un costo molto più alto rispetto ad uno fisso tradizionale.
Del resto, perchè il buon prevosto avrebbe dovuto risparmiare?
Mica erano soldi suoi! … pagava Pantalone. Cioè … NOI!

Questa è la realtà del paese, che è poi quella dell’Italia intera.
Una realtà che giudichiamo ormai impossibile da cambiare.

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4 novembre festa della vittoria nella 1°guerra mondiale

Guerra ’15-18′: 650.000 ragazzi italiani nei tritacarne delle trincee

Un’altra verità che non è scritta nei libri di storia

Recentemente l’Italia ha commemorato i 100 anni dall’entrata in guerra contro l’Austria Ungheria, della quale, fino al mese prima, eravamo alleati attraverso il patto della Triplice Intesa.

Fino a non molti anni fa, la ricorrenza del 4 novembre, era festeggiata con un giorno di festa nazionale, con tanto di chiusura di scuole e tricolori alle finestre nelle vie centrali delle città, in ricordo del 4 novembre 1918, giorno della vittoria.
Oggi, tale ricordo, va sbiadendosi, e, con esso, la memoria di quei 650.000 ragazzi, morti in una lotta intestina intra-europea, ed altre 580.000 fra la popolazione civile, che vide nei fronti del Carso in Italia e de La Somme in Francia i suoi più micidiali teatri, senza dimenticare che anche sul fronte russo si combattè, anche lì, con milioni di morti, prima che il virus Lenin, inoculato nel decadente impero zarista dagli stessi tedeschi, provocasse il repentino crollo della monarchia, l’uscita della Russia dalla guerra e l’avvento del comunismo.
In totale, quella guerra assurda, costò la bellezza, fra tutte le nazioni partecipanti al conflitto, di oltre 17milioni di morti.

Fu una guerra di trincea, ovverosia di usura, in cui intere generazioni vennero mandate a macellarsi fra di loro in nome di nazionalismi oggi incomprensibili, per fare la fortuna dei guerrafondai produttori di armi e degli speculatori, che si arricchirono enormemente.

Non so quanto di eroico ci fu, in quei poveri ragazzi.
So che mio nonno ebbe due medaglie d’argento al valor militare, per essere andato a posare i tubi ove far passare la dinamite, fin sotto il filo spinato nemico.

Un’operazione più suicida che coraggiosa, che veniva compiuta da volontari durante la notte, nella speranza di non essere individuati dalle fotoelettriche austriache.

Ugualmente, noi italiani, prima della disfatta di Caporetto, conquistammo qualche lembo di terra ad un prezzo altissimo in vite umane, e la storiografia ha sempre dimenticato di scrivere che i nostri soldati, una volta mandati all’attacco, avevano le mitragliatrici non solo di fronte, ma anche alle spalle: erano le mitragliatrici dei nostri reparti di Polizia e dei Carabinieri, che avevano l’ordine di aprire il fuoco su chiunque avesse indugiato ad esporsi al fuoco nemico.
Quanti dei nostri giovani siano morti così, è un’altra cosa che la storiografia ufficiale ha sempre omesso di riportare.
In molti casi, sia sul Carso che sul fronte de La Somme, i soldati si rifiutarono di andare all’attacco in massa, addirittura fraternizzando col nemico.
Fu così che, i nostri generali, pensarono bene di introdurre la decimazione, così ben descritta da Ernest Hemingway in ‘Addio alle armi’, in cui, a caso, veniva preso e fucilato senza processo un soldato su dieci, facente parte di un reparto che si era ammutinato, rifiutandosi di combattere.

Col senno del poi, non sarebbe stato poi così male, se i soldati di tutti gli eserciti, avessero girato la canna dei propri fucili non più verso altri come loro che spesso poi parlavano pure la stessa lingua ( fronte italiano_ austriaci di madre lingua italiana), ma verso chi li stava scientemente mandando al macello.

vittorio belluso

 

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Toh! … si indaga a destra!

Gli avvisi di garanzia all’81enne Berlusconi, a pochi mesi dal voto, dimostrano inequivocabilmente 2 cose:

1) la magistratura italiana, composta per 10 undicesimi da ‘figli del 68’, non è seria, non è credibile. È faziosa e politicizzata.

2) la sinistra italiana – alias il PD – non ha altre risorse per sperare di frenare l’emorragia di voti dovuta al fallimento della sua opera di governo, che infamare l’avversario. Speriamo e crediamo che gli italiani si rendano conto che è ora di cambiare, cacciando chi ci ha indebitato distruggendo posti di lavoro facendo fallire aziende su aziende con un eccessivo carico fiscale, riempiendoci parallelamente di clandestini scrocconi, shaaristi e fancazzisti.

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C’entrano gli incendi. C’entra la mano dell’uomo


Secondo alcuni studiosi, lo spettacoloso tramonto di ieri è stato dovuto all’inquinamento dell’aria.
Le polveri sottili presenti in tutta la valle Padana hanno riflesso la luce del sole, creando gli effetti spettacolari che tutti abbiamo visto.
Il fatto è che è da due mesi che non piove e l’Italia brulica di incendi.

Sabato sera eravamo di persona in cima al Monte Sasso e abbiamo visto una cappa di smog a perdita d’occhio su mezza Lombardia.
Sopra questa il cielo era nitido.
Ciò a conferma che i riflessi che abbiamo visto sono stati causati dai fumi presenti nell’atmosfera.
Aggiungiamoci le ceneri degli incendi in Piemonte e Lombardia e abbiamo la garanzia di magnifici tramonti.
Come dopo le grandi eruzioni vulcaniche.
I pm10 da diesel centrano poco o nulla.

Sono gli incendi la vera causa del tramonto di ieri.
Col vento di questi giorni e la violenza degli incendi, le polveri combuste o parziailmente incombuste sono potute salire ad alta quota. Dove hanno fatto anche da nuclei di condensazione per i cristalli di ghiaccio, che al tramonto funzionano come prismi, scindendo e riflettendo la luce solare radente.

Quindi, in definitiva, ancora una volta da questo blog si alza una voce controcorrente, forse per taluni scomoda, ma basata su solide basi scientifiche.
Una voce dissacrante ma sincera, che, ancora una volta, prova a spiegare la realtà per come è, senza scomodare l’Onnipotente, come sui social network alcune persone hanno fatto.
La spiegazione è razionale e scientifica:
si è trattato di nubi lenticolari dovute al foen e a loro volta i colori spettacolari sono stati dovuti al riverbero del sole sul fumo degli incendi.
Punto. Fine del cinema.
Ora che venga la pioggia.

vittorio belluso

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Uno storico fermo immagine del 22 novembre 1963

Questo fermo immagine è tratto da un filmato originale girato a Dallas il 22 novembre 1963, alla partenza del corteo di auto presidenziale, che di lì ad una manciata di minuti avrebbe visto il presidente degli Stati Uniti, JFC Kenendy, morire a causa di un attentato.
L’immagine dell’uomo texano che fieramente tiene in mano la bandiera secessionista,sebbene non sia mai stata messa in correlazione con l’uccisione del Presidente,  è emblematica del dramma che stava per succedere.

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Il Treno perso della Meloni

La nostra impressione è che sul referendum per l’indipendenza di Lombardia e Veneto, la Meloni abbia dimostrato ancora una volta il sua visione romano – centrica, perdendo un’occasione d’oro per smarcarsi dal quello che fu il Movimento Sociale italiano, con la sua matrice corporativista e centralista.

Ciò, sempre a nostro avviso, si può spiegare unicamente col fatto che il segretario di Fratelli d’Italia, dei problemi del nord, non ne sa nulla.

E questa è una responsabilità grave, perchè significa che la Meloni non riesce o non vuole allargare i propri orizzonti, preferendo coltivare l’orticello romano, l’unico nel quale ad oggi abbia raccolto in maniera significativa.

Del resto -ricordiamo- anni fa, non scese in piazza in difesa del salario accessorio dei dipendenti comunali che Renzi ( il buffone Renzi) aveva minacciato di congelare?
Un tentativo di imbonirsi la pressochè totalità del voto degli statali, in particolare dei dipendenti del comune di Roma, in cui Ella ambiva candidarsi a sindaco, prima ancora che scoppiasse lo scandalo che avrebbe poi travolto il sindaco PD in carica, tal Marino.

Quindi, secondo noi, non sostenendo il voto referendario plebiscitario, la Meloni ha perso un’occasione per smarcarsi dall’ottusità preconcetta che vuole sensata l’esistenza di un sistema che vede le comunità virtuose del nord condannate a mantenere in perpetuo sprechi e parassitume vario della peggior Italia.

vittorio belluso e altri autori

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W la Lombardia e W chi ha votato!

Referendum a San Fermo e Cavallasca: affluenza più che ottima e voto plebiscitario per il SI

Affluenza: ha sfiorato il 50% in una sezione cavallaschina

I gufi sinistroidi e la diocesi di Como (che si era subdolamente espressa per l’astensionismo) sono serviti: il referendum per l’autonomia lombarda non solo non è stato un flop, ma un successo di prima grandezza.

Un segnale che deve arrivare forte e chiaro ai nostri politici romani: la Lombardia paga troppe tasse e vede ritornare troppo poco di quel che paga in opere e servizi sul proprio territorio, laddove altre regioni, specie del sud, vivono di assistenzialismo di Stato in cambio del voto.

Il risultato di ieri sera va letto fino in fondo e stiamo aspettando ancora i risultati definitivi, ma possiamo dirVi che ieri alle h 21, nei seggi della località Cavallasca (San Fermo della Battaglia) l’affluenza oscillava dal 37% al 42%, cosa che lascia sperare che, alle h 23, la soglia psicologica del 50% sia stata raggiunta o quantomeno sfiorata: un ottimo risultato, visti i tempi di sfiducia diffusa verso le istituzioni!

Coi comunisti e la parte del clero bergogliana contro, il 40 – 45% di San Fermo è un ottimo risultato. Più del referendum renziano sulle trivelle.

Per quanto poi concerne il debutto del voto elettronico, da taluni criticato per il costo che la regione ha dovuto affrontare per implementare gli i-pad, risponderemo che essi verranno buoni anche le prossime volte, e che così i brogli del passato non succederanno più (anche a livello locale, ci piacerebbe che il voto elettronico venisse sfruttato anche per l’elezione dei sindaci) e lo spoglio è immediato.

Quindi W la Lombardia e W chi ha votato!

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La settimana politica sanfermina

La settimana che si chiude oggi, col voto consultivo referendario che chiede un minimo di indipendenza fiscale per la Lombardia, in modo che essa possa godere di maggiori risorse rispetto ai 7 miliardi e rotti del bilancio attuale per opere e servizi da realizzare sul proprio territorio, senza vedere circa il 90 % delle proprie risorse fiscali prendere la via di Roma per non tornare mai più (come accade oggi: residuo fiscale a 58 miliardi euro), è stata una settimana interessante.

Vediamo insieme gli episodi salienti

1 è stata istituita dal sindaco una commissione municipale che si occuperà della sicurezza.

Un argomento da me personalmente caldeggiato e mai trattato nello specifico fino ad oggi che il sindaco -bontà sua- ha accolto.

Non so se per crisi di coscienza o per semplice moto compassionevole, … sta di fatto che in detta commissione farà parte anche il sottoscritto che, conseguentemente, ricoprerà un ruolo, sia pur marginalissimo, all’interno dell’organigramma comunale.

2 Domani scade il termine fissato dal sindaco per risolvere l’annosa questione dei lavori di urbanizzazione mai realizzati nel quartiere di via Borsellino a Cavallasca.
Lottizzanti e residenti dovranno giocoforza trovare un accordo, altrimenti la palla passerà agli avvocati ed alle assicurazioni.

3 Non si è ancora spento l’eco della lettera anonima che il sottoscritto ha ricevuto e per la quale ha sporto denuncia querela.

I Carabinieri stanno indagando, e le missive sono state fatte visionare ad un esperto calligrafico.
Si è appurato che la persona autrice delle missive stracolme di strafalcioni e ingiurie, è la stessa che in passato ha inviato lettere dai contenuti similari al povero ex sindaco e all’ex prevosto.
Conseguentemente il cerchio si sta stringendo attorno alla squallida persona, e sarà nostra cura, non appena avremo il piacere di  conoscerne il nome, di pubblicarlo unitamente al cognome, ma non prima di averle chiesto un risarcimento commisurato alle infamie contenute in tutte le missive inviate, comprese quelle non indirizzate al sottoscritto.

Bene, credo che sia già tutto, auguro una buona domenica a tutti e mi permetto di esortarVi ad andare a votare il referendum, ricordandoVi che la tessera elettorale non è necessaria, essendo il referendum di tipo consultivo.

vittroio belluso

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Effetto fusione: più sicurezza sulle strade anche alla sera, grazie ai pattugliamenti della Polizia Locale

Che piacere ieri sera, a spasso a piedi per Cavallasca, il constatare che una nostra pattuglia della Polizia Locale stava facendo il suo giro di perlustrazione attorno a Via per Montano.
Non solo, i due ‘angeli’ si fermavano, ma scendevano dall’auto paletta in mano, e subito, come per magia, le auto rallentavano fin quasi a fermarsi.
Con la sola presenza!

E allora, diremo noi, se basta la presenza di due bravi vigili urbani a far desistere gli aspiranti Niki Lauda, certamente il vedere l’auto con la luce blu sul tetto e la scritta POLIZIA LOCALE ben visibile e rifrangente sulla fiancata dell’auto, ha il potere di far scappare anche i malintenzioanti sempre in cerca di un appartamento da depredare.

Insomma, quel che vogliamo testimoniare, è che San Fermo e Cavallasca, con la fusione, ci hanno guadagnato anche e soprattutto in sicurezza.

Ora i fondi per retribuire adeguatamente i nostri vigili ci sono, e quindi essi esercitano al meglio la loro professione, a vantaggio di noi tutti, anche grazie -va detto-ad un sindaco sensibile all’argomento sicurezza, tanto che ha istituito una commissione nel merito.

Un difficile lavoro, quello dei nostri vigili, che fanno bene, perché nel farlo ci mettono passione.
Lo spirito che muove e motiva la nostra Polizia Locale è quello del far sentire tutti quanti un po’ più sicuri. (La famosa sicurezza percepita, che è forse addirittura più importante di quella reale).

E, posso garantirlo perchè ieri sera l’ho visto di persona, ci riescono a infonderci un piacevolissimo senso di protezione!

Spesso i nostri agenti si sentono dire “Grazie”dalle persone che incontrano, e in questi tre anni ne hanno ricevuto tanti.
ieri sera anche il nostro.

vittorio belluso

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