Scuola: Faccetta nera NO, bandiera rossa SI
In quel della provincia di Vicenza, in una scuola media, un insegnante, contestualizzando anche musicalmente il periodo storico trattato, fa cantare “Faccetta nera” ai suoi studenti. Alcuni genitori, sentendo i propri figli suonare e intonare la marcetta, hanno sentito l’urgenza di andare a protestare; queste sono (…) “- Parole che non si associano solo ad un momento storico, ma individuano valori politici ed etici ben precisi che non sono quelli che vogliamo insegnare ai nostri figli. Forse, prima di dare il testo e lo spartito ai ragazzini, il professore avrebbe dovuto parlarne con noi”.
Che quella canzoncina fosse così terribile sinceramente non me ne sono mai accorta, solo orecchiabile e propagandistica, sintomo dell’epoca e del momento, appunto, invece di essere grati al professore che stava insegnando ai loro figli come la storia si esprima nel suo divenire, condizionando e rimanendo condizionata al tempo stesso dai i molteplici aspetti delle attività umane, si sono preoccupati e avrebbero preferito essere avvisati. Da non credere. Evidentemente a questi solerti genitori, limitati dal pensiero unico, è scattato il riflesso condizionato e non hanno potuto apprezzare.
Giuliana Pertusi
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A quando il fez?
Non appena tu ti toglierai il colbacco!
Ed eccoci alle solite…
Se durante le feste di paese, dell’unità, alle manifestazioni politiche di piazza si canta Bella Ciao allora è tutto lecito, tutto plausibile, tutto nella norma ecc. ecc. se si insegna un pezzo di storia come è una canzone popolare o di regime allora si grida allo scandalo.
Da oggi ogni volta che ricevo un SMS sul mio cellulare parte questa bellissima canzone.
Vorrei ricordare a chi porta il colbacco che se oggi prende la pensione, ci sono le ferrovie e tanti altri bellissimi servizi lo si deve a quell’epoca.
L’uomo Mussolini ha poi sbagliato alleanze e su questo non si discute, ma per il resto…
Il tricolore ?
Sempre nel cassetto in attesa che ritorni un uomo politico di spessoreche riporti un po di ordine, che ci faccia capire che nonci solo diritti ma anche doveri ecc. ecc.
E poi, Barone Rosso, il Fez è sicuramente più bello del bavaglio con il Che…
Alla prossima.
Gio
ehehhehehhe nostalgia canaglia, eh caro Gio??
Già, la nostalgia, si fa presto a dire, ma cos’è esattamente ? E’, nell’accezione comune, una sorta di tristezza dovuta al rimpianto di un passato, spesso idealizzato, che si vorrebbe rivivere. Ma questa è una definizione che ne banalizza il significato più profondo, che è senz’altro qualcosa di più e di diverso. Addirittura nell’uso dell’aggettivo “nostalgico”, intendendo darne una valenza politica in negativo con preciso riferimento alla Destra, si vuole far coincidere la nostalgia con il vivere nel passato, una squallida cristallizzazione, insomma.
La realtà è naturalmente ben diversa. Attraverso il sentimento della nostalgia, che non è affatto negativo, è possibile elaborare il trascorso, superarlo e andare oltre. La nostalgia che contraddistingue noi di destra, non è fuga dalla realtà, non è immobilismo, ma al contrario è un’emozione, che ci rende coscienti di un passato che non può più essere e motore per affrontare il presente e poterci ricollocare in una realtà differente.
Caro Barone Rosso,
Nostalgia canaglia dici Tu…beh forse è nostalgia o forse la voglia di avere un’Italia con la I maiuscola.
Il nostro paese, intendo la nazione, si sta ” Africanizzando” sempre più, sta perdendo di identità nazionale, non ha più punti di riferimento, il suo popolo, gli Italiani, discute sul nulla senza capire di essere sull’orlo del baratro.
Hai ragione ho nostalgia di un momento storico dove almeno c’erano delle regole e anche i diritto.
Il diritto all’assistenza sanitaria, il diritto alla pensione, il diritto di muoversi in lungo e in largo senza paura, il diritto di poter mandare i propri figli a scuola ecc. ecc.
Tutte cose dell’epoca in cui la politica dava indicazioni precise.
Noi siamo ormai in piena Anarchia, tutti fanno quello che gli pare, gli immigrati, che conoscono le nostre leggi meglio di noi e dei nostri stessi politici, aprofittano della situazione usando il nostro territorio, le nostre strutture, la nostra disponibilità ad ospitare come meglio credono.
Hai ragione Barone Rosso, ho nostalgia di un qualche cosa che dovrebbe essere normale in un paese civile e industrializzato, in un paese che rientra tra le prime dieci potenze del mondo.
E dunque il mio tricolore rimane piegato ne cassetto in attesa di poterlo sventolare con l’onore che merita un “Vessillo Nazionale” accompagnato all’inno che dovrebbe fare alzare tutti in piedi in silenzio rispettoso.
Alla prossima…
Gio