I miei ricordi: Pinochet
1979, mai parlare di Allende e Pinochet con dei cileni
Quegli anni, quelli che vanno dal 1977 al 1979, ancora oggi, furono per me estremamente importanti.
Erano gli anni dell’adolescenza, dei primi amori, della mia maturazione.
Per me, allora 17enne, tutto era fonte di curiosità, di gioco, di sfida.
Ero un ragazzino un po’ “gasato”, si direbbe oggi, ma, allora, non ne ero consapevole.
Forte in me era l’ansia di vivere, di fare nuove esperienze, di conoscere e girare il mondo.
Forte in me era l’ansia di vivere, di fare nuove esperienze, di conoscere e girare il mondo.
Nella mia famiglia, finchè mio padre era rimasto in casa, (se ne andò definitivamente nel 1975 all’atto della separazione da mia madre), tutto era politica.
Si parlava di politica dalla mattina alla sera.
Il ricordo del Golpe cileno, era ancora forte in me , nel 1979, anche se avvenuto ben 6 anni prima.
Si parlava di politica dalla mattina alla sera.
Il ricordo del Golpe cileno, era ancora forte in me , nel 1979, anche se avvenuto ben 6 anni prima.
Ricordo mio padre:
“porci, fascisti, criminali! Povero Allende, fatto fuori da un fascista pagato dalla CIA!”

“porci, fascisti, criminali! Povero Allende, fatto fuori da un fascista pagato dalla CIA!”
Questo, in estrema sintesi, il pensiero di mio padre.
Il golpe militare cileno fece grande impressione.
Molta gente, soprattutto giovani e studenti, scomparve, senza più fare ritorno a casa dalle proprie madri. (Desaparecidos).
Quindi, un po’ per la ferma presa di posizione di mio padre, fortemente simpatizzante di sinistra, un po’ per la mia giovanissima età, l’idea che mi ero fatto del regime cileno era di un modo di governare barbaro ed incivile, basato unicamente sulla forza bruta, sull’oppressione, in totale contrasto con la volontà popolare.
Molta gente, soprattutto giovani e studenti, scomparve, senza più fare ritorno a casa dalle proprie madri. (Desaparecidos).
Quindi, un po’ per la ferma presa di posizione di mio padre, fortemente simpatizzante di sinistra, un po’ per la mia giovanissima età, l’idea che mi ero fatto del regime cileno era di un modo di governare barbaro ed incivile, basato unicamente sulla forza bruta, sull’oppressione, in totale contrasto con la volontà popolare.
Passarono gli anni.
Io crebbi.
Venne il 1979.
Ero diventato un giovane smaliziato, sempre pronto a fare casino, che aveva nella propria moto e nella propria ragazza i suoi due unici pensieri.
L’abbigliamento era sempre quello, sia per me, che per il mio cosiddetto “migliore amico” di allora, Roberto, che poi è rimasto tale ancora oggi:
Io crebbi.
Venne il 1979.
Ero diventato un giovane smaliziato, sempre pronto a fare casino, che aveva nella propria moto e nella propria ragazza i suoi due unici pensieri.
L’abbigliamento era sempre quello, sia per me, che per il mio cosiddetto “migliore amico” di allora, Roberto, che poi è rimasto tale ancora oggi:
jeans consumatissimi, scarponcini corazzati, maglietta di cotone bianca, maglione di lana fatto a mano da mia mamma, sia per me, che per il mio amico.
Roberto, apparteneva ad una famiglia di disegnatori, che si erano trasferiti a Como da Roma, facendo fortuna.
Lo studio di disegni di proprietà di suo padre, era famosissimo.
Roberto, apparteneva ad una famiglia di disegnatori, che si erano trasferiti a Como da Roma, facendo fortuna.
Lo studio di disegni di proprietà di suo padre, era famosissimo.
Io frequentavo casa sua come fosse la mia.
Una cosa che adoravo, era che, in quella casa, attigua allo studio di disegni, si respirava un’aria internazionale.
Ogni giorno giravano compratori provenienti da tutto il mondo e tanti sono gli aneddoti di cui sono stato testiomone.
Ma quello che desidero narrare, fa espresso riferimento alla premessa fatta.
Ma quello che desidero narrare, fa espresso riferimento alla premessa fatta.
In un periodo dell’anno, febbraio, lo studio di disegni, congiuntamente ad altri studi presenti nel comasco, affittava una Villa seicentesca, completamente affrescata, ove, alla presenza di camerieri in guanti bianchi e mille sofisticate libagioni e bevande, si presentavano i disegni, accogliendo alla grande i potenziali clienti, provenienti dai 4 capi del mondo.
Per me e per il mio amico, l’avvenimento era una vera e propria manna: ci intrufolavamo col nostro abbigliamento trasandato in mezzo a tutta quella gente in ghingheri con un unico scopo: abbuffarci più che potevamo, sparando stupidaggini una dietro l’altra, ridendo di tutto e di tutti: la vita ci arrideva, tutto era un gioco.
Capitò così che ci sedemmo ad un tavolo, col padre del mio amico che stava intrattenendo 3 cileni, due uomini ed una donna, molto distinti e cortesi.
La trattativa, sulla parola, si era appena conclusa, con grande soddisfazione del padre del mio amico che aveva venduto loro numerosi e carissimi disegni da stampare.
La donna parlava un italiano stentato, ma comprensibilissimo.
Io e Roberto, a quel tavolo, non c’entravamo nulla, ma, ugualmente, e nonostante il nostro vestire non fosse per nulla consono al clima cerimoniale, il padre di lui aveva insistito affinchè suo figlio e l’amico (io), ci sedessimo con loro.
Non mi era mai capitato di essere a contatto con dei cileni, e, per qualche minuto, me ne stetti zitto a zitto ad ascoltare la loro conversazione “di lavoro”.
La trattativa, sulla parola, si era appena conclusa, con grande soddisfazione del padre del mio amico che aveva venduto loro numerosi e carissimi disegni da stampare.
La donna parlava un italiano stentato, ma comprensibilissimo.
Io e Roberto, a quel tavolo, non c’entravamo nulla, ma, ugualmente, e nonostante il nostro vestire non fosse per nulla consono al clima cerimoniale, il padre di lui aveva insistito affinchè suo figlio e l’amico (io), ci sedessimo con loro.
Non mi era mai capitato di essere a contatto con dei cileni, e, per qualche minuto, me ne stetti zitto a zitto ad ascoltare la loro conversazione “di lavoro”.
Ma, fra me e me, il fatto che quelle persone fossero cilene e parlassero con quella lingua così “strana”, scatenò in me la più viva curiosità, dal momento che mi ricordavo perfettamente la drammaticità della defenestrazione di Allende con l’avvento al potere di Pinochet.
Non seppi resistere, volevo conoscere il loro parere sui fatti accaduti, nella loro terra, pochi anni prima e sui quali la televisione di Stato non aveva ancora finito di parlare, dando per ormai “imminente”, la caduta di Pinochet. (Cosa mai avvenuta).
-” Certo che Pinochet è un bel criminale! Povero Allende! Che fine terribile gli ha fatto fare.
Chissà ora che clima pesto si respira in Cile, ora che la libertà è stata soppressa!”
Con questa uscita, a freddo, senza alcun preambolo, me ne esordii.
La donna, rimase senza parole. Tutti e tre diventarono rossi come dei peperoni.
I due uomini abbassarono lo sguardo.
I due uomini abbassarono lo sguardo.
Il padre del mio amico mi lanciò uno sguardo di fuoco e mi disse:
“A Toio, ma che stai a dì? Ma statte zitto, che è mejo!”
La donna, dopo qualche interminabile secondo, con le guance rosso vivo, mi aggredì verbalmente, per un attimo ebbi perfino paura per la sua incolumità e per quella dei suoi due amici, nel malaugurato caso avesse avuto intenzione di tirarmi uno schiaffo, come pareva seriamente intenzionata a fare.
Che ne sapete voi, di quel che abbiamo passato con Allende?
Vi è una campagna diffamatoria nei confronti del Cile e del Generale, che ci ha salvato dal comunismo, dall’anarchia, dalla povertà.
Il padre di lui, (fece cenno ad uno dei commensali), è stato ucciso mentre difendeva la sua terra dai comunisti venuti ad espropriargliela.
Vi è una campagna diffamatoria nei confronti del Cile e del Generale, che ci ha salvato dal comunismo, dall’anarchia, dalla povertà.
Il padre di lui, (fece cenno ad uno dei commensali), è stato ucciso mentre difendeva la sua terra dai comunisti venuti ad espropriargliela.
Noi siamo grati al generale, perchè il Cile sta vivendo un momento di pace e di ricostruzione, dopo, i danni causati dal comunismo.
Allende era un delinquente, al servizio del comunismo internazionale, che in Cile ha tentato di esportare il suo modello malvagio ed ingiusto.”
Allende era un delinquente, al servizio del comunismo internazionale, che in Cile ha tentato di esportare il suo modello malvagio ed ingiusto.”
Chiaramente restai senza parole.
Tutti restammo senza parole.
La cilena non mi aveva detto queste cose sottovoce, ma, praticamente, gridando.
Tutte le persone presenti in quella enorme sala guardavano noi, per capire cosa fosse successo.
Di certo, quella donna aveva parlato col cuore.
Tutti restammo senza parole.
La cilena non mi aveva detto queste cose sottovoce, ma, praticamente, gridando.
Tutte le persone presenti in quella enorme sala guardavano noi, per capire cosa fosse successo.
Di certo, quella donna aveva parlato col cuore.
Di certo amava profondamente la sua terra.
Di certo era stata sincera.
Ma vai a capire chi fosse, vai a capire se la sua voce fosse quella di tutto un popolo, o solo di una piccola parte di esso.
Di certo, di Pinochet “salvatore della patria”, non avevo mai sentito parlare prima di allora, né da mio padre, né dalla Rai.
Ma, quelle persone, erano di nazionalità cilena, quindi degne di fede.
Che avessero ragione?
Non chiesi scusa, semplicemente mi alzai ed andai a riempirmi il piatto per la quarta volta, senza chiedere permesso.
Il mio amico Roberto, al seguito.
E ci sedemmo da un’altra parte.
Di certo era stata sincera.
Ma vai a capire chi fosse, vai a capire se la sua voce fosse quella di tutto un popolo, o solo di una piccola parte di esso.
Di certo, di Pinochet “salvatore della patria”, non avevo mai sentito parlare prima di allora, né da mio padre, né dalla Rai.
Ma, quelle persone, erano di nazionalità cilena, quindi degne di fede.
Che avessero ragione?
Non chiesi scusa, semplicemente mi alzai ed andai a riempirmi il piatto per la quarta volta, senza chiedere permesso.
Il mio amico Roberto, al seguito.
E ci sedemmo da un’altra parte.
Però ora, a distanza di 33 anni, l’episodio me lo ricordo ancora, come fosse ieri.
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