Max Cappellin: “la gente ha bisogno di speranza…”

Mentre in Italia si era alle prese con la solita pantomima calcistica televisiva del lunedì, fatta di processi, urla e futili polemiche per un rigore non dato o inventato o per aver mostrato uno striscione offensivo, che per legge non doveva nemmeno entrare in uno stadio, dimostrando ancora una volta come Noi Italiani siamo un popolo di “brontoloni”, dediti solo a fare leggi piuttosto che a farle rispettare, in Inghilterra andava in scena una splendida favola…

Una favola dai veri tratti fiabeschi il cui il principe protagonista è Thierry Henry, 34 anni ancora da compiere, e una carriera alle spalle fatta di trionfi, vincendo tutto quello che un calciatore sogna di vincere fin da bambino, tanto che l’Arsenal, squadra in cui ha militato e vinto tra il 1999 e il 2007, ha deciso di dedicargli una statua, fuori dall’Emirates Stadium.

E’ stata inaugurata il 9 dicembre scorso; a togliere il velo c’era proprio lui “Titì” Henry. Che ha pianto. Sembrava la ciliegina sulla torta di una carriera incredibile. E invece…

Al principe Henry, che ora milita nella prima serie del campionato americano e che ora s’è fermato per le vacanze, è venuta una pazza idea.

Sfruttare lo stop per tornare all’Arsenal; un azzardo. C’è chi prova a tornare: e fallisce. Capita a tanti, troppe volte. Henry, niente. Non ha voluto sentire ragioni, e s’è rimesso la maglia dei Gunners. La maglia che sente cucita addosso.

Ieri era in panchina nella partita di FA Cup tra Arsenal e Leeds United. Una partita senza guizzi, a tratti soporifera fino a quando il suo allenatore, lo stesso dei trionfi, lo chiama:

“Vai, Thierry, è il tuo turno”.

Lo stadio esulta. Non sa ancora che cosa vedrà, di lì a poco. O forse sì…

Henry riceve un pallone, il suo secondo con la maglia dei Gunners dopo 1768 giorni passati lontani da Londra. Fa un passo, due, poi allarga il destro. La palla scivola dietro le spalle del portiere del Leeds… Henry esplode… Lo stadio impazzisce… Da lì in avanti ogni pallone toccato è un’ovazione… Fino al fischio finale, quando all’uscita, la gente si ferma a scattare foto di fianco alla statua del francese… L’unica che si muove, eccome…

Quando il calcio diventa emozione e si trasforma in poesia… Dimenticandosi per un attimo di quel mondo governato da tanti soldi, fatto di auto lussuose e belle donne, un mondo in realtà di cartapesta pronto a crollare a ogni piccola pallottola sparatagli; un mondo avaro di sentimenti che per una sera ha emozionato anche i non appassionati…

Perchè in fondo ciò che la gente vuole è emozionarsi, sentire che è ancora in grado sperare in un futuro che appare molto incerto… La gente ha bisogno di speranza…

Sperare che al mondo esista ancora un angolo dove i sogni si realizzano…

Max Cappellin

Condividi con i tuoi amici
Tags:
Articolo in : Life/riservato
Stampa articolo Stampa articolo

Commenti (2)

 

  1. m Rna scrive:

    E’ da sempre che il calcio viene usato dalla politica per distogliere l’opinione pubblica da ben più importanti questioni, e poter tranquillamente continuare a perseguire i propri affari.
    Mi spiace adombrare un bel sogno, ma la realtà è questa.
    Si potrebbe dire che lo sport, quando è vissuto con sano spirito competitivo, può essere una scuola di vita.
    Appunto, una scuola, cioè un qualche cosa che prepara a qualcos’altro.
    Le persone hanno bisogno di sperare in un futuro migliore, ma per poterlo fare, secondo me, dovrebbero occuparsi un po’ di più di quelle questioni quotidiane da cui paiono sempre voler sfuggire.
    Ciao Max

  2. Max scrive:

    condivido quello che dice!

    bisognerebbe anche chiedersi come mai la gente vuole sfuggire…

    personalmente penso che noi italiani non pensiamo che esistano problemi fino a quando arriva il giorno in cui il problema ci tocca di persona e allora non diventa il problema di tutti e si inizia a cercare aiuto…

    Di questi tempi sento molte persone che fino a pochi anni fa ridevano ignorando certi problemi, mentre ora sono i primi a criticare perchè non sanno più dove cacciare la testa…

    come in tutte le cose “prevenire è meglio che curare”…

    e visto gli ultimi aggiornamenti politici c’è da toccare ferro!!!

    più liberalizzazioni=più lavoro e sviluppo economico???? o più liberalizzazioni=aumento della povertà generale???
    ai posteri l’ardua sentenza…

*