Il presente ricordo di Giuliana Pertusi vuole essere un tributo alla statura morale e politica della persona scomparsa ieri pomeriggio.
Un tributo visto dai miei occhi di amico, ma anche di compagno di tante battaglie combattute insieme dal 2009 fino a qualche tempo fa, allorchè i segni implacabili della malattia cominciarono a minarne l’azione giornalistica e politica, relegandola al solo ruolo di consigliera.

Di carattere umile e schivo, la mia conoscenza di Giuliana risale alla prima metà degli anni 2000, dietro al bancone della farmacia.
Parlando ed approfondendo la conoscenza, via via che il tempo passava, ci rendemmo conto di avere molte cose in comune, prima fra tutte la visione politica nazionale ed internazionale.
Fu così che, nel 2009, allorchè mi candidai per Berlusconi e perdemmo per 21 voti grazie a schede annullate e a rendicontazioni differenti le une con le altre a distanza di un quarto d’ora, Giuliana divenne di fatto la penna più affilata della nostra squadra.
Memorabili sono stati i suoi reportage dei Consigli Comunali, in cui, con sferzante satira aderentissima alla realtà, sapeva mettere in risalto le ipocrisie, le incongruenze e l’inconsistenza di chi aveva appena cominciato ad amministrarci.
Le mozioni che diedero una vera e propria sferzata ad una opinione pubblica fin lì totalmente acerba ed impreparata a comprendere che con noi lo scenario politico amministrativo locale era totalmente cambiato, furono le nostre mozioni sulla caduta del muro di Berlino e sulla volontà europea di farci togliere i crocefissi nelle scuole e nei luoghi pubblici.
Le due mozioni., presentate oltre 6 anni fa, sono oggi più che mai attuali, tanto che in tutta Italia se ne parla ogni giorno, vennero accolte con stupore dalle altre liste che non si resero affatto conto dell’importanza dei documenti sottoposti all’attenzione del Consiglio.
Idem, l’anno seguente, con la mozione sui marò, sempre di ispirazione pertusiana.
Anche allora la minoranza comunista fece comunella con quella cattocomunista e bocciarono insieme le nostre proposte.

Memorabili anche alcuni articoli di natura sociologica locale, scritti dalla Pertusi, in cui si metteva in spietata evidenza la vigliaccheria con cui i nostri detrattori, attraverso vie sempre e rigorosamente anonime, ci investivano_me in particolare_ di insulti provocatori ogni santo giorno.
Lo scopo era fiaccare la nostra azione, la mia in particolare, visto che nel confronto dialettico la vittoria era 99 volte su cento, a nostro appannaggio ed, ad un tempo, provocare qualche mia reazione scomposta utile ad avvalorare la tesi dipintami addosso di essere un facinoroso ed un estremista.
Fu così che i vari Apass e Baragia (ed altri nomignoli sempre inventati dai nostri detrattori per nascondere la loro vera identità nel mettersi in contatto con noi), uno dopo l’altro, vennero letteralmente disintegrati dalla penna di Giuliana, che ormai, come nessuna altra, aveva assunto il ruolo di mia protettrice, vedendo di persona quanti subdoli attacchi il suo capogruppo riceveva_sempre sotto la cintola e talvolta alle spalle_quasi ogni giorno.
Nel 2013/2014, a campagna elettorale avviata, Giuliana più di ogni altro mi mise in guardia delle trame che si ordivano alle nostre spalle, a tutti i livelli, visto che eravamo visti dalla classe dominante come il vero pericolo da abbattere, cui impedire ad ogni costo di vincere le elezioni, al fine di poter mantenere intatti prebende e privilegi.
In questo contesto degradato e degradante, fu lei mettermi in guardia che persino all’interno del Comune vi era chi tramava alle nostre spalle, perchè spaventato dell’ipotesi di una nostra vittoria che, in quei momenti, appariva ogni giorno di più possibile.
I tentacoli giunsero persino all’interno della nostra stessa lista, e fu proprio all’indomani della sconfitta del 2014 nei confronti del conservatorismo più arcigno ed oscurantista, che persino all’interno della lista Forza per Cavallasca cominciarono i dissapori.
Il problema formale per cui venni messo sotto accusa era il mio carattere autoritario, la mia propensione a prendere decisioni importanti in autonomia e senza consultare sufficientemente gli altri membri del gruppo, 3 in particolare.
Il problema sostanziale era che queste persone non erano mosse da vera volontà di cambiamento, ma dal desiderio di acquisizione di potere personale, opportunità che appariva svanita e dopo la sconfitta elettorale, e dopo che il sottoscritto aveva cominciato a denunciare con chiarezza e documenti alla mano, tutte le schifezze che venivano fatte alle spalle e sulle spalle dei cittadini, sempre tenuti all’oscuro delle manovre di palazzo.
L’ambizione di due vecchi, di cui uno millantato laureato, sfociò in una riunione interna che ebbe il sapore della resa dei conti.
La riunione si concluse con una sofferta vittoria mia personale, ma con la fuoriuscita di alcune persone che non capirono mai fino in fondo cosa fosse realmente successo, e la bassezza del tiro che mi era stato portato dagli anziani del gruppo, spinti da ambizione e volontà di conformarsi alla morale dominante, in ossequio al conformismo strisciante.
Se io l’avessi data vinta ai 3 rinnegati, avrei tradito il mandato datoci dagli elettori che, allora come oggi, credono in noi e ci riconoscono antitetici agli altri.
In questo contesto, non posso non ricordare il ruolo fondamentale che ebbe Giuliana Pertusi.
Perchè lei, tirata in mezzo e messa nelle condizioni di dover scegliere, suo malgrado, da che parte stare, pur vedendo tutti i miei limiti e riconoscendo che molto di ciò che mi veniva contestato era vero, scelse di schierarsi al mio fianco, in coerenza con la linea politica adottata, di denuncia degli affarismi, delle inefficienze, degli sprechi e, ultimo ma non ultimo, degli interessi di taluni, che si materializzano all’ombra di villa imbonati.
Tale scelta fu comunque straziante e quindi due volte meritevole, perchè ciò per Giuliana comportò l’essere messa in disparte da coloro i quali, nei precedenti 5 anni, avevano con lei lavorato gomito a gomito per il bene del paese e per costruire una lista che si sperava vincente.pertusi giuliana
Quindi GiuIiana scelse di restarmi a fianco, ben sapendo cosa ciò avrebbe comportato.
Ma Giuliana era così, una combattente, un’eroina d’altri tempi, una pronta a dare la vita per una causa in cui credeva.
Con lei io perdo, almeno dal punto di vista politico, la parte migliore di me.
Ora sarà a me il non mollare.
Ancora domenica me l’hai chiesto.
Ed io non mollerò.

vittorio belluso

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