Piombino 1976: imbarco per l’Elba

Nel luglio 1976, felice come lo può essere un ragazzino che ha finito la scuola e sta partendo per le vacanze coi due fidi cugini, salii intorno alla mezzanotte sulla LAND ROVER nuova fiammante di mio cugino Maurizio, per partire alla volta dell’ isola d’Elba, destinazione Marina Di Campo.

L’entusiasmo per il viaggio da compiersi a bordo della Land si spense dopo pochissimi Km, più o meno all’altezza di Lomazzo,nel momento in cui presi coscienza che l’auto più che tale era un trattore: lenta, rumorosa,scomoda e pure puzzolente, visto che l’odore del gasolio filtrava attraverso la capote in tela piena di spifferi.

Così, col torcicollo causato dalla seduta innaturale sulla panchetta longitudinale posteriore, che mi obbligava a tenere costantemente la testa girata su di un fianco, con l’auto che con l’acceleratore a tavoletta non ne voleva sapere di superare i 100Km/h, passammo ore di viaggio ugualmente piacevoli, discutendo e ridendo di argomenti irripetibili che solo tre ragazzi giovanissimi ed innamorati della vita potevano avere.

La notte stellata era ancora lungi da lasciare il posto all’aurora quando giungemmo a Piombino.

Il cugino, che chiaramente non aveva provveduto ad alcuna prenotazione del traghetto per l’isola, rimase qualche secondo in dubbio quando, nel buio,un addetto ci chiese se eravamo o meno provvisti della prenotazione, nel qual caso avremmo dovuto incolonnarci da una parte, scendere per pagare il biglietto ed imbarcarci immediatamente, oppure incolonnarci dall’altra parte, in diligente lista d’attesa.
Dopo per l’appunto un attimo di smarrimento, Maurizio esclamò sicuro:”abbiamo la prenotazione, dove dobbiamo andare?”

Di Là”, fece con un gesto l’uomo.

E noi ci andammo.

“E adesso? Come facciamo? Se ci scoprono?”

Mio cugino non solo ci tranquillizzò, ma con una faccia di bronzo che fino ad allora non avevo mai visto,entrò nell’affollatissima biglietteria dove, alla luce delle lampade, un funzionario chiamava le prenotazioni:

Bianchi, Rossi, Verdi….si presentavano tutti…..ma, ad un certo punto; ”Roncoronii,Roncoronii,Roncoroniiii….non c’è il sig.Roncoroni?”

Si, eccomi,sono qua, scusi se arrivo solo adesso” esclamò mio cugino, con i soldi in mano per il biglietto.
Fu questione di qualche secondo, il cuore mi batteva:”e se il sig.Roncoroni arriva proprio adesso?”

Nemmeno il tempo, in mezzo a tutta quella ressa,di accorgerci che l’orologio segnava le 5 del mattino….e via, sulla Land a imbarcarci.

Povero sig.Roncoroni, sarà un milanese, chissà dov’è!

Tutti e tre felici e soddisfatti salimmo sul ponte del traghetto, l’orizzonte cominciava a rischiarire, ma il traghetto non partiva.”E parti cosa aspetti, il Roncoroni? Perchè questo “coso”non parte?

Ed è allora che vedemmo arrivare alcune gazzelle dei Carabinieri,con le luci e tutto l’armamento.

Scesero una dozzina di militari col mitra.

“Oddio, ci hanno beccato a fregare il posto del Roncoroni!”

E poi, invece,osserviamo un uomo distinto, stretto in mezzo a due carabinieri:

l’uomo è ammanettato, coi polsi uno sopra l’altro, due catene partono per i due fianchi dell’uomo biondo,una va a congiungersi col polso del carabiniere alla sua destra, l’altro,all’opposto, col carabiniere alla sua sinistra.

Davanti e dietro carabinieri che impugnano il mitra.

Osservo quest’uomo giovane, vestito come eravamo vestiti noi, coi geans e la camicia di geans.I lineamenti sono fini, e ci pare essere una persona normalissima, addirittura gentile.

Si sparge la voce, quell’uomo è un famosissimo terrorista pluriassassino, condannato all’ergastolo da trascorrere a Porto Azzurro.

Non ricordo il nome, ma il viso molto bene.
Ripeto, i lineamenti erano gentili, lo sguardo triste perso nell’orizzonte.
La sua meta era, in fondo, la nostra, ma per ben diverso fine!

Com’era possibile che una persona di bell’aspetto,sicuramente istruita, dal portamento nobile, con tutta la vita davanti, potesse finire così?

Anche se brigatista, mi fece una pena infinita.

Vittorio Belluso

 

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Articolo in : Life/riservato, Rewind
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