Una cella frigorifera per conservare i cinghiali abbattuti in attesa dei controlli sanitari prima della macellazione

In questi giorni sono stato “accusato”, da una fonte rimasta anonima, di non avere il coraggio di candidarmi per le prossime elezioni, in programma l’anno prossimo.
Il fatto è che fare politica, almeno a livello locale, è cosa ben poco gratificante.
Le logiche che la determinano, semplicemente, non mi appartengono.
Ritengo di avere “già dato”, come si suol dire.

Fatta questa debita premessa, nulla mi vieta di fare ciò che mi riesce meglio: scrivere.
Fornire spunti, idee e proposte (anche se anche qui sono stato accusato di criticare senza costrutto, senza proporre soluzioni alternative alle scelte – molte scellerate – che l’attuale amministrazione ha preso in materia urbanistica e in opere da realizzarsi), che poi starà a chi ci amministra scegliere se tradurre in fatti dopo essersene appropriati, o tramutarle in “lettera morta”.
Le opere viste sin qui, in vista delle elezioni prossime venture, ai nostri occhi sono inutili o, meglio, utili soprattutto ad ingraziarsi le piccole lobbie presenti nel paese.
E allora la proposta che voglio fare oggi, suona quasi come una provocazione, ma non lo è affatto.
Sarebbe – anzi – un’opera davvero utilissima a attuale, per tentare di risolvere o almeno alleviare un problema – quello della infestazione della Spina Verde ad opera dei cinghiali – il cui numero – in tutta Italia – è in costante crescita e che vede le varie amministrazioni impotenti, semplici spettatrici di un fenomeno che si considera inarrestabile.
Con ogni probabilità, i lettori non sanno che la caccia ai cinghiali, quasi sempre notturna ad opera di cacciatori scelti e autorizzati all’uso della carabina, per poter essere messa in opera necessita di una cella frigorifera capiente ove portare le carcasse appena abbattute.
Qui vengono stipate in attesa dei controlli di ATS, che precedono la macellazione e la vendita al pubblico delle prelibate carni.
Ma quello che non è stato scritto da nessuna parte, e che Voi leggete qui oggi per la prima volta, è che a San Fermo, da circa 1 anno e mezzo, la cella frigorifera non c’è più.
Ce n’era una provvisoria, installata dalla Spina Verde a casa del nostro caro amico Marco Frigerio, che aveva fornito gratuitamente gli spazi per collocare la gigantesca cella frigorifera.
Finchè il Frigerio – per amore della comunità di cui fa parte – ha concesso questo spazio, la caccia notturna si è effettuata con discreto successo ed i capi erano in diminuzione.

Ma poi, circa 1 anno e mezzo fa, il libero cittadino si è giustamente rotto gli zebedei di venire svegliato a tutte le ore della notte, dall’andirivieni di cacciatori, furgoni e quant’altro.
Un conto è essere generosi.
Un altro è essere fessi!
Quindi, da allora, in mancanza di una cella frigorifera, la caccia al cinghiale della Spina Verde ha subito una battuta di arresto.
Si aspetta una nuova cella frigorifera. Più grande ed efficiente.
Ma la burocrazia, in Italia, si sa come funziona.
Tutto è fermo al palo!
Tutto tace!
E da qui nasce la nostra proposta al nostro “spendaccione” sindaco:

con tutti i soldi che scialacqua in opere inutili e spesso doppione di altre, gentile signor sindaco, perchè non pensa di fare una cosa finalmente davvero utile?
Perchè non mette a disposizione della Spina Verde lo spazio e i fondi comunali per realizzare una nuova e e bella cella frigorifera?
Si, è vero, i membri della Spina Verde sono pochi e meno ancora quelli che votano a San Fermo.
Ma, suvvia, la politica non deve essere sempre e solo populismo allo stato puro.
Qualche volta, un’opera davvero utile, ci sta!
Ci pensi per favore, coadiuvato da suoi assessori, una dei quali ci dicono essere molto brava, in oratorio, a fare la polenta.
Pensi quanti voti le verrebbero con uno spezzatino di cinghiale con polenta, offerto a prezzo modico all’oratorio!
E tutto grazie a lei!
Cioè … alla cella frigorifera da lei finanziata”.

vittorio belluso

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