Un ospedale un po’ particolare…
Proprio ieri andavo a fare una visita presso un ospedale della zona; finalmente dal 9 di settebre, il giorno in cui mi è stata fatta l’impegnativa, sono riuscito a trovare posto proprio ieri, circa 5 mesi dopo.Tutto contento per aver trovato posto al parcheggio antistante l’ospedale, mi dirigo verso la portineria e cerco l’indicazione per l’accettazione. Subito appena entrato mi trovo di fronte a un cartello che indica proprio quello che vado cercando; seguo l’indicazione e mi ritrovo in un seminterrrato deserto, con una luce al neon molto bassa, e con una strana sensazione di disagio che inizia ad assalirmi (l’atmosfera e gli odori degli ospedali non mi sono mai piaciuti).La sensazione di essermi perso era reale, per fortuna che in lontananza noto uno sportello dove una voce, rivolgendosi a me, dice: “Se cerca l’accettazione deve andare nella palazzina vicino al pronto soccorso”. Io ringrazio, faccio le scale, esco di nuovo e mi dirigo nel luogo indicatomi dove mi accorgo di un’altra indicazione, però diversa da quella di prima che indica ancora l’accettazione; decido di seguirla convinto di essere molto vicino alla meta e invece mi ritrovo in un altro seminterrato deserto. Mi chiedo come ciò sia possibile… In un ospedale due cartelli che indicano lo stesso luogo orientati in modo diverso? Per fortuna che trovo un’infermiera che con sguardo di chi non è nuova a queste indicazioni mi porta al luogo esatto.
Appena varco la porta scorrevole noto uno scenario tipico delle accettazioni degli ospedali e non solo! Code… Code allo sportello, code per prendere il numerino. Però qui la scena è atipica; c’è più fila per prendere il numerino piuttosto che seduta ad aspettare il proprio turno. Vedo che si è liberata una stazione adibita al rilascio di questo numerino e mi ci catapulto e capisco il perchè di tanta coda. Queste stazioni sono dei touch screen con mille voci da selezionare, sigle incomprensibili, numeri lunghissimi, che per gente giovane ha pochi segreti, ma che per la quasi totalità dei pazienti presenti ieri, e quindi con un’età media di 60 anni, è come regalare un auto ad un cieco. Preso il numerino mi siedo, quando a un certo punto, la voce che chiama le persone in attesa, e un grande pannello luminoso, che mette in evidenza il proprio numero di prenotazione si bloccano. Da lì a poco è l’apocalisse… Anche le stazioni delle prenotazioni vanno in tilt e il tutto con la gente che continua ad entrare. Il panico tra i dipendenti è evidente, la gente non sa cosa fare, si accalca e chiede a gran voce un aiuto dal personale; una donna con il camice e i tacchi a spillo rossi, più adatti ad una giornata di shopping in via montenapoleone che ad un ospedale, prova a risolvere il problema ma non sa dove mettere mano ed è preda di tutti gli insulti. A un certo momento arriva un uomo, un tecnico, che urla a gran voce: “E’ tutto bloccato! Non funziona più niente! Si è rotto il router wifi, è un problema della wind”. “Bene e allora perchè non risolvi il problema visto che sei un tecnico?” – penso io; e invece No! Esce addirittura dal locale! Ci sono persone colte da crisi isteriche, persone più anziane che non sanno dove e come raccapezzarsi, persone la cui salute dipende dalla visita che dovrà sostenere da lì a poco, come una signora che rischia un aborto spontaneo. Niente e nessuno in grado di risolvere questo problema “tecnologico” nè tanto meno un piano di riserva in caso di urgenza. In questa totale anarchia riesco ad arrivare ad uno sportello, pago il mio oneroso ticket e quando la porta scorrevole davanti a me si apre, dietro regna ancora il caos più totale…
Risultato arrivo in ospedale ore 09,50, prenotazione fatta alle 11,00 e visita finita alla 13,00. Insomma mi è anche andata bene se penso a quelle persone che alla una erano ancora in accettazione!
Max Cappellin
P.s.: durante la visita sono rimasto scioccato da una frase rivoltami dal medico: “Per fare questo lavoro bisogna essere come San Tommaso: se non vedo non credo!” E io mi domando… “Ma se ti dico che sto male tu non mi credi???”
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schiavi della tecnologia o schiavi di gente incompetente??? assomiglia molto a un episodio recente, dove c’è una nave in avaria con il suo equipaggio e il suo suo comandante che non sanno che pesci pigliare…
purtroppo questa è una parte dell’Italia!
Hai offerto la tua esperienza, ma è uno spaccato di vita quotidiana, caro Max, per esperienza, anche se non spuntano problemi con la Wind, i tempi sono gli stessi, le code sono le stesse e all’accettazione ti spiegano dove devi andare esprimendosi con sigle e abbreviazioni che solo gli addetti ai lavori possono comprendere al volo.
Per ciò che riguarda il medico s. Tommaso. sii contento: sempre meglio il “se non vedo non ci credo” al “anche se vedo non capisco”.
Si assolutamente… Non voglio colpevolizzare nessuno con questo articolo… La mia attenzione è rivolta al fatto che un pubblico servizio deve agevolare il cittadino, anche nelle difficoltà, cosa che quella mattina non è accaduta.
ahah per il medico verissimo, peccato che poi le due cose coincidevano…
Chiedo perdono,
ho confuso l’ospedale in questione.
L’autore dell’articolo non mi aveva specificato quale fosse ed io, erroneamente, ho creduto che si trattasse di quallo a noi più vicino.
Viceversa si tratta del Fatebenefratelli di Erba.
…. ma le realtà sono sovrapponibili.