Appunti e riflessioni su una regione fra le più belle d’Italia: la Toscana (e l’Umbria)

Lo ammettiamo, siamo innamorati della Toscana.

Un amore viscerale, che ci spinge ogni anno a tornarci.

E, da qualche anno, la nostra meta è un paesino di 2 mila anime sperduto nel bel mezzo del nulla, ad un tiro di schioppo da Arezzo e a metà strada fra Siena e Firenze. (Più Siena che Firenze).

Queste terre hanno dato i natali a Leonardo da Vinci e Dante Alighieri, più un innumerevole numero di artisti, pittori e scultori, la cui arte è inarrivabile e tutto il mondo ce la invidia.
Ogni angolo, ogni anfratto, ogni scorcio di paesaggio, ha il sapore della storia, quella storia che, infatti, richiama turisti da tutto il mondo.

Le analisi che seguono sono del tutto personali e frutto del nostro opinabile spirito di osservazione.

Innanzi tutto vorremmo dire che la cosa che più amiamo in quei luoghi è la pace e la serenità che infondono, laddove il paese è ancora il paese, come avrebbe potuto essere la nostra Cavallasca (o Parè o San Fermo) 30/40 anni fa.

Un paese ove ognuno ha un ruolo ben preciso, ove esistono ancora e solo i negozietti a misura d’uomo, come il droghiere, il ferramenta, l’armiere (vi sono ancora molti cacciatori), il fruttivendolo (che vende frutta buonissima a km zero, a prezzi più bassi dei nostri supermercati nostrani, che hanno stravolto in senso negativo lo svolgersi della vita dalle nostre parti).

Fa specie, se vogliamo dare un risvolto anche politico alle nostre riflessioni, come il PD, fino al marzo scorso padrone assoluto del paesello in cui siamo ospiti ormai da anni, sia stato letteralmente cancellato dagli abitanti, a favore della Lega.
I sentori di tale cambiamento noi l’avevamo colto già negli anni scorsi ed in misura sempre crescente, ma che la Lega sarebbe diventata il primo partito di quello che era un feudo comunista, non potevamo immaginarlo.

E ciò dà la misura della decable storica che ha subito il PD alle ultime elezioni, complice la sua folle politica immigrazionista ed al servizio dei banchieri.
Il risultato è che il PD è morto e non risorgerà più.

Un’altra considerazione è che la coscienza ambientale, nello stivale, è carente in maniera inversamente proporzionale alla latitudine.
L’eternit, per esempio…:

Chi non ricorda le nostre battaglie contro l’eternit abbandonato nei dintorni di Cavallasca?
Bene, ad Ambra, il paesino di cui stiamo parlando, nel suo bel mezzo, vede giacere abbandonata una ex filanda, poi riconvertita alla produzione del tabacco, piena zeppa di eternit.
Nessuno ci fa caso.
Per i locali è normale.
Non crediamo che nessuna lista consigliare del paese di Bucine abbia mai sollevato la questione.
Probabilmente occorrerà aspettare che un qualche bravo dottore lo faccia, sull’analisi del suo lavoro.
Peccato, una macchia che certamente il turismo olandese, danese, inglese, giapponese, russo, tedesco, americano e cinese, avrà osservato. Come noi abbiamo osservato.

Per il resto cosa dire ancora?
Abbiamo visto paesini di dieci anime, un tempo popolati ed oggi del tutto spopolati, in cima ai monti.

Nuclei un tempo contadini e collegati alla valle attraverso strade strette, tortuose e non asfaltate.
Un vero peccato che si perdano pezzi di storia di questa portata: è il caso della frazione di Solata (Bucine).
Ove le case sono ormai quasi tutte disabitate e diroccate.

Ultima considerazione, giusto per tediare il lettore ancora un po’: abbiamo viaggiato in lungo ed in largo per la Toscana e per l’Umbria stando sempre lontani dalle autostrade e dalle superstrade.
Ebbene, dossi alti come quelli che ci sono a San Fermo della Battaglia, non li abbiamo incontrati mai.
E nemmeno così numerosi come da noi.
Il che ci fa pensare che il nostro Mascetti o lo si ama o lo si detesta.
Ma sicuramente in Italia è un caso più unico che raro.

vittorio belluso

seguono alcune foto del nostro viaggio riguardanti i posti appena descritti

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