Che il 2018 sia migliore!

Cari lettori, oggi 1° gennaio 2018, è d’obbligo tentare di fare un sunto di questo 2017 lasciato alle spalle, in un’ottica il più possibile locale, pur sapendo che gli intrecci e le connessioni con la situazione politica generale e , non ultima, economica, hanno il loro grande peso.

Dunque questo 2017 è stato il primo anno della fusione fra Cavallasca e San Fermo, un anno di rodaggio, se così vogliamo dire,  che ha visto emergere due cose su tutte: le elezioni farsa del giugno scorso, elezioni calate dall’alto senza un sufficientemente credibile supporto costituzionale, visto che la legge che regola le fusioni per incorporazione non implicava affatto – nero su bianco – il ritorno alle urne, e il fatto che Cavallasca sia divenuta la periferia di San Fermo.

La decisione prefettizia, appunto calata dall’alto inaspettatamente a pochi  mesi dalla scadenza elettorale, non ha dato il tempo perchè si creasse un movimento trasversale fra San Fermo e Cavallasca alternativo e alla sinistra storica e alla lista del signor Mascetti, uscito dalle urne come vincitore assoluto e totale padrone della situazione.

Infatti, sul fronte immigrazione clandestina, il nostro camaleontico sindaco ha dichiarato di voler aderire, per puro opportunismo amministrativo, omaggiando il potere dominante – si spera ancora solo fino al 4 marzo- al protocollo SPRAR, voluto e partorito dalle menti del Partito, Democratico, nel tentativo di rendere partecipi e interessati i Comuni che vi aderiscono, nell’ottica dell’accoglienza indiscriminata a cui noi tutti abbiamo assistito e stiamo assistendo ancora oggi.

Un’invasione che ha un costo di denaro pubblico enorme, che il potere dominante, fa pagare agli italiani.

Il debito pubblico, in questo lustro PD, è schizzato a 2.283 miliardi di euro, è ciò proprio per finanziare l’invasione dell’Italia, spalleggiata dalle ormai arcinote onlus che su questo business lucrano.
Il  rovescio della medaglia è sempre quello: far pagare al popolo italiano il costo della politica d’accoglienza indiscriminata.
E così aumenta tutto ben oltre l’indice istat di inflazione, dai sacchetti di plastica del supermercato, alle tariffe autostradali, gli stipendi del pubblico impiego, ( l’unico in Italia che possa permettersi il lusso di vivere di certezze), alla luce, ecc ecc.

E le aziende soffocano, sommerse dagli obblighi fiscali imposti da un governo vessatore e sprecone.
Tanto disonesto, che come un disco rotto continua a ripetere le stesse cose, nel puerile tentativo di convincere gli italiani che le cose stiano andando meglio.
Ma chi ci crede più?
Noi stessi, nel nostro piccolo, nell’espletamento del nostro lavoro, siamo a contatto con migliaia di cittadini, e possiamo riferire che gli indici sono tutti negativi.
Il lavoro non c’è e continua a non esserci.

I giovani laureati vogliono tutti emigrare all’estero, ove vedono quelle prospettive che qui non trovano.
I frontalieri che lavorano in Svizzera vedono ogni giorno di più ridursi le loro sicurezze e vengono trattati sempre peggio dalle aziende presso le quali lavorano.

Chi, come noi, ha saputo incrementare in quantità e qualità i servizi che offre, a fronte di un aumento lusinghiero della mole del lavoro, si è visto letteralmente derubare da uno Stato che si è preso i frutti dei nostri sacrifici, vanificandoli e accrescendo il nostro senso di impotenza di fronte a tanta arroganza.
La speranza quindi che viene fuori da questa serie di considerazioni è che il 4 marzo cambi il vento.
Vengano cacciati coloro i quali ci hanno così male governato in questi anni, per venire sostituiti da chi metta un freno alle tasse e all’invasione.
Che crei i presupposti perchè l’Italia torni ad essere un Paese in cui si possa pensare di mettere al mondo dei figli.

Speriamo che il 2018 sia l’anno della svolta, l’anno in cui gli italiani avranno rialzato la testa dopo anni di difficoltà, degrado e incertezza.

vittorio belluso

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