Lettera aperta di un farmacista rurale
LETTERA APERTA A:
TUTTE LE ASSOCIAZIONI PROVINCIALI E REGIONALI CON PREGHIERA DI INOLTRO A TUTTI I COLLEGHI
A TUTTI I SENATORI DELLA X COMMISSIONE SENATO
Da oltre 36 ore nevica fitto. La neve scende copiosa come a memoria non ricordavo.
Non si sente alcun rumore. Tutto è ovattato, tranquillo, tutto pulito. Ma chi è malato non può apprezzare questa tranquillità. Chi è malato è malato. Da due giorni siamo isolati dal mondo. Non arrivano farmaci, non arriva latte, non arriva pane, non arrivano giornali, non arriva nulla e nessuno. Mi viene da sorridere ascoltando le notizie del caos romano per la nevicata capitolina; alzo lo sguardo e vedo il muro di neve che ha completamente sepolto le auto davanti la mia Farmacia e penso… penso al mio paese isolato: chiusa la strada statale, chiusa l’autostrada. Penso ai colleghi della Valmarecchia che ho sentito telefonicamente pochi minuti prima, penso ai colleghi del Molise ed a quelli del frusinate. Siamo tutti nelle stesse condizioni. Tutti al lavoro, anche se è un giorno festivo, anche se dovevamo essere chiusi per… turno. Tutti pronti a fare tutto, come al solito. Come si fa a lasciare la popolazione senza Farmacia?
Con l’energia elettrica che viene e che va, con i riscaldamenti che chiaramente non funzionano. Ogni tanto si va a casa per riscaldarsi un poco con il tepore dei fornelli a gas o con la fiamma di un camino (per chi non ha lasciato la legna sotto un metro di neve), e poi di corsa in Farmacia.
Si parla continuamente dei disagi di Roma, eppure c’è una realtà rurale che, senza lamentarsi, lavora, umilmente, in silenzio.
E’ in questi momenti che si capisce, forse, l’importanza di queste piccole Farmacie, sempre pronte per la popolazione, anche e soprattutto quando i grandi centri commerciali alle ore 16.00 del pomeriggio hanno chiuso i battenti per “disagio neve”, anche quando al telefono le ASL non rispondono, anche quando negli ospedali si è attivi solo per le emergenze.
La Farmacia c’è sempre. Quella piccola croce verde è sempre accesa.
Ma dove sono finiti in questi giorni i tanti commentatori che su mille pagine di quotidiani ci hanno descritto come la peggiore delle lobby?
Dove sono i “comici” che ci dipingono come “mafiosi”?
Dove sono i legislatori che ci vogliono negare anche la speranza di un concorso dove possa valere l’esperienza e non già una risposta su un freddo quiz o una giovane età?
Forse perché la serietà, l’operosità, la solidarietà e l’abnegazione non fanno notizia? E’ proprio vero che in una foresta fa più rumore un albero che cade rispetto a 1000 che crescono.
Che vergogna e che profonda amarezza.
Per fortuna guardo fuori e vedo la neve che continua a cadere, ed è l’unica cosa che mi da un senso di pulito.
Alfredo Orlandi
Farmacista rurale e Presidente Federfarma SUNIFAR
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