Più tasse per Totti
Calciatori viziati, paghino doppio
Attacco di Calderoli sul contributo di solidarietà. I club: tocca agli atleti Il contributo di solidarietà? Se c’ è qualcuno che dovrebbe pagarlo sono i calciatori, che rappresentano la casta dei viziati
Sembra l’ antitesi di un tormentone ironico-politico di qualche anno fa, ma forse potrebbe diventare realtà. Almeno questa è la provocazione lanciata dal ministro Roberto Calderoli, intervenuto nella querelle sul contributo di solidarietà previsto dalla manovra. La partita, infuocata, vede schierati i calciatori, i dirigenti dei club e il mondo della politica. Tutto ruota intorno a chi debba pagare la cifra, se i campioni o le società che li hanno tesserati. Somme, in alcuni casi è il caso di dirlo, da fuoriclasse, come gli 800 mila euro di Zlatan Ibrahimovic, centravanti del Milan. Uno scontro che ora si è trascinato dentro i campi della politica: «Se dovessero continuare a minacciare scioperi o ritorsioni proporrò che, come ai politici, anche ai calciatori venga raddoppiata l’ aliquota», ha tuonato ieri Calderoli, che poi ha aggiunto: «I calciatori fanno i capricci? Non so se sia giusto o meno il contributo di solidarietà ma se c’ è qualcuno dovrebbe pagarlo sono proprio i calciatori che rappresentano la casta dei viziati». Rocco Crimi, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega allo Sport, si è schierato al fianco del ministro leghista: «Credo che dal mondo del calcio debba arrivare anche un segnale di buon senso e disponibilità», e sulla stessa linea, per una volta bipartisan, è anche Giorgio Merlo. «È semplicemente scandaloso – afferma il deputato del Pd – che i milionari italiani per eccellenza, cioè i calciatori, si oppongano al contributo di solidarietà previsto dalla manovra». Il nodo della questione lo spiega Leo Grosso, dell’ Associazione italiana calciatori: «Se l’ accordo fa riferimento al lordo, la tassa è a carico del calciatore, se fa riferimento al netto è a carico della società». «Grosso sbaglia, il contributo di solidarietà non ha nulla a che vedere con la tassazione Irpef, fa capo ai lavoratori e come tale sarà messo a carico dei calciatori – replica il vicepresidente del Milan Adriano Galliani -. Non c’ è stato un incremento dell’ Irpef, è un contributo straordinario di solidarietà». Anche per «Avvocaticalcio», l’ organizzazione dei legali impegnati nel mondo del calcio, «i calciatori dovranno pagare il contributo di solidarietà in ragione del proprio reddito. Nessun onere può essere imputato alle società». Lapidario Maurizio Beretta, presidente della Lega A: «L’ Aic sia ragionevole e inviti i calciatori a fare la propria parte».
Simone Corti
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