Nell’ultimo numero della rivista ‘Strategie aministrative’, un mensile che viene inviato a tutti gli amministratori comunali d’Italia a cura dell’ANCI, l’associazione nazionale comuni d’Italia, vi è un fondo, edito dal presidente PD dell’Anci, Roberto Scanegatti, che credo meriti di essere analizzato, perchè chiarificatore di una mentalità che non ci appartiene, anzi che noi rifuggiamo con tutte le nostre forze, ma che è tuttora imperante nel nostro Paese.
Da qui tutta una serie di considerazioni che vorrei fare paragrafandole ed evidenziandole insieme a voi, cari lettori.
Dunque, estrapolando il paragrafo che ha destato la mia attenzione, riporto quanto scrive Scanegatti, nell’editoriale dal titolo: “Comuni: gli obiettivi raggiunti e le strade aperte dentro e fuori l’Italia”:

…“L’Italia è una delle porte d’Europa verso cui si rivolge chi è in fuga dalla guerra e miseria (attenzione, tema caro alla sinistra italiana: ‘poverini, scappano dalla guerra, tutta l’Africa scappa dalla guerra, anche quella che la guerra non sa cosa sia’), e i comuni sono in prima fila nei programmi di accoglienza.
Solo che continuano ad essere spettatori e ciò non è più possibile (lo dice lui, il popolo dice altro, per esempio che non ne può più di clandestini sfaccendati che gironzolano cuffiette alle orecchie in cerca di cosa?), perchè non basta solo il mantenimento dei profughi (chi l’ha deciso, lui? E’ Scanegatti che ha deciso di abbandonare gli italiani in difficoltà a beneficio dei clandestini? Se è così, abbia il coraggio di dire a chiare lettere, dica che la sua priorità non sono gli italiani in difficoltà), nell’attesa che venga loro riconosciuto, o meno, il diritto di asilo. (Ma noi sappiamo che solo ad una sparuta minoranza, attorno al 10%, viene riconosciuto lo status di rifugiato politico, tutti gli altri sono solo dei vacanzieri a scrocco, dei parassiti che, per un intollerabile periodo di tempo, scelgono di vivere completamente sulle spalle delle comunità che li ospitano).
L’accoglienza non può essere una partita diretta tra prefetture e strutture private o cooperativistiche (noi a Cavallasca lo sappiamo bene: è grazie ad una cooperativa sociale che un numero mai del tutto chiarito variabile tra 22 e 25 richiedenti asilo politico in rotazione fra di loro con altre strutture si è installato permanentemente sul nostro territorio garantendo affari d’oro a chi li gestisce e senza che venisse minimamente chiesto alla popolazione residente cosa ne pensasse in merito): il ruolo dei comuni è essenziale per capire come calare nelle comunità i progetti (badate bene cosa scrive questo signore rappresentante del popolo, usa il termine CALARE, ‘calare dall’alto’,’ imporre’, ‘infilare’, un numero imprecisato di individui, senza minimamente chiedere alla popolazione residente se è d’accordo o meno), come accompagnarli in modo che gli stranieri non siano visti dai cittadini come problema ma come RISORSA (altro tema caro ai postcomunisti, i clandestini, poi migranti, poi profughi, ora vengono addirittura definiti ‘risorse’ ancorchè ‘temporanee’, come se queste persone, anziché pesare sulla nostra economia in maniera insostenibile come tutti i dati economici stanno ad indicare, rappresentassero un beneficio per la popolazione italiana che, al contrario, viene, da questi governanti, messa completamente da parte e abbandonata a se stessa, costretta a lavorare fino in tarda età, perchè deve sostenere in toto il peso di una politica di accoglienza indiscriminata che mira a consolidare il potere sinistro costituito, la rete clientelare messa in piedi dalle cooperative rosse e bianche tutte asservite al partito democratico, con la complicità di un Vaticano che ha perso, dopo la defenestrazione di papa BenedettoXVI, la ragione stessa del suo credo, piegato, o meglio, asservito, ad un materialismo che non distingue più fra credo e credo, mettendo su di un unico livello il sacro col profano. In altre parole, un nuovo credo in parte eretico che la massa dei credenti stenta a riconoscere come tale).

vittorio belluso
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scanegatti b

 

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