Il mio tema del 1980 di maturità su Calamandrei
Il tema che scelsi nel mio esame di maturità nel 1980 traeva spunto da una frase di Piero Calamandrei.
A pelle, detta frase, di cui non ricordo con esattezza i contenuti, mi parve, da subito, retorica e fuori dal tempo.
Purtroppo non sono riuscito a trovarla, ricordo però, a grandi linee, che si ispirava al dopoguerra, alla nuova costituzione, alle speranze che sfociavano in vera e propria convinzione del Calamandrei, che il nuovo corso democratico avrebbe saputo ridare lustro e splendore all’Italia, (che al mio avviso di allora erano già state ampiamente tradite e mancate), dopo la parentesi del ventennio fascista finita fra immani lutti e rovine.
Vado a riprendere i sentimenti e le passioni mie di allora,perché mai come adesso le sento attuali, mai come adesso le condivido, mai come adesso mi sento di sottoscriverele, per quanto negli anni a venire si sarebbero rilevate corrette.
Per la cronaca, il tema ebbe la sufficienza, ma non venne assolutamente capito dalla giovane supplente che lo corresse, la quale, ricordo le sue parole, ne premiò la forma ma non la sostanza, convenendo che il sottoscritto, a suo dire, era andato ampiamente fuori tema.
La foto accanto altri non è che il luogo dove,nell’agosto del 1980, attraverso un telefono pubblico, seppi dalla mia famiglia che ero stato promosso e che mi attendeva l’università.
Le tesi che sviluppai nel tema furono sinteticamente le seguenti:
1. La frase del Calamandrei,inneggiante alla costituzione repubblicana intesa come prodromo di sviluppo e di giustizia fra i popoli, appariva, agli occhi di me 19enne, già superato dal corso della storia; ricordai il terrorismo, (pochi giorni prima a pochi centinaia di metri dal liceo milanese in cui mi sottoposi agli esami, era stato trucidato il giornalista del Corriere della Sera, Walter Tobagi), la corruzione dei nostri politici, la doppia morale della allora imperante Democrazia Cristiana, i servizi inefficienti, lo statalismo dilagante, l’esosità delle tasse e l’evasione dei disonesti che penalizzava gli onesti, lo scarso peso internazionale occupato dall’Italia, ridottasi a comprimaria servile degli Stai Uniti. (Che allora consideravo come una nazione esportatrice di corruzione).
2. Sentenziai che, quei 120 anni appena trascorsi dalla proclamazione dell’Unità italiana, erano ancora troppo pochi perché si potesse affermare che l’Italia fosse una ed indivisibile. A mio immodesto avviso era allora ancora e profondamente divisa.
3. Scrissi che l’Unità tanto decantata dal Calamandrei era soltanto una chimera, che un settentrionale era profondamente diverso da un meridionale (n.b.,diverso, non migliore o peggiore, solo diverso) e che ciò era imputabile ai troppi secoli di divisioni, dovute al giogo starniero in concorso col potere temporale della chiesa, vero elemento divisore e disgregatore italiano dai tempi della romanità fin ben oltre Porta Pia.
4. Scrissi che il fascismo, tanto, osteggiato dal Calamandrei,
ebbe comunque il merito di proporre una società più onesta di quella dei padri costituenti, tutti espressione dell’antifascismo, e, come tali, settari e solo parzialmente rappresentativi.
Il fascismo, infatti, come mai nessuna istituzione prima e nessuna dopo, si adoperò affinchè l’unità italiana fosse una realtà che andasse oltre la semplice espressione geografica, ma lo fece spesso con la coercizione,anzichè con la ben più difficile arte della persuasione.
5. Affermai che il sentimento patriottico italiano era morto ufficialmente l’8 settembre del 1943, con la disgregazione territoriale e morale della penisola.
6. Lo spunto dato dalla frase del Calamandrei sulla Costituzione,mi portò a convenire che solo attraverso una classe politica onesta e capace si sarebbe potuta creare un giorno l’unità degli italiani, laddove il sistema democratico ,il fascismo ed il liberismo giolittiano, avevano storicamente fallito.
7. Conclusi che ci sarebbero voluti ancora molti anni perchè, fatta l’Italia, venisse poi anche il turno degli italiani, in quel momento, era il 1980, ancora divisi sostanzialmente fra gli antichi guelfi e ghibellini.
Se ripenso a quali pensieri affollavano la mia mente di allora, mi chiedo ancora adesso come ho fatto, pochi mesi dopo aver scritto quel tema che considero ancora oggi il mio scritto migliore, ad iscrivermi alla facoltà di farmacia, rinunciando a frequentare quella di Scienze Politiche che, oltre a risultarmi più confacente alle mie inclinazioni di allora, forse mi avrebbe aperto altri orizzonti.
vittorio belluso
discorsosullacostituzione calamandrei
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Ho salvato FORZA CAVALLASCA » Il mio tema del 1980 di maturità su Calamandrei tra i preferiti!
Grazie Martino.
Troppo onore!